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Tassa sullo zucchero, in California in calo gli acquisti di bibite gassate

11/05/2017

Nuove conferme sull’efficacia della “tassa sullo zucchero”. Da quando nel 2015 a Berkeley, in California, Stati Uniti, è stato aumentato il prezzo delle bibite zuccherate, lattine e bottiglie sono entrate meno spesso nel carrello della spesa. Contemporaneamente sono aumentati gli acquisti di acqua e altre bevande. Ne parliamo con la professoressa Daniela Lucini, responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio di Humanitas.

La “tassa sullo zucchero” è stata introdotta nel 2014 ed entrata in vigore un anno dopo. L’obiettivo dichiarato era quello di tagliare i consumi di questi prodotti da tempo associati allo sviluppo di condizioni come il sovrappeso e l’obesità e a malattie del metabolismo come il diabete di tipo 2. Dei ricercatori della University of North Carolina at Chapel Hill (USA) hanno analizzato i dati di vendita delle bevande tassate (soda, energy drink, succhi di frutta con dolcificanti aggiunti, ad esempio), a Berkeley e in altre città vicine, prima e dopo l’applicazione di questa tassa, pari a 1 penny per oncia (circa 300 ml).

(Per approfondire leggi qui: Zucchero: ecco quando può mettere a rischio la salute)

Dopo un anno, a Berkeley, le vendite delle bevande “incriminate” sono diminuite del 9,6% mentre nelle aree circostanti, non interessate dalla tassa, sono aumentate del 6,9%. Al contempo sempre nella città californiana, sono aumentate le vendite di acqua del 15,6 e anche quelle di altre bevande non tassate, come latte e succhi di frutta.

Lo studio, pubblicato su PLOS Medicine, si aggiunge ad altre ricerche che hanno documentato simili tendenze in altri Paesi: anche in Messico e Francia, ad esempio, dopo l’introduzione di una tassa sulle bevande zuccherate, sono diminuiti gli acquisti.

(Per approfondire leggi qui: Oms, da tassa su zucchero a obbligo casco: le leggi per la salute funzionano)

Stili di vita sani, solo incentivi economici?

«Ogni intervento che porti a fare scelte più salutari è il benvenuto – dice la professoressa Lucini – ma sarebbe importante arrivare a condurre uno stile di vita più sano sulla base di una spinta educativa. Il rischio di questi interventi di natura economica è che i consumatori possano dirottare le loro preferenze su altri prodotti sempre ricchi di zuccheri aggiunti e che costino meno, oppure su prodotti non tassati perché non contenenti zuccheri ma dolcificanti, magari a costi maggiori. Tutti invece dovrebbero capire, e senza che diventi necessario il pungolo della tassazione, che l’ideale è assumere acqua, spremute di frutta, frullati o comunque bevande semplici e naturali al fine anche di prevenire l’insorgenza di malattie croniche come il diabete o per l’aumento di peso, sin dall’infanzia, come hanno suggerito diversi studi», conclude la specialista.

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