Allergie e asma

Gravidanza, in caso di allergia niente antistaminici

02/05/2017

Primavera, tempo di allergie. E se a essere allergica è una donna in dolce attesa, cosa succede? Che relazione c’è tra allergie e gravidanza? L’abbiamo chiesto al dottor Gianalfredo Franzoni, ginecologo di Humanitas San Pio X.

La gravidanza è una di quelle situazioni nelle quali la storia dell’allergia può cambiare: «Sappiamo che l’allergia è una risposta esagerata del sistema immunitario verso allergeni che ad altre persone non determinano nessuna reazione. In alcune condizioni l’organismo può rispondere in maniera diversa e la gravidanza è una di queste. Tuttavia la gestazione, di per sé, non necessariamente aumenta il rischio di insorgenza di reazioni allergiche: questa tendenza può anche diminuire o restare inalterata», spiega il dottor Franzoni. «Questo perché, proprio per permettere l’inizio della gravidanza, e dunque evitare il rigetto dell’embrione, in special modo nelle prime 12 settimane dal concepimento, il sistema immunitario della donna è come se fosse un po’ acquietato».

Cosa può succedere al feto in caso di allergia?

«Grandi rischi dovuti alle reazioni allergiche non ce ne sono, tuttavia è sempre bene assicurare alla donna il miglior stato di salute possibile: quanto meglio starà, tanto meglio sarà per il nascituro. In gravidanza la donna può manifestare minore tolleranza a forme di allergia che altrimenti sopporterebbe con facilità: è più stanca e non dorme con serenità. Se a questa condizione di stress si aggiunge anche l’allergia, la donna si affatica di più. Per questo bisogna adottare le strategie più efficaci per farla stare bene».

(Per approfondire leggi qui: Gravidanza, sì all’attività fisica: quattro benefici per la futura mamma)

«In ogni caso – aggiunge l’esperto – sono stati segnalati, in particolare, rischi per la crescita del feto in caso di asma non trattato o di riniti allergiche e qualche disturbo funzionale della placenta se l’intolleranza asmatica è prolungata».

La reazione del sistema immunitario agli allergeni – dai pollini agli acari della polvere ai peli degli animali domestici – riguarda soggetti geneticamente predisposti: «Questo è l’unico tratto che una mamma allergica può lasciare in eredità al figlio; si tratta di una predisposizione genetica generica e non legata a una singola forma allergica. Pertanto non ci sono rischi di trasmissione madre-figlio di allergie, né in generale né per la specifica allergia di cui soffre la mamma», sottolinea lo specialista.

La terapia dell’allergia in gravidanza è peculiare

«L’intervento è personalizzato, senza il ricorso eccessivo ai farmaci dal momento che a una donna incinta è sempre meglio somministrare meno farmaci possibile. È importante evitare, in linea di massima, gli antistaminici, in particolare nel primo trimestre. Il trattamento dell’allergia dipende dai distretti dell’organismo interessati dalle reazioni più che dagli allergeni. Se la reazione è a carico delle vie aeree si può intervenire con le docce nasali, ovvero con la semplice pulizia delle fosse nasali per allontanare gli allergeni, e utilizzare gli spray decongestionanti al cortisone, che non interferiscono con la salute del feto; se è interessata la cute (con eczema o eritemi) anche in questo caso pensiamo a terapie topiche a base di cortisone, soprattutto per prurito e gonfiore (una reazione comune all’allergia alimentare e al nichel). Una raccomandazione sempre valida è quella di evitare la frequentazione dei luoghi in cui può avvenire il contatto con gli allergeni: dagli spazi verdi agli ambienti domestici con animali da compagnia».

(Per approfondire leggi qui: Asma infantile, gli omega 3 in gravidanza riducono il rischio?)

Può capitare, infine, che una donna si scopra per la prima volta allergica proprio in gravidanza? «Può succedere. E se dovesse capitare l’invito è, come sempre, quello di rivolgersi alla figura sanitaria di riferimento, ovvero al ginecologo», conclude il dottor Franzoni.

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