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Raffreddore, una castagna “matta” in tasca per non contagiarsi?

08/11/2016

Portafogli, chiavi, telefono e una castagna. Metti una castagna “matta” in tasca e non prendi il raffreddore. È una credenza che ancora resiste, quella di portare sempre con sé il frutto dell’ippocastano, in una taschina di giacche o cappotti, per tenere lontani i virus del raffreddore.

Ma da dove nasce questa convinzione? Siamo oltre la medicina tradizionale e i rimedi della nonna: la piccola castagna è una sorta di talismano che chi lo porta pensa possa proteggere dal male di stagione. Il frutto dai poteri “miracolosi” è quello dell’ippocastano e non del castagno. In passato queste castagne “matte” o “di cavallo” venivano macinate e date da mangiare agli animali, ai cavalli per esempio, per curare proprio i malanni come il raffreddore. Da qui la convinzione che tenendone una sempre con sé il raffreddore proprio non si avvicinasse. Questa è l’unica cosa da poter fare per sfruttare gli influssi benefici del frutto dal momento che mangiarlo non si può. La castagna “matta” è infatti non commestibile.

(Per approfondire leggi qui: Zuppa di cavolo nero e fagioli: fai il pieno di vitamina C per l’inverno)

Gli ippocastani sono presenti in tutta Italia, prevalentemente al Centro Nord. Ed è facile recuperare dai frutti, delle grosse capsule verdi, i semi. Questi contengono l’escina, un principio attivo dal quale deriverebbero i poteri benefici negli animali. L’escina trova spazio anche in erboristeria: «In virtù dell’escina, un principio attivo contenuto nei semi della pianta, l’ippocastano annovera numerose proprietà terapeutiche in particolare efficaci nei confronti dei vasi sanguigni, capillari e vene, rivelandosi un ottimo rimedio contro i disturbi causati da insufficienza venosa periferica, varici, emorroidi, cellulite e fragilità capillare. Non mi pare però che tenere in tasca il frutto dell’ippocastano sia la corretta prevenzione per il raffreddore!», aggiunge il dottor Luca Malvezzi, otorinolaringoiatra e specialista in chirurgia cervico facciale dell’ospedale Humanitas.

«Interessante, tuttavia, scoprire che sia l’escina che l’esculoside, anch’esso contenuto nella pianta, presentano proprietà antinfiammatorie che sembrano essere esercitate attraverso l’inibizione della sintesi di citochine pro-infiammatorie, quali interleuchine e TNF-α».

Quali rimedi naturali invece possono aiutarci nell’alleviare i sintomi del raffreddore?

Al rafano e allo zenzero, ad esempio, vengono attribuite delle proprietà benefiche in caso di raffreddore. Il rafano combatte le infezioni mentre lo zenzero è un ottimo antinfiammatorio. Si possono preparare delle tisane con questi due prodotti, anche in uno stesso infuso.

(Per approfondire leggi qui: Raffreddore e rinosinusite: un aiuto da eucalipto, zenzero e aloe)

 

Il dottor Malvezzi parlerà di raffreddore e di alimentazione nella diretta Facebook sul profilo di Marco Bianchi, chef e divulgatore scientifico di Fondazione Umberto Veronesi, venerdì 11 novembre alle 9.30, in compagnia del padrone di casa nel nuovo appuntamento di “Uno spuntino con…”.

Se vuoi inviare una domanda scrivi a: redazione@humanitasalute.it

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