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Sindrome da stanchezza cronica, l’origine è nell’intestino?

08/07/2016

Non un disturbo di origine psicologica: la sindrome della stanchezza cronica potrebbe avere origine nell’intestino. Uno studio realizzato dalla Cornell University (Stati Uniti) pubblicato su Microbiome ha identificato un’alterazione nel microbioma intestinale – l’insieme dei batteri che vivono sulle pareti intestinali – nelle persone colpite dalla sindrome.

La sindrome da stanchezza cronica o da fatica cronica si caratterizza per una condizione di stanchezza prolungata che non regredisce con il riposo. Colpisce in particolare adulti tra i 20 e i 40 anni che presentano diversi sintomi come febbre, dolori muscolari e articolari, mal di testa, debolezza generalizzata. Viene diagnosticata per esclusione, non considerando patologie autoimmuni o tumori maligni o depressione, e le sue cause sono ignote. La sindrome ha probabilmente un’origine multifattoriale. Nella comunità scientifica la stessa definizione di “sindrome della fatica cronica” è controversa e alcuni preferiscono parlare di Encefalomielite Mialgica.

(Per approfondire leggi qui: Microbioma umano, quale relazione con il sistema immunitario?)

I ricercatori della Cornell University hanno identificato dei marcatori biologici della sindrome in alcuni batteri intestinali e in agenti infiammatori microbici presenti nel sangue che hanno permesso loro di diagnosticare la malattia nell’83% dei pazienti coinvolti. Lo studio è stato condotto su 48 pazienti e 39 persone sane che facevano da gruppo di controllo. I ricercatori hanno sequenziato il DNA microbico nei campioni di feci prelevati per identificare diversi tipi di batteri.

Nessun rapporto causale tra alterazioni flora batterica e sindrome da stanchezza cronica

È emerso come il microbioma dei pazienti afflitti da sindrome della stanchezza cronica presentasse delle anomalie, anomalie che probabilmente sono alla base di sintomi infiammatori e gastrointestinali. Inoltre, rispetto alle persone sane, la varietà dei batteri era di gran lunga ridotta e c’erano meno specie di batteri note per essere anti-infiammatorie (un’osservazione simile è stata fatta nei pazienti colpiti da malattia di Crohn o rettocolite ulcerosa).

I ricercatori hanno poi identificato altri marcatori dell’infiammazione nel sangue: è plausibile che i batteri dall’intestino entrino nel sangue scatenando una risposta immunitaria. Tuttavia, sottolinea il team, non è chiaro se il microbioma alterato sia causa o conseguenza della malattia: «Non si può stabilire un rapporto causa/effetto tra quanto osservato nella flora batterica intestinale e la sindrome», aggiunge la professoressa Daniela Lucini, responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio dell’ospedale Humanitas. «Ad esempio può anche essere che le persone che soffrono di questa patologia funzionale mangiano in maniera non corretta e quindi presentano delle alterazioni».

Interventi su microbioma per trattare la sindrome?

Dalla ricerca è emerso comunque un dato interessante che getta luce su un altro aspetto della sindrome della fatica cronica: «Diversi studi hanno già individuato delle alterazioni nelle persone con tale condizione in cui, tipicamente, non sono visibili riscontri di tipo organico. Sono state rilevate, ad esempio, “tracce” lasciate da infezioni virali o alterazioni del sistema nervoso autonomo».

(Per approfondire leggi qui: Yogurt, birra e anticoncezionali: cosa influisce sul microbioma intestinale)

«Il trattamento delle malattie funzionali come la sindrome della stanchezza cronica – continua – prevede il “riordino” dello stile di vita, con interventi su alimentazione, esercizio fisico e gestione dello stress. Questa ricerca suggerisce l’ipotesi per cui, un domani, potrebbero essere definiti interventi mirati al ripristino dell’equilibrio del microbioma intestinale per la terapia della sindrome», conclude la specialista.

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