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Diabete, in Italia 1 persona su 5 ha la malattia senza saperlo

23/03/2016

Entro il 2030 il diabete diventerà probabilmente la settima causa di morte nel mondo. Oggi sono circa 350 milioni le persone che devono fare i conti ogni giorno con questa malattia del metabolismo, un numero destinato almeno a raddoppiare nei prossimi 20 anni. Il diabete si è guadagnato il palcoscenico della Giornata mondiale della Salute 2016, il prossimo 7 aprile, promossa dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

L’Oms ha scelto di accendere ancora una volta i riflettori sul diabete perché la sua incidenza è in aumento in tanti Paesi, soprattutto in quelli a basso e medio reddito, e perché la Giornata mondiale della Salute può essere l’occasione per aumentare la consapevolezza su questa malattia. L’obiettivo dell’agenzia dell’Onu è di tagliare di 1/3 entro il 2030 il numero di morti per malattie non trasmissibili, proprio come il diabete.

L’aumento dei casi di diabete è dovuto, in parte, a comportamenti scorretti come la sedentarietà e all’aumento di peso (obesità e sovrappeso), tutti fattori di rischio modificabili. Seguire uno stile di vita adeguato è infatti utile per prevenire o ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2, la forma di diabete più diffusa nel mondo.

(Per approfondire leggi qui: Diabete tipo 2 in adolescenza, in remissione grazie a chirurgia dell’obesità)

30 minuti al giorno (anche non tutti i giorni) di esercizio fisico a intensità almeno moderata è un consiglio che l’Oms dà per la prevenzione ma è decisivo anche seguire una dieta sana, ricca in frutta e verdura e con un basso contenuto di zuccheri semplici e grassi saturi.

In Italia le persone con diabete sono circa 5 milioni; di questi 1 milione è diabetico ma non lo sa. Il dato è emerso da un recente convegno (“Il paziente diabetico: modelli di appropriatezza ed aderenza, per una corretta gestione integrata”) che ha fatto il punto sulla gestione della cronicità del diabete.

Perché è possibile avere il diabete e non saperlo?

«Purtroppo il diabete è spesso una malattia silente che non dà segni o sintomi particolari. La sintomatologia più eclatante è rappresentata da un eccesso di diuresi (aumenta la quantità e la frequenza dell’urina prodotta in un giorno) associata a un aumento della sensazione di sete. Ma questo capita quando la glicemia è molto alta per parecchio tempo, quindi il quadro è indice di uno scompenso glicemico acuto o acuto su cronico», risponde il dottor Cesare Berra, responsabile della Sezione Malattie metaboliche dell’ospedale Humanitas.

«Quando i valori di glicemia non sono così eclatanti (<200 mg/dl) i sintomi, se ci sono, appaiono molto più sfumati, tipo facilità a sviluppare infezioni genitali (sia maschili che femminili), alterazioni del visus, affaticabilità o irritabilità o addirittura nessun sintomo. Ma la presenza o meno di campanelli d’allarme non impedisce alla glicemia elevata (o anche solo non normale) di iniziare a produrre i suoi danni attaccando le arterie di tutto il nostro organismo. Spesso ci capita di fare diagnosi di diabete quando le complicanze vascolari sono già presenti e la malattia sarebbe dovuta essere diagnosticata anni prima.

(Per approfondire leggi qui: Diabete tipo 1, l’olio d’oliva un aiuto naturale contro l’iperglicemia)

«Basterebbe un esame del sangue, una glicemia a digiuno, che se alterata indirizzerebbe poi a un altro controllo del sangue (sempre una glicemia e un dosaggio di emoglobina glicata) a porre diagnosi e quindi adeguato trattamento (farmacologico e non). È buona norma quindi, soprattutto nei soggetti più a rischio (familiarità per diabete tipo 2, in sovrappeso o obesi, affetti da ipertensione arteriosa), effettuare almeno un dosaggio ematico di glicemia a digiuno all’anno e, se alterato (>105 mg/dl), rivolgersi al proprio medico».

Appropriatezza nella terapia, aderenza del paziente e continuità sono la chiave per una corretta gestione del diabete?

«Assolutamente sì. Abbiamo a disposizione attualmente differenti approcci terapeutici per le differenti sfumature del diabete. Tanto che individuare la reale fenotipizzazione della malattia permette di “costruire” la terapia adeguata ad personam. Trattandosi poi di una malattia cronica è fondamentale l’aderenza alla terapia farmacologica e non, come anche continuità nell’accesso ad ambulatori specialistici anche perché innovazione tecnologica e farmaceutica rendono la cura del diabete sempre più sofisticata e precisa. In Humanitas abbiamo a disposizione tutti gli ultimi ritrovati in termini di farmaci, monitoraggio e somministrazione per la cura del diabete, sempre associati a un’attenzione estrema alla terapia non farmacologia ed educazionale sia individuale che a gruppi (come il corso sul calcolo dei carboidrati)».

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