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Diabete, dall’ipoglicemia rischi per il cuore

20/11/2015

L’ipoglicemia potrebbe avere effetti negativi sulla salute del cuore. Lo dicono dei ricercatori della Temple University di Philadelphia (Usa) che hanno monitorato gli effetti dell’ipoglicemia, ovvero la riduzione del tasso di glucosio nel sangue sotto i valori normali, sulla salute cardiovascolare.

La ricerca è stata pubblicata su Diabetes. Diciassette volontari sono stati coinvolti per valutare gli effetti dell’ipoglicemia sul sistema cardiovascolare. Prima e dopo l’esposizione a un quadro di ipoglicemia sperimentale, i partecipanti sono stati sottoposti a dei test cardiovascolari. I risultati hanno mostrato come l’organismo rispondesse in maniera squilibrata allo stress cardiovascolare indotto da variazioni della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. I ricercatori hanno parlato di “compromissione” del sistema cardiovascolare durante gli episodi di ipoglicemia.

C’è dunque un legame fra ipoglicemia e cuore?

«È un concetto noto da più di 10 anni e confermato nel tempo. Uno studio importante del 2003 pubblicato su Diabetes care, metteva in stretta correlazione episodi ipoglicemici (rilevati tramite monitoraggio glicemico in continuo) ed eventi ischemici cardiaci acuti. Recenti studi clinici (studio VADT, studio ACCORD) hanno confermato una correlazione diretta tra ipoglicemia e mortalità cardiovascolare in larga scala (su un numero elevato di pazienti affetti da diabete tipo 2)», risponde il dottor Cesare Berra, responsabile della Sezione Malattie Metaboliche dell’ospedale Humanitas.

(Per approfondire leggi qui: Cuore e cervello, malattie cardio e cerebrovascolari prima causa di morte in Europa)

«I meccanismi per i quali l’ipoglicemia può danneggiare la salute del cuore avviene a differenti livelli. Innanzitutto provoca una risposta del sistema nervoso (simpato adrenergica) che a sua volta può portare a sviluppare alterazioni del ritmo cardiaco (aritmie), aumento di adrenalina circolante con aumento della contrattilità del cuore e del consumo di ossigeno da parte del miocardio (con conseguente rischio ischemico in un cuore già sofferente). Inoltre porta ad anomalie del sistema coagulativo, alterata funzione endoteliale e vasodilatazione ed incremento di fattori infiammatori, tutte situazioni che si ripercuotono sullo stato di salute cardiovascolare».

Quando e perché può manifestarsi l’ipoglicemia nei pazienti affetti da diabete?

«Quasi sempre l’ipoglicemia è causata da farmaci per la cura del diabete e può manifestarsi durante la giornata, a volte anche in assenza di sintomi, o peggio ancora durante la notte. In uno studio sulle maggiori cause di ospedalizzazione in urgenza causate dai farmaci, al primo posto erano i farmaci per la coagulazione ma al secondo l’insulina con al quarto posto i cosiddetti secretagoghi (sulfaniluree). L’utilizzo di questi farmaci (soprattutto l’ultima categoria) era una volta necessaria per ottenere un buon compenso metabolico in assenza di alternative altrettanto valide, ma oggi il diabetologo esperto ha a disposizione numerose categorie di molecole per trattare al meglio il diabete tipo 2 che riducono anche il rischio ipoglicemico».

(Per approfondire leggi qui: Diabete, le regole per vivere una vita normale)

«Fortunatamente in Humanitas siamo considerati un’equipe fortemente innovatrice e abbiamo a disposizione qualsiasi tipo di nuovo trattamento per i nostri pazienti. Quando invece è necessario il trattamento insulinico, anche in questo caso le nuove insuline, prescritte in associazione ad adeguata terapia educazionale, sono in grado di minimizzare il rischio ipoglicemico».

Che conseguenze può avere il rischio di ipoglicemia?

«Ridurre il rischio di ipoglicemia, oltre a salvaguardare la salute del cuore, aumenta la collaborazione con il paziente nel trattare la sua malattia, riduce il rischio di ospedalizzazioni, di cadute accidentali ed eventuali fratture ossee, di incidenti automobilistici, di degenerazioni del sistema nervoso centrale (a lungo termine l’ipoglicemia favorisce demenza senile) e, perché no?, riduce anche i costi del nostro sistema sanitario nazionale».

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