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Massarotti: nuovi farmaci per l’osteoporosi

14/10/2008

Nuovi farmaci, già disponibili o ancora da perfezionare, per combattere l’osteoporosi, una patologia che nel mondo colpisce milioni di persone e che provoca fragilità ossea e conseguente prediposizione alle fratture. L’osteoporosi affligge soprattutto le donne dopo la menopausa (gli studi parlano di una donna su tre); gli uomini non ne sono esenti, anche se ne vengono colpiti in misura minore (uno su cinque dopo i 50 anni). Numerose sono le innovazioni terapeutiche in questo campo, sia per quanto riguarda la messa a punto di nuovi farmaci, sia per quanto concerne i metodi di somministrazione di farmaci. Ne parliamo con il dott. Marco Massarotti, Referente per le Malattie Osteometaboliche nell’ambito della Unità Operativa di Reumatologia di Humanitas, diretta dalla prof.ssa Bianca Marasini.

Nuove molecole per rinforzare le ossa
“I farmaci più utilizzati per l’osteoporosi – spiega il dott. Massarotti – sono ancora oggi i bisfosfonati, somministrati di solito settimanalmente per via orale (alendronato e risedronato). Si tratta di sostanze che si legano al tessuto osseo e ne riducono il riassorbimento, andando a inibire l’attività degli osteoclasti, le cellule che riassorbono l’osso e lo rendono più fragile. Si arriva così a ristabilire un nuovo equilibrio tra la neoformazione ossea e il riassorbimento osseo. L’alendronato e il risedronato sono indicati per il trattamento dell’osteoporosi post-menopausale, di quella maschile e di quella indotta dall’assunzione di corticosteroidi. In quest’ultimo caso il farmaco può essere utlizzato anche a scopo preventivo, dato che è stato ampiamente dimostrato che terapie a base di cortisonici provocano una rapida perdita di massa ossea e conseguentemente un rapido aumento del rischio di fratture. Un altro bisfosfonato, l’ibandronato, viene utilizzato solo per trattare l’osteoporosi post-menopausale e va somministrato per via orale una volta al mese o per via endovenosa una volta ogni tre mesi.

Accanto ai bisfosfonati, utilizzati già da tempo, si sono recentemente sviluppate nuove molecole, ad esempio il teriparatide (analogo del frammento 1-34 del paratormone umano) e il paratormone intatto, che agiscono in modo del tutto innovativo sullo squilibrio tra riassorbimento e neoformazione ossea: questi farmaci, infatti, non riducono in prima battuta il riassorbimento, ma al contrario stimolano la neoformazione ossea (e vengono pertanto indicati come farmaci osteoanabolici). L’utilizzo di questi farmaci, molto efficaci, ma molto costosi, è limitato dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, a pazienti con osteoporosi grave che abbiano riportato almeno tre fratture severe oppure a pazienti che abbiano avuto un’ennesima frattura nonostante il trattamento con i farmaci di prima scelta.

Un’altra grossa novità è rappresentata dal ranelato di stronzio, un farmaco che ha una doppia azione: da un lato inibisce gli osteoclasti, cioè le cellule che riassorbono l’osso (come i bisfosfonati) e dall’altro stimolano gli osteoblasti, le cellule che contribuiscono alla neoformazione ossea. Questo farmaco può essere somministrato per trattare solo l’osteoporosi post-menopausale. Dell’importanza della vitamina D nel trattamento dell’osteoporosi se ne parla da sempre, ma solo recentemente è stato evidenziato come le soglie considerate finora ideali dei livelli di vitamina D circolanti sono in realtà eccessivamente basse. Studi recenti sembrano inoltre dimostrare l’importanza di adeguati livelli di vitamina D non solo per un buon funzionamento dell’apparato muscolo-scheletrico, ma anche per un buon funzionamento del sistema immunitario e per la prevenzione di malattie neoplastiche e cardiovascolari”.

Un’unica somministrazione all’anno
“Il farmaco più recentemente commercializzato in Italia è lo zoledronato, un bisfosfonato innovativo per la via di somministrazione: 5 mg per via endovenosa una volta all’anno, in regime ospedaliero. La somministrazione per via endovenosa è senza dubbio più efficace di quella per via orale nel garantire l’aderenza del paziente alla terapia. Ciò è di estrema importanza dal momento che stato dimostrato che spesso l’inefficacia dei farmaci per l’osteoporosi non è tanto legata al farmaco di per sé ma piuttosto a un’assunzione che non è perfettamente aderente alle prescrizioni del medico. Lo zoledronato ha come indicazione il trattamento dell’osteoporosi post-menopausale e qui in Humanitas viene riservato alle pazienti con controindicazioni o intolleranze alla somministrazione di bisfosfonati per via orale (ad esempio quelle che soffrono di esofagite da reflusso)”.

Prospettive future
“La messa a punto di nuovi farmaci continua. È imminente il lancio del denosumab, un anticorpo monoclonale che ha il potere di bloccare l’attività dell’osteoclasta (cellula deputata al riassorbimeno osseo), per il quale è stata dimostrata un efficacia superiore all’alendronato nel determinare un incremento della massa ossea e per il quale nelle ultime settimane è stata resa nota anche l’efficacia nel ridurre l’incidenza di fratture vertebrali in donne affette da osteoporosi post-menopausale”.

A cura di Elena Villa

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