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Cuore, basta scegliere i grassi giusti: bene salmone e noci

28/01/2016

Il corpo ha bisogno di grassi: ma troppi grassi assunti con il cibo e non consumati con l’attività fisica finiscono per danneggiare le arterie e con esse il cuore. Sappiamo che alcuni grassi sono più dannosi di altri: ora uno studio ha dimostrato che un consumo insufficiente di grassi “buoni” può aumentare la probabilità di infarto del miocardio e di aterosclerosi e degli eventi vascolari correlati.

Un gruppo di ricercatori della Tufts Friedman School of Nutrition Science & Policy di Boston (Stati Uniti) ha correlato il consumo di grassi con il rischio di eventi cardiovascolari prendendo in esame i dati relativi agli abitanti di 186 Paesi e ha pubblicato i risultati sul Journal of the American Heart Association. I grassi “buoni” (polinsaturi) sono indispensabili e proteggono il cuore. Sono conosciuti come omega 3 e 6: sono classificati come “buoni” perché contribuiscono a ridurre il livello di colesterolo LDL (cattivo) e con esso il rischio di eventi cardiovascolari. Di questi grassi l’organismo non può fare a meno. Si trovano in quantità significativa nell’olio di soia, di mais e di semi di girasole, nel tofu, nelle noci e nei semi, nel pesce tipo salmone, sgombro, aringa e trota.

(Per approfondire leggi qui: Grassi: sono tutti dannosi?)

I ricercatori hanno concluso che un consumo insufficiente di grassi polinsaturi è più dannoso di un eccessivo consumo di grassi saturi. In 712mila persone sembra che la responsabilità della morte cardiovascolare sia stata causata da un insufficiente consumo di grassi polinsaturi, mentre in 250mila sembra che la colpa possa esser fatta ricadere su un eccessivo consumo di grassi saturi, presenti in carni rosse, latticini, olio di palma e di cocco. Per quanto riguarda i grassi trans, questi sembrano avere una responsabilità diretta nella morte di oltre mezzo milione di persone e sono contenuti prevalentemente nei cibi precotti o conservati con grassi idrogenati molto in uso in alcuni paesi orientali.

Colesterolo non è unica causa dei problemi cardiovascolari

Commenta la dottoressa Lidia L. Rota, responsabile del Centro di prevenzione cardiovascolare di Humanitas: «Le malattie cardio e cerebrovascolari sono note con il nome di ictus cerebrale, infarto, aterosclerosi: sono la prima causa di morte ma anche di grave invalidità in tutti i Paesi industrializzati. Sono causate da più complici che moltiplicano il rischio in modo esponenziale, alcuni modificabili, altri non: diabete, ipertensione, stress prolungato, fumo, consumo di droghe ed elevato livello di colesterolo. Demonizzare il colesterolo come unica causa degli eventi vascolari non ha senso: se questa sostanza non fosse necessaria all’organismo, il suo livello normale nel sangue sarebbe bassissimo. Così non è».

(Per approfondire leggi qui: Colesterolo, giù in cinque mosse)

«Il colesterolo fa parte della categoria dei grassi indispensabili per la costruzione delle cellule, per esempio nell’embrione, per la riparazione delle cellule danneggiate negli organi malati, per la costruzione di tutte le sostanze che regolano il nostro umore, il sonno, la veglia, le nostre emozioni, le nostre reazioni, il nostro aspetto. Avere la conferma che i grassi, almeno la frazione buona, sono indispensabili per il nostro benessere e non solo un nemico da battere cambia l’approccio clinico al paziente e soprattutto dovrebbe far riflettere chi focalizza l’attenzione solo sulla riduzione del colesterolo spesso esagerando con i farmaci e condizionando stati depressivi soprattutto negli anziani. Nelle giovani donne che si nutrono in modo inadeguato o hanno disturbi alimentari – conclude – livelli insufficienti di colesterolo possono condizionare la regolarità del ciclo mestruale e la fertilità».

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