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Cuore a rischio: me lo dice un prelievo?

03/09/2015

Cuore a richio: quando? Parola alla dottoressa Lidia Rota, presidente di ALT-Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardivoascolari. “Ho fatto gli esami di recente e non avevo niente. Perché adesso ho un infarto?“ Quante volte sentiamo fare questa affermazione! E’ convinzione comune che l’esame del sangue ci dica se stiamo bene oppure no: non è così, il medico prescrive esami mirati a valutare se i sintomi riferiti dal paziente o i segni che il medico stesso rileva visitando il paziente fanno sospettare o diagnosticare la malattia di un organo oppure no, e, se sì, quale malattia. Gli esami del sangue servono solo se considerati insieme a una visita accurata da parte del medico e alla valutazione della sua storia personale e famigliare (anamnesi).

Detto questo, ci sono alcuni esami che possono suggerire un aumento del rischio di infarto: un elevato livello di colesterolo “cattivo” LDL in più prelievi, così come un aumento della proteina C reattiva o dei fattori che indicano infiammazione, come il fibrinogeno o la ferritina: ma un test del sangue quantifica il vostro rischio di eventi cardiovascolari solo se viene considerato nell’insieme dei fattori di rischio ormai ben noti: la pressione del sangue elevata, il fumo di sigaretta, alti livelli di colesterolo, il diabete, il peso, la storia personale e famigliare.

Colesterolo

È un insieme di grassi che circolano nel sangue: se elevato, costituisce un fattore di rischio per aterosclerosi, trombosi delle arterie, infarto, ictus cerebrale. In test fornisce tre risultati:

  • Colesterolo totale: sarebbe ideale un livello uguale o inferiore a 200 mg/dl.

  • Colesterolo LDL (Low-Density Lipoprotein): è una parte del colesterolo totale, spesso definito “colesterolo cattivo”. Se elevato per periodi prolungati si accumula sulle pareti delle arterie, le infiamma e facilita la formazione di placche aterosclerotiche che ostacolano il normale scorrere del sangue. Le placche si ingrossano quando i fattori della coagulazione le attaccano, nel tentativo di guarire l’infiammazione sottostante, formando trombi, che possono rompersi liberando emboli che causano ictus cerebrale o ischemia. Il colesterolo LDL non dovrebbe superare 130 mg/dL, meglio ancora se rimane a livelli inferiori a 100 mg/dL.

  • Colesterolo HDL (High-Density Lipoprotein): è una parte del colesterolo totale, spesso definito “colesterolo buono” perché contribuisce a eliminare dalle arterie i depositi di colesterolo cattivo. Il suo livello nel sangue dovrebbe essere uguale o superiore a 60 mg/dL: di solito è più alto nelle donne.

  • Trigliceridi: sono grassi che circolano nel sangue, come il colesterolo. Alti livelli di solito indicano un eccessivo apporto di calorie (stiamo mangiando troppo e male?) o un consumo di calorie insufficiente (siamo pigri?). Un livello elevato di trigliceridi in più prelievi indica aumento del rischio di eventi cardiovascolari. Il livello ideale di trigliceridi è inferiore a 150 mg/dL, ma meglio ancora sarebbe un livello inferiore a 100 mg/dL.

(Per approfondire leggi qui: Colesterolo, giù in cinque mosse)

Proteina C reattiva o PCR

E’ una proteina prodotta dal fegato: segnala che in qualche parte del vostro corpo è in corso un processo infiammatorio, da trauma o da infezione, ma non dice dove. E’ spesso alta in pazienti con aterosclerosi, malattia con una grossa componente di infiammazione causata dall’infiltrazione di grassi al di sotto dell’endotelio che fodera le pareti delle arterie. La proteina C reattiva non fornisce da sola una valutazione del vostro rischio di eventi, ma considerata insieme ad altri test fornisce un quadro complessivo della salute del vostro cuore e delle vostre arterie. Più bassa è, meglio è:

  • Rischio basso: meno di 1.0 mg/L

  • Rischio medio: da 1.0 a 3.0 mg/L

  • Rischio elevato: superiore a 3.0 mg/L

Le statine (farmaci che riducono il livello del colesterolo) sembra riducano anche i livelli di PCR: ma non devono essere assunti per questo scopo.

Fibrinogeno

E’ il fattore I (primo) della coagulazione: è fondamentale per formare il coagulo e fermare le emorragie. Quando è elevato, attiva il sistema della coagulazione del sangue portandolo a formare trombi nelle arterie di qualunque organo, per lo più nelle coronarie (infarto) o nel cervello (ictus). Hanno fibrinogeno elevato i fumatori e le donne che assumono terapie ormonali o sono in gravidanza, e coloro che hanno in corso una processo infiammatorio.

Non esistono farmaci che riducano i livelli del fibrinogeno: si normalizza quando viene rimossa la causa che ne ha provocato l’elevazione.

Lipoproteina (a) o Lp(a)

È una frazione del colesterolo LDL, il suo livello è geneticamente determinato e non sembra risentire dello stile di vita. Alti livelli di questa proteina si correlano con aumento del rischio di eventi cardiovascolari, ma non sappiamo di quale entità sia questo aumento. Il test può essere utile in persone che hanno uno o più parenti consanguinei con eventi vascolari precoci o con morte improvvisa apparentemente senza cause note. Il test va eseguito nei casi in cui il colesterolo non risponde al trattamento con statine.

Peptide natriuretico

Detto anche BNP (brain natriuretic peptide) o peptide di tipo B, è una proteina prodotta dalle pareti dei vasi (endotelio) e dalla mucosa che fodera l’interno del cuore (endocardio): aiuta il corpo a eliminare i liquidi in eccesso, facilita il rilasciamento delle arterie e l’espulsione del sodio attraverso l’urina. Un cuore malato rilascia nel sangue alti livelli di BNP nel tentativo di migliorare la propria azione di pompa, per esempio nello scompenso. Livelli elevati di BNP si trovano in pazienti con angina pectoris e ischemia miocardica o dopo un infarto. E’ un test utile per valutare il grado di scompenso del cuore, i suoi livelli normali variano in funzione dell’età e sono diversi in uomini e donne. E’ utile per capire se il “fiato corto” riferito dal paziente è causato dallo scompenso del cuore o da altre cause, per esempio polmonari. In pazienti che soffrono di scompenso il test viene eseguito periodicamente per valutare l’efficacia della terapia medica.

Un livello elevato di BNP di per sé non serve per fare una diagnosi: il suo valore deve essere sempre preso in considerazione nell’insieme del quadro clinico e degli altri test. Non viene eseguito in pazienti che non abbiano sintomi sospetti per malattia del cuore.

Fonte: Mayo Clinic e American Heart Association

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