Ortopedia

Spalla del nuotatore, riposo e fisioterapia per tornare in attività

24/07/2017

Se nel tennista il tallone d’Achille è il gomito, per chi nuota è la spalla. La “spalla del nuotatore” è infatti l’espressione con cui ci si riferisce alla sindrome da impingement o sindrome da conflitto subacromiale. Si tratta di un disturbo infiammatorio a carico dei tendini della cuffia dei rotatori o della borsa, la sacca con il liquido che mantiene fluidi i movimenti articolari. Come si recupera dalla sindrome da impingement? Ne parliamo con la dottoressa Barbara Baroni, medico della Riabilitazione ortopedica di Humanitas.

Tra le ossa che compongono l’articolazione della spalla c’è l’omero. La sua testa è ricoperta da un complesso muscolo-tendineo che lo fissa alla scapola: è la cuffia dei rotatori. Questo complesso si muove in modo fluido grazie alla presenza della borsa, posta tra la cuffia stessa e l’acromion, l’osso della parte superiore della spalla. Quando solleviamo il braccio all’altezza della spalla, lo spazio tra l’acromion e la cuffia dei rotatori si assottiglia; l’osso può così “sfregare” sul tendine della cuffia e sulla borsa causando dolore e irritazione.

(Per approfondire leggi qui: Spalla, onde d’urto e fisioterapia per la tendinopatia calcifica)

Ecco perché la sindrome interessa quegli atleti che ripetutamente sollevano le braccia sopra il livello delle spalle: i nuotatori, per l’appunto, ma anche chi pratica tennis o baseball. I sintomi tipici della sindrome da impingement sono il gonfiore, il dolore e la rigidità quando si solleva o si abbassa il braccio.

Infiammazione e dolore, che fare?

«È giusto osservare un periodo di riposo in cui limitare sforzi eccessivi e movimenti ampi. A seguito di un miglioramento della sintomatologia algica grazie all’aiuto di farmaci antinfiammatori e antidolorifici – risponde la dottoressa – si può iniziare una cauta fisioterapia con mobilizzazioni dell’articolazione e a seguire esercizi sempre più avanzati fino a recuperare una corretta mobilità e forza nella spalla».

«Come in tutte le patologie infiammatorie, l’utilizzo del ghiaccio o di altri metodi refrigeranti ha un effetto antinfiammatorio locale. È consigliata un’applicazione più volte al giorno, almeno 3-4 volte, per 10-15 minuti circa con l’interposizione di un panno o un asciugamano per evitare lesioni cutanee come ustioni».

Fisioterapia

«L’intervento riabilitativo ha un ruolo cruciale nel trattamento conservativo della sindrome da conflitto subacromiale. Lo scopo di tale approccio è di recuperare una buona postura grazie al rinforzo di muscoli stabilizzatori attivi di spalla in modo tale da ricreare un corretto posizionamento della scapola e una buona centratura della testa omerale sulla glena», spiega la dottoressa Baroni.

«Durante la prima fase è utile eseguire esercizi di stretching che migliorino l’elasticità dell’apparato muscolare, in modo tale da “preparare” il muscolo ai successivi esercizi di rinforzo e al recupero del “gesto“ eseguito durante la vita di tutti i giorni».

(Per approfondire leggi qui: Cadute da cavallo, attenzione anche alle lussazioni)

Ecco due esempi

«Lo Sleeper Stretch viene compiuto in decubito laterale, spalle perpendicolari al terreno, braccio a 90° rispetto alla linea delle spalle, gomito flesso a 90°, utilizzando la mano controlaterale si effettua un’intrarotazione della spalla sino a toccare con la mano il lettino. Il cross-body stretch invece consiste nell’afferrare con la mano libera il gomito opposto e addurlo con spalla e scapola bloccata».

Dopo quanto tempo si potrà tornare a fare sport?

«Il tempo di recupero dipende in prima istanza dalla gravità del quadro clinico e successivamente dal tipo di sport praticato. È pertanto fondamentale effettuare una corretta diagnosi iniziale in modo da poter impostare il trattamento farmacologico e riabilitativo più indicato e successivamente rivalutare in maniera regolare i progressi ottenuti. Solo dopo aver controllato il dolore e recuperato la mobilità della spalla, sarà possibile reintrodurre in maniera graduale e progressiva gli esercizi propedeutici al gesto sportivo e pertanto il ritorno allo sport», conclude la dottoressa Baroni.

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