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Pubalgia, per il recupero utili gli esercizi in acqua

25/05/2017

Pubalgia, uno degli incubi per tanti sportivi, calciatori soprattutto, ma non solo. Si tratta di una forma di dolore che può cronicizzare e costringere a periodi più o meno lunghi di riposo. La fisioterapia è fondamentale per recuperare dalla pubalgia e tornare a calcare campi da gioco, palestre e piste. La pubalgia è infatti un problema frequente per chi pratica attività fisica mettendo sotto sforzo gli arti inferiori: dai rugbisti a chi fa hockey, dagli sciatori ai tennisti agli schermidori. Cosa può fare chi è tormentato da questo problema? Ne parliamo con la dottoressa Barbara Baroni, medico della Riabilitazione ortopedica dell’ospedale Humanitas.

Per pubalgia si intende una sindrome dolorosa localizzata alla regione pubica o inguinale, spesso associata a una lesione dei muscoli adduttori della coscia. A causare il dolore – il sintomo principale che però può far pensare anche ad altre patologie – è prevalentemente il sovraccarico dei muscoli e degli altri tessuti che si intersecano sull’osso pubico.

Cronicizzazione da evitare

Per la prevenzione è fondamentale allenare i muscoli «attraverso una serie di semplici esercizi di stretching, sia dei muscoli addominali che della coscia, con lo scopo di migliorarne l’elasticità, associato a un programma personalizzato di esercizi di rinforzo e tonificazione. Fondamentale è il cosiddetto riscaldamento prima di affrontare qualsiasi attività fisica per preparare il muscolo allo sforzo, in particolar modo nei soggetti fuori allenamento», spiega la dottoressa Baroni. «Il rischio di cronicizzazione deve essere assolutamente scongiurato grazie a una corretta gestione medica, basata su riposo e terapia farmacologica e non, per evitare il protrarsi della sintomatologia per lungo tempo».

(Per approfondire leggi qui: Attività sportiva, ecco come evitare gli infortuniAttività sportiva, ecco come evitare gli infortuni)

Con la pubalgia si è costretti al riposo. Per quanto tempo? «Alcuni giorni, durante i quali si evita il sovraccarico funzionale. In questa fase può essere utile effettuare massaggi muscolari, un leggero stretching per mantenere l’elasticità del muscolo e terapia con ghiaccio per più volte al giorno per circa 15 minuti. A questo fa seguito una attenta valutazione della causa per individuare eventuali disarmonie nel movimento e disequilibri muscolari che portano a un’alterata postura durante le attività sportive su cui bisogna intervenire con un programma rieducativo ben strutturato».

Quando si può ricominciare con lo sport?

«Dopo la prima fase in cui è assolutamente proibita, è consigliabile una ripresa dell’attivitá sportiva senza gravità, come quella in piscina, che permette l’esecuzione di esercizi in assenza di sovraccarico funzionale dando maggiore fiducia al paziente».

Nella fase di recupero è bene prestare attenzione ai movimenti del proprio corpo: «Qualunque movimento o gesto effettuato in maniera scorretta, disarmonica, brusca deve essere evitato; è giusto muoversi evitando però di sforzare i muscoli e i tendini che sono in sofferenza».

Oltre ai farmaci cos’altro può essere utile?

«La terapia farmacologica ha lo scopo di trattare l’infiammazione e il dolore associato. A farla da padrone sono i farmaci antinfiammatori mentre le iniezioni di cortisone direttamente nel tendine trovano principalmente indicazione nelle forme tendenti alla cronicizzazione. Per evitare l’utilizzo eccessivo di farmaci è possibile intervenire con una terapia non farmacologica. In particolare modo le terapie fisiche strumentali come il laser, la tecar terapia e le onde d’urto, associate al trattamento riabilitativo, sono capaci di intervenire positivamente sulla malattia riducendo al minimo l’utilizzo di farmaci», conclude la dottoressa Baroni.

(Per approfondire leggi qui: Tendini, mantenerli in salute grazie a pesce, broccoli, cioccolato e sport)

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