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Ecco perché lo sport fa bene ai bambini

18/05/2006

Esuberanza, euforia e tanta vitalità: sono queste le risorse inesauribili di energia di cui godono i bambini, soprattutto tra i 3 e 12-13 anni di età. Una vivacità che sono soliti esprimere correndo, saltando e giocando, anche per ore di fila. Si potrebbe pensare, così, che i bambini non abbiano alcun bisogno di un ulteriore movimento e che iscriverli a calcio, atletica o pallavolo sarebbe del tutto inutile. In realtà, poter seguire già da piccoli un’attività sportiva rappresenta un valido aiuto a ottenere una crescita armonica ed equilibrata sia del corpo, sia della mente, di cui il bambino potrà godere anche in età adulta. A sottolinearlo è il dott. Stefano Aglieri, specialista in Medicina dello Sport e consulente medico per la Federazione Italiana Triathlon, specialista dell’Unità Operativa di Riabilitazione e Recupero Funzionale di Humanitas.

Dott. Aglieri, perché lo sport fa bene ai bambini?
“Il corpo dei bambini, così come quello degli adulti, è fatto per muoversi. Favorire fin da piccoli un regolare e moderato programma di allenamento sportivo, quindi, rappresenta un valido aiuto per mantenere l’organismo in forma e in salute. È proprio dai 4-5 anni, infatti, che l’organismo inizia a crescere rapidamente, soprattutto dal punto di vista osseo. È ormai noto, poi, che l’attività sportiva apporta anche un benessere psicologico, ad esempio stimolando la produzione di endorfine, le cosiddette ‘molecole del benessere’, e contribuisce a rafforzare la stima in se stessi e l’equilibrio interno.
Per ultimo, ma non certo per importanza, dedicare tempo al movimento e al gioco in generale tiene il bambino lontano dai vizi dell’era moderna, come la televisione, il computer e i videogiochi, che in eccesso possono aumentare il rischio di disturbi visivi, di obesità e di isolamento”.

Da che età i piccoli possono iniziare a fare sport?
“L’avviamento all’attività sportiva, salvo particolari situazioni individuali, può iniziare già all’età di 4-5 anni. Naturalmente, però, è importante che fino ai 12-13 anni lo sport sia sempre vissuto come un momento di gioco e di svago, senza alcuna pressione da parte dei genitori e dei tecnici”.

Perché lo sport deve essere preso come un gioco?
“Il bambino deve durante l’allenamento in club e palestre, ed è importante che segua le proprie preferenze senza forzature; ci sono bambini, infatti, che per carattere o per predisposizione personale preferiscono sport individuali,come il tennis, il nuoto e l’equitazione, e altri che si trovano meglio, invece, negli sport di squadra come la pallacanestro, il calcio e la pallavolo”.

Quale deve essere il ruolo del genitori?
“È un difetto comune a troppi genitori quello di esercitare sui figli un senso di esasperazione nei confronti dell’attività sportiva, spesso per un desiderio di rivalsa personale nel veder realizzare nei propri figli i successi che loro non sono riusciti a ottenere. Un errore che rischia di generare nei piccoli tanta ansia e un esagerato senso dell’agonismo, che va oltre la sana voglia di vincere e di raggiungere il traguardo finale.
Il ruolo dei genitori, quindi, dovrebbe essere quello di ‘partecipe-spettatore’, in grado di condividere con il bambino gioie, successi e insuccessi di ogni allenamento e partita, senza mai sgridare il piccolo perché ha perso o non ha giocato bene, senza dare troppa importanza al risultato dell’incontro o della partita e, soprattutto, incoraggiandolo a non abbattersi e ad avere fiducia in se stesso nonostante un insuccesso. Come per ogni aspetto che riguarda la vita dei bambini, in pratica, mamma e papà devono sempre coltivare il gran dono del ‘dialogo con i figli’, che rappresenta il modo migliore per stare vicini e accompagnare i piccoli nella crescita, anche sportiva”.

Esistono sport più adatti alle femmine e altri ai maschi?
“In linea di massima no. Soprattutto fino ai 12-13 anni, tra bambini e bambine non ci sono particolari differenze tali da preferire un tipo di sport a un altro. L’unica attività sportiva che mi sentirei di sconsigliare, almeno fino all’età adulta, è la boxe. Si tratta, infatti, di uno sport violento, che prevede il contatto fisico diretto con colpi portati per fare male all’avversario e che possono risultare pericolosi. Al contrario, altri sport apparentemente violenti, come il karatè e le arti marziali in genere, sono discipline di difesa, in cui il contatto è quasi assente e permettono di sviluppare il fisico in modo armonico e disciplinare il proprio comportamento con grande rispetto dell’avversario. Uno sport molto completo e consigliabile per l’età della crescita (e per tutte le persone in genere che hanno voglia di praticare attività sportiva con impegno) è il triathlon, la disciplina che unisce tre sport in uno: il nuoto, la bicicletta e la corsa praticati in gara, di seguito senza soluzione di continuità. Si effettua una prima frazione a nuoto, poi si continua passando in una zona cambio con la frazione ciclistica e infine, sempre attraversando una zona cambio, alla frazione di corsa; esistono distanze diverse con durata complessiva che può durare da meno di un’ora fino all’estremo delle 10-11 ore nel cosiddetto ‘Ironman’ (per parteciparvi bisogna essere atleti esperti e molto ben allenati sulle lunghe distanze)”.

Con che frequenza dovrebbe allenarsi il bambino?
“I bambini di norma fanno già tanto movimento e l’aggiunta di un’attività sportiva, quindi, non dovrebbe essere eccessiva. In linea generale, si consigliano di solito 2-3 allenamenti alla settimana di circa 1-1,30 ore ognuno. Non bisogna rischiare di affaticare l’organismo del bambino. Come sempre, la via di mezzo è la cosa migliore”.

Di Annapaola Medina

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