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Gravidanza

Depressione pre e post partum, come evitarla

02/10/2019

In Italia ogni anno ne soffrono 90 mila donne, prima o dopo la gravidanza. La depressione pre o post partum (detta anche depressione perinatale) colpisce il 16% delle donne che affrontano la maternità e solo nella metà dei casi viene trattata adeguatamente. A questo fenomeno, così sottovalutato e in molti casi anche non riconosciuto o non trattato, è possibile porre rimedio con la prevenzione e con un giusto inquadramento diagnostico e terapeutico. Ne parliamo con la dottoressa Ylenia Barone, specialista psichiatra dei disturbi affettivi e d’ansia nel periodo perinatale e referente del Servizio di Psicopatologia Perinatale di Humanitas San Pio X.

 

L’impatto forte di una gravidanza per 1 donna su 7

Spesso sottovalutati, i disturbi dell’umore in questo particolare momento della vita possono invece essere un problema molto serio che colpisce le donne in un momento in cui sono vulnerabili e in cui tutti si aspettano di vederle felici. Una donna su sette li sperimenta prima o dopo il parto: il 13% sperimenta già un disturbo dell’umore durante le prime settimane dopo il parto, un dato che sale al 14,5% nei primi tre mesi postnatali con episodi depressivi maggiori o minori, e al 20% nel primo anno dopo il parto.

Proprio per questo la Depressione Perinatale è considerata una delle più comuni complicanze durante la gravidanza e nel postpartum. La necessità di trattamenti efficaci è giustificata anche dagli alti tassi di suicidio (circa il 20% di tutti i decessi post-partum) e dalle conseguenze sul neonato.

Curare il disagio psichico in gravidanza e nel post-partum significa non solo trattare la mamma, ma ridurre il rischio di trasmissione intergenerazionale al neonato. A fronte di numerose ricerche scientifiche che documentano gli effetti negativi dei disturbi mentali perinatali sia sulla madre sia sul figlio, la psicopatologia perinatale in Italia risulta ancora sottostimata e non adeguatamente curata, a differenza di quanto accade in molti altri paesi internazionali.

 

Come si tratta questo disturbo?

Nonostante la depressione perinatale sia molto frequente, solo la metà di esse riceve un trattamento appropriato.

Dopo un’attenta valutazione psicopatologica è indispensabile condividere con la donna, e quando è possibile anche con il partner, il trattamento più appropriato.

Se i sintomi depressivi sono lievi e non hanno un impatto sulla qualità di vita della donna generalmente la psicoterapia rappresenta il trattamento di scelta. Tuttavia quando i sintomi depressivi sono moderati o gravi bisogna prendere in considerazione anche l’utilizzo di una farmacoterapia.

La scelta del trattamento farmacologico non è sempre facile. Tra i farmaci disponibili in commercio gli antidepressivi sono considerati il trattamento di scelta per le donne con depressione nel periodo perinatale. La decisione su quale psicofarmaco prescrivere durante la gravidanza si basa sulla valutazione del rischio beneficio e sui bisogni clinici delle singole pazienti: sia i sintomi depressivi che l’esposizione agli antidepressivi possono essere associati a dei rischi come cambiamenti nella crescita fetale e a una più breve gestazione. Il potenziale aumento del rischio deve essere considerato nel contesto dei benefici del trattamento della depressione in gravidanza o durante l’allattamento.

Esistono prove considerevoli del fatto che la decisione di non prescrivere antidepressivi a una donna in gravidanza che abbia sintomi depressivi da moderati a gravi possa comportare maggiori rischi per la donna e il suo feto che i rischi di esposizione al farmaco stesso.

La decisione di utilizzare un trattamento farmacologico in donne in gravidanza e/o in allattamento dovrebbe sempre essere condivisa e discussa con la donna e il suo partner e dovrebbe essere accompagnata da un consenso informato scritto, sia per motivi medici legali, nonché per garantire una corretta comprensione dei rischi e dei benefici del trattamento.

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Come riconoscerlo?

I sintomi della depressione perinatale non sono diversi da quelli della depressione nella popolazione generale, ma nel peripartum spesso sono presenti anche sentimenti di inadeguatezza e scarsa autostima nell’assumere il ruolo di madre e ossessioni di fare del male al bambino. Nel postpartum è importante distinguere il Maternity Blues da sintomi psicopatologici inquadrabili nella Depressione Post partum. Il Maternity Blues è una condizione non patologica, è transitoria e si risolve spontanemente in pochi giorni.

Ben diversa è la Depressione. Quando si parla di Depressione Perinatale si parla anche di “Depressione Sorridente”, ovvero di una condizione solo di apperente felicità, oppure di “Depressione Muta”, ossia la tendenza a nascondere il proprio disagio e la chiusura relazionale da parte della donna. Alla base di queste condizioni c’è la paura della gravida e neo mamma di essere giudicata e di essere vista come una “cattiva” madre .

 

Cosa si può fare per prevenirlo e come agire se ci si accorge di esserne vittima?

Le principali linee guida internazionali sono concordi che per prevenire la depressione perinatale è necessario uno screening rivolto a tutte le donne in gravidanza e nel post partum. Ad oggi sono disponibili diversi strumenti di valutazione della psicopatologia perinatale, anche se non c’è al momento una parere unanime da parte della comunità scientifica sulle tempistiche di somminsitrazione e su quali strumenti utilizzare. La ricerca scientifica tuttavia ha mostrato che uno screning già a partire dal primo trimestre di gravidanza, indipendentemente dalla frequenza, e la prevenzione divulgativa effettuata all’interno dei contesti ginecologici ostetrici prima, e pediatrici dopo, riduce il rischio di psicopatologia materna. Accanto però allo screening sistematizzato e alla prevenzione primaria dovrebbe esserci la presa in carico da parte di professionisti sanitari della salute mentale perinatale, che garantisca la giusta diagnosi e il trattamento personalizzato per ognuna delle donne individuate a rischio sviluppare un disturbo depressivo.

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