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Alimentazione

In aumento gli amanti del fast food (e anche le porzioni)

29/04/2019

Se diamo un’occhiata ai nuovi menù dei fast food notiamo sicuramente due cose. La prima è che, per variare l’offerta, le catene del “cibo veloce” hanno introdotto l’uso di ingredienti più nostrani, creando talvolta dei mix firmati da famosi chef. La seconda è che sono aumentate le porzioni. A dirlo è anche una una ricerca pubblicata sul «Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics» a cura della Boston University, che ha passato in rassegna i menù registrati in dieci fast-food d’Oltreoceano nel 1986, nel 1991 e nel 2016. Risultato? Le porzioni di antipasti, contorni e dessert sono aumentate e, di conseguenza, anche le chilocalorie e il sale contenuto in ogni piatto. La qualità dei pasti che si consuma in questo tipo di locali invece non è purtroppo migliorata nel tempo, costringendo gli esperti a consigliare una ancora maggior cautela quando si decide di fare uno strappo alla regola, entrando in questo tipo di catene della grande ristorazione che arrivano dagli Stati Uniti ma che ormai hanno colonizzato quasi ogni borgo della Penisola.

Ne abbiamo parlato anche con la dottoressa Sabrina Oggionni, dietista di Humanitas Gavazzeni.

 

Fast food: una moda sempre più italiana

Se prima in Italia la “moda” di consumare hamburger, patatine, bibite gassate, frappé e gelati era vista come una via di fuga dalla solita cucina casalinga tradizionale, oggi i prodotti più famosi della cucina americana stanno diventando per molte persone un’abitudine più frequente, quasi settimanale. Per fortuna nel Paese della cucina mediterranea, le medie americane sono ancora lontane: oltreoceano un americano su due consuma un pasto al fast food almeno una volta al giorno. Abitudine che naturalmente porta a sviluppare obesità e altre patologie dell’apparato cardiovascolare.

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Lo studio condotto negli Stati Uniti

Lo studio, realizzato negli Stati Uniti ma molto eloquente anche in Italia, sottolinea anche come il cibo dei fast food contribuisca ad aggravare i problemi di salute cronici più costosi e letali d’America, tra cui l’obesità e le malattie cardiovascolari. «Alcune di queste catene sono più sane di altre, ma le calorie, le porzioni e il contenuto di sodio nel complesso sono peggiorati nel tempo e rimangono a livelli elevati», afferma Megan A. McCrory, ricercatrice dell’Università di Boston e co-autrice della ricerca. «Abbiamo bisogno di trovare strategie migliori per aiutare le persone a consumare meno calorie e sodio nei ristoranti fast food».

Tra le possibili soluzioni, la ricerca suggerisce l’offerta di menu in quantità più ridotte e l’indicazione più chiara delle calorie per ogni piatto. Un recente rapporto del Censis ha rivelato che in Italia – dove un italiano su tre è in sovrappeso, uno su dieci addirittura obeso – quasi due milioni di persone seguono cattive abitudini alimentari e si definiscono «junk food lover».

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