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Alimentazione

Intossicazione alimentare, cosa fare quando si viaggia

18/08/2015

L’intossicazione alimentare è un rischio reale quando si viaggia in Paesi con un livello d’igiene e sicurezza inferiore rispetto ai nostri standard. Ma al di là della destinazione, anche nel ristorante sotto casa è sufficiente che il cibo sia stato conservato male o cotto in maniera inadeguata per provocare un’intossicazione alimentare.

Le intossicazioni e le tossinfezioni alimentari si possono manifestare dopo aver mangiato alimenti contaminati da batteri, virus e parassiti o dalle loro tossine. Le tossinfezioni alimentari sono prodotte da tossine molto pericolose, come quelle del batterio Clostridium del botulismo quando le conserve non sono preparate correttamente. Colera ed epatite A, invece, sono causate direttamente da agenti patogeni presenti nel cibo poco cotto o consumato crudo, ad esempio i frutti di mare. Ma attenzione anche all’acqua.

Di tossinfezioni e intossicazioni alimentari se ne contano oltre 250, alcune anche mortali. Ma la situazione che tutti i vacanzieri vorrebbero evitare è essere costretti a star chiusi in albergo e perdersi i migliori momenti di relax.

Come si riconosce un’intossicazione alimentare?

«I sintomi sono per lo più vomito, dissenteria abbondante con o meno presenza di sangue, alcune volte febbre, e spossatezza. Insorgono improvvisamente e spaventano soprattutto se si è in luoghi sperduti lontano da ospedali», risponde la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologa dell’ospedale Humanitas.

Quali le precauzioni per evitare un’intossicazione alimentare? «In vacanza, soprattutto in Paesi con una scarsa igiene, evitare tutto ciò che è crudo, dalla verdura alla carne e pesce. Evitare di bere acque non imbottigliate e quindi anche il ghiaccio nelle soda o nei cocktail. I cibi più a rischio, oltre quelli suddetti, sono le uova, e quindi dolci con uova, maionese, il pollame, latticini freschi e formaggi morbidi».

«In estate, per l’elevato tasso di umidità e calore, la catena del freddo viene spesso a mancare cosicché si ha una proliferazione di batteri e non è necessario viaggiare oltreoceano per contrarre un’intossicazione alimentare: il rischio è anche nel ristorante di fiducia sotto casa!»

Qualche farmaco da portare in valigia contro le intossicazioni alimentari?

«I farmaci più utili sono quelli “sintomatici”, che contrastano i sintomi, quindi antiemetici (ad es. metoclopramide, domperidone) e antidiarroici (es. loperamide), ma anche antibiotici intestinali (es. neomicina/bacitracina, rifaximina) e i probiotici (es. Lactobacillus reuteri, Saccharomyces boulardii). Se le condizioni peggiorano e si complicano con emorragie dall’intestino o febbre persistente, è consigliabile recarsi in ospedale».

Passata l’intossicazione, come “rientrare” in un’alimentazione normale?

«Il nostro apparato gastroenterico, in seguito a un episodio acuto d’infezione virale batterica o da parassiti, può risentirne per un lungo periodo di tempo anche se gli esami che si eseguono al rientro, come ad esempio quello delle feci (coprocoltura e parassitologico delle feci), dovessero risultare negativi. Questo avviene per un’alterazione di una serie di meccanismi deputati all’equilibrio intestinale, come il sistema immunitario locale, la microflora intestinale, le cellule mediatrici dell’infiammazione, la permeabilità intestinale. Non a caso infatti gli intestini dei soggetti che hanno avuto simili episodi diventano “irritabili” e molto più sensibili rispetto a quello che erano prima dell’infezione».

«Inizialmente è imprescindibile l’idratazione per compensare le perdite di liquidi e nell’alimentazione si deve optare per cibi raffinati (non integrali) ma in “bianco” quindi senza condimenti elaborati né intingoli. Pasta, carne e pesce (tutto cotto), ma rigorosamente in bianco. A seconda della presenza o meno di irregolarità del transito intestinale si potrà decidere se inserire la verdura, preferibilmente carote e zucchine per cominciare».

 

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