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Alimentazione

Pancia piatta: una dieta per dire stop ai cibi che gonfiano

01/07/2015

Pancia piatta, come ottenerla? Eliminare gli alimenti che “fermentano” per sgonfiare la pancia  è l’indicazione di uno studio che ha validato scientificamente una dieta messa a punto da una università australiana. Un mese di questa particolare dieta e i giorni con la pancia gonfia diminuiscono del 40%. Lo studio è stato presentato all’Expo di Milano e a Washington, in occasione della Digestive Disease Week. Il suo autore è il professor Enrico Stefano Corazziari che ha messo alla prova la dieta Fodmap ideata dalla Monash University. Fodmap sta per “Fermentable Oligo-saccharides, Disaccharides, Mono-saccharides and Polyols”, tutti composti chimici contenuti in alimenti dalla rilevante capacità fermentativa. Dopo un mese di dieta senza questi alimenti Fodmap si è registrato il 40% di giorni di gonfiore addominale in meno. Una percentuale che è salita al 66% dopo 16 mesi. I partecipanti, inoltre, accusavano meno dolore addominale: un calo del 40% già dopo un mese e della metà dopo 16 mesi. I partecipanti dello studio italiano sono stati oltre cento, seguiti in media per più di due anni. Queste persone erano affette dalla sindrome dell’intestino irritabile ma la dieta è consigliabile per chi ha problemi di pancia gonfia, sottolinea il suo autore. Ma quali sono gli alimenti incriminati? Quelli che contengono oligosaccaridi, e quindi legumi, carciofi, broccoli, aglio, cachi, anguria, cereali come frumento e segale; monosaccaridi come fruttosio, contenuto in mele, pere, pesche e mango; disaccaridi come il lattosio, ovvero latte e formaggi morbidi e freschi. Infine polioli, contenuti in ciliegie, susine, cavolfiori, funghi, e alcuni dolcificanti come mannitolo, sorbitolo e xilitolo. La parola alla dott.ssa Beatrice Salvioli, gastroenterologa di Humanitas.

 

Cosa succede all’intestino con gli alimenti che fermentano?

«La fermentazione di questi tipi di alimenti ad opera della microflora batterica può provocare, negli intestini “irritabili” , una fastidiosa sensazione di meteorismo e distensione dell’addome tale per cui a fine giornata si devono allentare le cinture dei pantaloni. A volte le pazienti di sesso femminile (quelle più frequentemente affette dalla Sindrome dell’Intestino Irritabile) ci riferiscono (e portano documentazione fotografica!) che sembrano all’ultimo mese di gravidanza. La dieta è valida perché elimina la causa della fermentazione, ovvero gli alimenti sopraddetti, ma nella vita quotidiana è difficile da seguire ed alla fine maschera quello che può esserci veramente alla base della sindrome, come per esempio un’alterazione della microflora batterica (per esempio in seguito ad uso di antibiotici) oppure una minima infiammazione della sottomucosa intestinale (la parte sottostante la parete). Per cui la dieta può essere utile nei momenti di riacutizzazione dei sintomi (la sindrome tipicamente ha un carattere fluttuante) e personalmente la consiglio per non più di due settimane perché è davvero limitante».

 

Questi gli alimenti da evitare. Quali invece quelli consigliati?

«Gli alimenti consigliati in chi soffre di intestino irritabile comprendono le fibre, ma mai in quantità eccessiva, e fra queste sono da prediligere le verdure a foglia piccola e con pochi filamenti. Come frutta via libera alla classica mela, anche se sconsigliata dalla dieta FODMAP, che è facilmente digeribile, ma meglio cotta e lontano dai pasti. In questi mesi estivi dove la frutta altamente “zuccherina” regna sulle nostre tavole, è molto difficile farne una cernita o vietarla completamente. Il mio consiglio è sempre quello di limitare la quantità, consumarla lontano dai pasti o almeno un’ora dopo pranzo o cena e di utilizzare l’estrattore di succo che è un’ottima alternativa per assaporare tutto ciò che si vorrebbe mangiare ma che l’intestino non tollera».

 

È una dieta adatta a chi ha la sindrome dell’intestino irritabile?

«La dieta funziona molto bene in chi soffre di gonfiore, anche perché bisogna ricordare che chi ha meteorismo non ha necessariamente la sindrome dell’intestino irritabile la cui diagnosi si basa su criteri bene definiti».

 

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