Benessere

Ti senti solo? Ecco cosa succede al tuo corpo

21/06/2018

Cosa succede nel tuo corpo quando sei solo? La sensazione di solitudine è un qualcosa che tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella vita e che, nonostante i social network e le innumerevoli modalità per restare in contatto con gli altri, influisce sulla salute, provocando una risposta psicofisica ben precisa. Ne parliamo con Agnese Rossipsicologa di Humanitas Gavazzeni.

 

La solitudine non è di un solo tipo

“Comincerei a distinguere tra solitudine subìta e solitudine ricercata, desiderata – ha precisato la specialista -. La prima coincide con la fastidiosa, e talvolta sofferta, percezione di “sentirsi soli”. La seconda con la scelta consapevole di stare soli”. La solitudine subìta si manifesta con la difficoltà a costruire relazioni e intessere legami, dovuta spesso a sensazioni di inadeguatezza, insicurezza nel mettersi in gioco con le proprie qualità e i propri limiti, paure nell’aprirsi all’altro, timori del giudizio nei nostri confronti. Tutto questo ci porta talvolta a costruire un muro difensivo intorno a noi, con un’apparente funzione protettiva; in realtà ci isoliamo dal mondo creandoci una pseudo-realtà che può sembrarci comoda, perché priva di conflitti e scontri, ma che a lungo andare ci fa soffrire perché rimuove il bisogno di ogni essere umano a socializzare.

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E la solitudine desiderata?

“Consiste nel desiderio di stare con se stessi, di entrare in contatto con la parte più intima di noi e ci permette di percepire il nostro mondo interiore – ha detto Rossi -. Se ben vissuta, ci porta importanti vantaggi: stare soli ad ascoltare in profondità i nostri pensieri, il fluire della nostra immaginazione e creatività, le nostre emozioni, ci mette in contatto con la nostra unicità e complessità”. Questa consapevolezza è fondamentale per entrare poi in relazione con gli altri, con la capacità di costruire relazioni sane ed appaganti.

Imparare a stare soli quindi non è solo la mancanza di qualcuno, ma è il contatto con la nostra vera essenza, ognuno con le modalità che sente più sue, come svolgere attività piacevoli, praticare sport, esprimersi attraverso forme artistiche, passeggiare in mezzo alla natura: così non siamo soli, ma in compagnia di noi stessi.

 

La nostra società teme la solitudine

Nella nostra cultura si ha paura di incontrare la solitudine. Questa paura si percepisce a più livelli: i social sono un efficace ed immediato antidoto alla solitudine. Così anche la tendenza, ormai diffusa ovunque, di riempire spazi pubblici, negozi, sale d’attesa, aeroporti, mezzi di trasporto… con musiche assordanti che sembrano rassicurarci sul non essere soli, ma che non ci permettono di pensare, di leggere o semplicemente stare tranquilli con noi stessi. A volte anche nelle nostre case o al lavoro non riusciamo a stare senza tv o radio accese: il silenzio significa stare soli con noi stessi e a volte fa paura. Per questo riempiamo di suoni o di oggetti ogni spazio, anche il nostro spazio interiore.

 

Com’è cambiata la solitudine nell’era digitale

Per entrare nel mondo globale bastano un computer o un cellulare. La società occidentale è la più socialmente connessa, eppure così tante persone provano estrema solitudine, proprio perché i social ci permettono una quantità illimitata di contatti, che sono però solo virtuali e non ci permettono di entrare in un con-tatto reale, ossia qualitativamente significativo in cui interagiamo con gli altri attraverso i nostri sensi, la nostra corporeità ed emotività. Manca l’incontro autentico con l’altro: non possiamo guardarlo negli occhi, ascoltare la sua voce, stringergli la mano, abbracciarlo. In questo caso la solitudine è un sentimento che può avere un impatto notevole sulla salute fisica e mentale.

 

La solitudine fa male?

Sentirsi soli è un’esperienza spiacevole che può avere conseguenze sulla salute anche a lungo termine. Sappiamo che una vita sedentaria, il fumo o l’obesità sono legati a malattie croniche, ma non pensiamo mai a come le sensazioni negative provate a causa della solitudine possano danneggiarsi al punto tale da essere nella lista dei fattori di rischio per queste stesse patologie.

Quando sperimentiamo la solitudine, i livelli di cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”, salgono. Il cortisolo può compromettere le prestazioni cognitive, il sistema immunitario e aumentare il rischio di problemi vascolari, infiammazioni e malattie cardiache. Ecco perché la solitudine è anche un fattore di rischio per psicopatologie come la depressione e l’ansia.

 

Quando è necessario chiedere aiuto?

Prendersi cura della propria salute significa non solo mangiare sano e fare esercizio ma dedicare attenzione al nostro benessere mentale. In che modo possiamo agire? Le piccole decisioni quotidiane possono aiutare a creare contatti significativi e profondi, dove entrano direttamente in gioco i nostri sensi e la nostra corporeità, senza l’intromissione di filtri (cellulare, computer..) che possono stravolgere il senso dell’incontro genuino tra noi e gli altri.

I social possono essere un aiuto ad organizzare un incontro con gli amici, ma la relazione vera si costruisce solo nell’incontro, nel trascorrere un tempo buono insieme, nella condivisione di momenti e interessi.

Un’altra misura anti-solitudine può essere, anche la decisione di prendersi una pausa dai social media. Quando le persone si ritirano dai social media, diventano infatti molto più propositive nel cercare relazioni reali e si concentrano sulla qualità e non sulla quantità delle relazioni. Un appuntamento con un amico con cui abbiamo una connessione autentica sarà infatti molto più gratificante e arricchente dell’avere migliaia di “amici” (che in realtà a volte non sono nemmeno conoscenti) su facebook o follower su Instagram.

 

Se la solitudine è un sintomo di depressione

Sentirsi profondamente soli, vivere questa sensazione con sofferenza e con la percezione di un vuoto interiore difficile da colmare, può essere un sintomo depressivo. Uno psicoterapeuta in questo caso può aiutare a comprendere l’origine di questo disturbo, a lavorare su questo in modo approfondito, ad elaborare i vissuti emotivi che lo accompagnano e a sviluppare strategie per rinforzare le nostre capacità relazionali.

A volte la solitudine può diventare una condizione da cui è difficile uscire perché coincide con l’uscita dalla propria “comfort zone”, protettiva e rassicurante. A far paura è il rischio del rifiuto che può essere più forte dell’aprirsi agli altri con fiducia. In questi casi un lavoro psicologico su di sé è indispensabile per capire meglio i significati che questo sintomo assume per ognuno di noi e imparare a costruire una nostra modalità di trovare un posto nel mondo attraverso le relazioni interpersonali e la nostra socialità.

 

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