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Emicrania, due nuove molecole potrebbero sconfiggerla

16/04/2018

L’emicrania, inserita nella lista delle patologie invalidanti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, affligge secondo le statistiche il 12-14 per cento della popolazione. Si manifesta con un intenso dolore pulsante alle tempie, associato a nausea, vomito, fotosensibilità e fonosensibilità e che può durare qualche giorno. Poche le terapie disponibili sul mercato e tanti gli effetti collaterali ad essere collegate. Ma la ricerca farmaceutica più recente ha prodotto nuovi studi che potrebbero portare alla creazione di nuovi rimedi più mirati e con minori effetti collaterali.

 

La soluzione al vaglio di Ema e Fda

L’Agenzia europea delle medicine (Ema) e il suo corrispettivo statunitense, la Food and Drug Administration (Fda), stanno indagando sugli effetti di due molecole i cui test al momento sembrano dare buoni risultati. Si tratta di due anticorpi che in alcuni soggetti sono in grado di ridurre gli attacchi di emicrania del 50% senza rilevanti effetti collaterali. Secondo Peter Goadsby, ricercatore al King’s College di Londra e autore dello studio ancora in corso, le due molecole studiate sono notevoli proprio per la capacità di agire in modo mirato sui sintomi, una novità rispetto ai farmaci attualmente in commercio.

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Il dolore si “spegne” come un interruttore nella metà dei casi studiati

Le molecole agiscono come un muro fonoassorbente. Tagliando e sedando il sottofondo disturbante che provoca la fastidiosa sintomatologia, il sistema non viene aggravato dai rumori molesti e il dolore sparisce. Chimicamente, il nuovo farmaco è in grado di spegnere l’interruttore della molecola CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina), il vasodilatatore responsabile della trasmissione dell’impulso doloroso durante gli attacchi di emicrania. Questo però accade solo nel 50% dei soggetti trattati con la terapia sperimentale, un risultato comunque interessante, considerando che gli effetti collaterali del farmaco sono molto contenuti.

Occorre però ricordare che l’emicrania è una patologia molto complessa, alla cui patogenesi concorrono vari neurotrasmettitori e non solo il GCRP come: la serotonina, la sostanza P, l’ossido nitrico, la neurochinina A. Inoltre oltre ai fattori genetici anche i fattori ambientali ricoprono un ruolo significativo. Tutto questo rende molto ardua la terapia di questa patologia.

 

La componente placebo e gli alti costi tra i contra della sperimentazione

Ancora non è chiaro quanto l’effetto placebo sia determinante nei buoni risultati finora ottenuti nell’applicazione del nuovo trattamento per l’emicrania. Nei soggetti trattati con le nuove molecole tuttora al vaglio i sintomi sono comunque diminuiti in una significativa percentuale di casi.

L’altro problema non trascurabile risiede nei costi delle cure che, per stessa ammissione dei ricercatori, sarebbero estremamente onerose da produrre. Se avesse successo, è quindi probabile che questa nuova terapia verrebbe messa a disposizione solo ai casi più gravi, a quei soggetti cioè che manifestano crisi di mal di testa così ravvicinate da impedire una vita normale.

 

Il contributo italiano alla ricerca

Anche l’Italia, tramite i vari centri cefalee ospedalieri, sta dando un significativo apporto alla ricerca in corso con la sperimentazione di queste nuove molecole anti-GCRP. Si tratta di un approccio innovativo al problema e questa via intrapresa potrebbe presto dare ottimi risultati e finalmente una buona notizia per chi soffre abitualmente di questa invalidante patologia.

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