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Benessere

Prendersi cura degli altri, un investimento per la longevità?

31/03/2017

Stare vicino agli altri, anche se non fanno parte della famiglia è un comportamento lodevole, con addirittura delle ricadute sulla longevità. Secondo una ricerca pubblicata su Evolution and Human Behavior, gli anziani che aiutano e supportano gli altri vivono di più dei loro coetanei meno altruisti. In ogni caso si tratta di una semplice associazione tra l’atteggiamento cooperativo e la longevità, non potendo dimostrare un effetto diretto del primo sulla seconda.

I ricercatori, provenienti da varie università tra cui quella di Basilea (Svizzera), hanno analizzato i dati raccolti in 20 anni, dal 1990 al 2009, riguardo le abitudini di 500 persone anziane ultra settantenni. Sono stati confrontati i dati relativi a nonni che occasionalmente badavano ai loro nipoti e nonni che invece non lo facevano, ma anche a persone anziane che non avevano figli o nipoti ma che comunque si occupavano dei loro conoscenti, ad esempio nella gestione della casa.

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Questo prendersi cura degli altri – hanno visto i ricercatori – era associato positivamente con la longevità. Metà dei nonni che badavano ogni tanto ai loro nipoti erano ancora vivi 10 anni dopo la loro prima intervista. Lo stesso per i soggetti che badavano ad amici e conoscenti. Dall’altro lato la metà di chi non aveva aiutato nessuno era morto dopo 5 anni dal primo sondaggio.

Non è necessaria la famiglia per dare sfogo all’altruismo

Gli anziani senza congiunti ma che fornivano agli altri supporto emotivo avevano comunque beneficio. Metà di questi aveva vissuto in media altri 7 anni contro i 4 di chi non lo avesse fatto. L’importante è aiutare gli altri, ma senza eccedere: precedenti studi, dicono gli scienziati, hanno suggerito un effetto negativo sullo stress fisico e mentale dell’intenso coinvolgimento emotivo: «Va bene l’altruismo, purché sano», dice la dottoressa Katia Rastelli, psicologa dell’ospedale Humanitas. «Ovvero mettersi in relazione all’altro tenendo in adeguata considerazione i bisogni di entrambi. Valgo io e vali tu, io ho dei bisogni come star bene e riposare, che devo soddisfare prima o, perlomeno, contemporaneamente ai tuoi, altrimenti le energie non potranno essere sufficienti per entrambi. Ama il prossimo tuo come te stesso, non più o prima di te!».

A guadagnarne è il benessere psicologico: «Anche e soprattutto in periodi difficili e di maggiore stress, l’altruismo ci fa sentire utili, dà valore alla nostra vita, ci permette di pensare meno ai nostri problemi ma anche di confrontarci con gli altri per sviluppare nuove strategie di risoluzione dei problemi, ci toglie dall’isolamento, ci permette di condividere pensieri ed emozioni. Noi aiutiamo gli altri ma anche gli altri danno qualcosa a noi: gratitudine, magari anche affetto».

Stare con gli altri mantiene vive attenzione e memoria

«Lo stress si genera quando sentiamo di non avere sufficienti risorse per affrontare quello che la vita ci richiede e, invecchiando, ovviamente aumenta. Tuttavia sarò più protetto se prima mi sono creato una buona rete di supporto in grado di sostenermi nelle future difficoltà. Se non è la famiglia sarà la rete amicale, il vicinato, qualche associazione, la parrocchia… E per far ciò devo aver esercitato piuttosto una buona intelligenza emotiva. Per invecchiare bene serve quindi una buona capacità di dare e ricevere aiuto e affetto».

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«Se da un lato lo studio in oggetto colpisce perché, per evoluzione e invecchiamento, l’anziano, avendo necessariamente meno energie di prima, tendenzialmente le conserva per la sua sopravvivenza, apparendo ai nostri occhi più introverso e concentrato su di sé. Dall’altro però potrebbe essere facilmente spiegabile proprio per quelle persone con maggiori risorse di adattamento ai cambiamenti ma, soprattutto, con maggiori capacità relazionali già presenti in gioventù ed età matura, capaci quindi di chiedere e dare aiuto, quindi più empatiche. Se poi aggiungiamo anche il fatto che gli scambi comunicativi, il confronto, la riflessione servono per mantenere efficienti le funzioni cognitive superiori, come l’attenzione e la memoria, il consiglio che si può dare e’ quello di trascorrere più tempo possibile in compagnia di persone piacevoli», conclude la dottoressa Rastelli.

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