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Benessere

Impariamo l’alfabeto (dei nei)

06/09/2010

Le vacanze sono alle spalle, ma l’abbronzatura è ancora evidente. Attenzione però alla salute della pelle e alla comparsa di macchie sospette.

Sottovalutato o messo in discussione perché, in un mondo ipertecnologico, appare datato. L’alfabeto dei nei risulta, invece, ancora un ottimo strumento di autovalutazione al fine di comprendere se una macchia della pelle rappresenta un rischio. Il pericolo, infatti, è la degenerazione in melanoma, un tumore cutaneo estremamente aggressivo, da cui si può guarire completamente se riconosciuto in tempo. Auto-controllarsi è, insomma, fondamentale. E, in caso di macchia sospetta, rivolgersi al dermatologo, che ha a disposizione attrezzature innovative per una diagnosi accurata. E proteggersi dal sole (ma non come spesso si intende!). Ne abbiamo parlato con il professor Marcello Monti, responsabile di Dermatologia di Humanitas e Docente all’Università di Milano.

Professor Monti, che cos’è l’alfabeto dei nei?
“L’alfabeto dei nei è un modo semplice, veloce e facile da ricordare per riconoscere se una macchia, diciamo un neo, è sospetta. Si utilizzano le prime cinque lettere dell’alfabeto:

A come Asimmetria: se ipotizziamo di dividere il neo a metà con una linea verticale, dobbiamo verificare se le due parti sono uguali (simmetriche) oppure diverse tra loro (asimmetriche). Se la macchia è asimmetrica deve destare preoccupazione.
B come Bordi: i bordi di un neo non pericoloso sono regolari, mentre se sono irregolari e frastagliati è sospetto.
C come Colore: Se il colore si modifica nel tempo o vi sono più colori contemporaneamente si deve accendere una spia di allarme.
D come Dimensioni: i nei hanno dimensioni modeste, in media un diametro di 2-3 millimetri. Meglio approfondire, quindi, se la macchia è piuttosto grande, con un diametro oltre i 6 millimetri.
E come Evoluzione: se la macchia si modifica velocemente cambiando aspetto, quindi, forma, colore o dimensioni oppure se iniziasse a diventare pruriginosa, è bene allertarsi e rivolgersi al dermatologo.

E’, comunque, buona regola eseguire una visita dermatologica almeno una volta all’anno se si ha un numero elevato di nei o famigliarità per melanoma”.

Quali strumenti utilizza il Dermatologo per la diagnosi?
“Al giorno d’oggi esistono strumenti all’avanguardia come il videodermatoscopio computerizzato, in grado di ingrandire la macchia fino a 100 volte per poterla osservare attentamente, mettendo in evidenza particolari che sfuggono o non sono visibili a occhio nudo. Questa attrezzatura permette di fotografare la macchia e archiviarla in formato elettronico. In un successivo controllo la macchina in automatico confronta le immagini, precedente e attuale, e segnala se vi sono stati cambiamenti e di che entità. Sarà poi lo specialista a valutare se procedere con l’intervento chirurgico di rimozione o se proporre un ulteriore controllo nel tempo. La rimozione di una macchia o neo sospetto si esegue chirurgicamente in anestesia locale direttamente in ambulatorio. Non si deve distruggere la macchia o neo con Laser o Ago Elettrico perché potenzialmente pericoloso”.

Il sole è un fattore di rischio?
“Sì, ed è bene proteggere la pelle, ma non come oggi comunemente si intende. Non significa applicare una crema solare con filtri UV e poi esporsi al sole. Le creme solari, infatti, danno una protezione parziale, per tempi brevi, e non sono sempre tollerate da tutti. Meglio utilizzare gli appositi costumi coprenti, oggi facilmente reperibili, il cappello e gli occhiali scuri. Queste regole valgono soprattutto per i bambini. La stessa Comunità europea avverte di non esporre i bambini fino a 4 anni al sole diretto e di non utilizzare per loro creme solari. Sembra, infatti, che il numero di nei sulla pelle sia proporzionale all’esposizione al sole ricevuta nei primi 4 anni di vita indipendentemente dall’uso di creme solari o no. Quindi meno sole, meno nei, meno pericoli”.

A cura di Lucrezia Zaccaria

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