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Benessere

Mal di schiena, un disturbo ‘democratico’

10/06/2004

Colpisce praticamente tutti, almeno una volta nella vita: si calcola infatti che otto persone su dieci abbiano sperimentato il mal di schiena in forme più o meno acute, sporadiche o ricorrenti. Del resto, in molti paesi tra i quali gli Stati Uniti e la Germania la lombalgia è al primo posto, insieme alle malattie dell’apparato respiratorio, tra i motivi che spingono una persona a chiedere l’intervento del medico di famiglia, ad assentarsi dal lavoro e a richiedere un prepensionamento o un’invalidità civile. Solo negli Stati Uniti, ciò si traduce in una spesa di 23 milioni di dollari all’anno, senza contare i costi indiretti.
L’incidenza del mal di schiena è in aumento, e su questo fenomeno si sono avanzate molte interpretazioni, nessuna delle quali è esauriente. “In parte ciò accade perché la vita media si è allungata ed è quindi cresciuta la popolazione interessata da questo disturbo, ma la fascia di età più colpita è tra i 20 e i 65 anni, e ciò rende la spiegazione parziale” spiega Riccardo Rodriguez y Baena, responsabile dell’Unità operativa di neurochirurgia di Humanitas. “Un altro motivo, anch’esso non esaustivo, è il cambiamento dello stile di vita, diventato molto più sedentario rispetto a quello di qualche generazione fa. Non è stato tuttavia dimostrato con chiarezza se esista un legame tra le due cose. Infine, un ruolo lo gioca di sicuro la maggior attenzione alla propria salute tipica delle società più avanzate, che spinge a medicalizzare anche disturbi e condizioni che un tempo si accettavano con più serenità. Ciononostante è indubbio che ci sia un aumento di casi, e non sappiamo ancora bene perché” conclude Rodriguez y Baena. “Di sicuro lo sforzo, spesso identificato come origine del dolore, in realtà non è la causa diretta, ma è la causa scatenante che agisce su una situazione critica”.

Che cos’è il mal di schiena
La lombalgia è quindi un disturbo davvero comune, ma che cos’è realmente? Da che cosa è determinato? “Quale che sia la causa, il dolore nasce quando i nervi vengono compressi. Tra le vertebre, infatti, ci sono i dischi intervertebrali, che funzionano come ammortizzatori naturali, impedendo alle prime di entrare in contatto e assorbendo la pressione esercitata sulla colonna; i dischi sono agevolati nelle loro funzioni da fasce muscolari e dalla presenza di un liquido, che però inizia a degenerare e ad asciugarsi a partire dai 20 anni. Man mano che il liquido si riduce e i muscoli perdono elasticità viene meno la funzione dei dischi, i quali, a loro volta, si assottigliano e si appiattiscono, allargando il proprio diametro. Quando tale allargamento è eccessivo si ha una protrusione, che è la causa principale di dolore. La fase successiva è quella della vera e propria ernia, che si determina quando le fibre dell’anello che circonda la parte centrale del disco (chiamata nucleo polposo) si sfilacciano e si lacerano. A quel punto il nucleo polposo esce dal canale e va a schiacciare le radici del nervo sciatico, provocando un dolore che spesso si espande fino alla gamba” spiega Rodriguez. Va ricordato, inoltre, che lo sforzo può funzionare da causa scatenante, ma solo se vi è una situazione già compromessa.
Infine, il mal di schiena viene distinto in acuto, quando dura al massimo tre mesi, e cronico, quando si protrae per periodi più lunghi e tende a ripresentarsi periodicamente.

La diagnosi
La diagnosi delle cause specifiche della lombalgia è difficile anche per gli esperti, a meno di non essere in presenza di malattie gravi quale un’osteoporosi estesa, un’infezione, una frattura o un tumore. Nel caso del mal di schiena più comune, invece, è molto frequente che non si arrivi a un responso: solo nel 7-8 per cento dei casi, infatti, si tratta di un’infiammazione del nervo sciatico dovuta a un’ernia o a una protrusione. Nonostante ciò molti medici, specialisti e no, prescrivono esami di vario tipo. Tra essi i più comuni sono le risonanze magnetiche, le TAC e le radiografie, seguiti da mielografie, TAC-mielografie, elettromiografie, potenziali evocati somato-sensoriali e scintigrafie ossee. Tuttavia “nella stragrande maggioranza dei casi” commenta Rodriguez “sono inutili, costosi e non privi di rischi, se prevedono l’impiego di radiazioni. Bisognerrebbe invece attendere almeno un mese e vedere se i sintomi scompaiono da soli, anche perché non è affatto detto che un difetto dei dischi emerso con un test specifico sia poi la vera causa del dolore. Anzi, accade spesso che si venga a conoscenza di una protrusione o di un’ernia, magari congeniti, che si decida di intervenire – anche per via chirurgica – e che poi, alla fine, il dolore non scompaia”. In proposito, uno studio pubblicato di recente sulla rivista americana JAMA ha dimostrato che, tra chi si sottopone a un esame, più della metà si ritrova con una diagnosi di questo tipo, senza che però ciò abbia la minima influenza sull’andamento successivo del disturbo. Del resto, che ci sia un eccesso di esami lo confermano i dati sull’incidenza: ogni anno, spiega il neurochirurgo, nella sola Lombardia, vengono catalogati più di un milione di nuovi “pazienti”, con una spesa di 500 milioni di euro: un numero che sicuramente eccede quello delle persone che hanno davvero bisogno del medico.

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