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Benessere

Dolori al basso ventre? Può essere colpa del nervo pudendo

05/02/2008

È un piccolo nervo che appartiene al Sistema Nervoso Periferico che può, a causa di intrappolamenti, causare forti dolori spesso invalidanti, la cui origine non viene sempre identificata con facilità. Il paziente passa da uno specialista all’altro, urologo, ginecologo ad esempio. Ma il problema è neurologico: il nervo pudendo, compresso, provoca i dolori. Una volta arrivati alla diagnosi la soluzione è a portata di mano: un piccolo intervento chirurgico libera il nervo intrappolato. Il paziente non sente più dolore e può riprendere una vita normale. Ce ne parla il prof. Francesco Crotti, Direttore della Clinica Neurochirurgica dell’Università di Sassari e consulente per le lesioni del Sistema Nervoso Periferico dell’Unità Operativa di Neurochirurgia di Humanitas diretta dal prof. Riccardo Rodriguez Y Baena.

Un nervo del Sistema Nervoso Periferico
“Il nervo pudendo – spiega il prof. Crotti – è un nervo periferico che raccoglie la sensibilità dell’area inguinale, genitale e perianale. È inoltre un nervo motore viscerale, controlla cioè le funzioni della vescica, dell’alvo e del piacere. Nell’ambito delle disfunzioni legate a questo nervo, dunque, possono rientrare i problemi più disparati: dolori diffusi al basso ventre, vaginismo, prostatiti, impotenza… Malgrado la localizzazione del dolore, non si tratta di un problema ginecologico o urologico od oncologico, anche se i pazienti si recano sempre da questi specialisti per cercare di individuare la causa del dolore. La nevralgia non è solo secondaria, non dipende cioè solo da patologie infiammatorie o tumorali. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’11% dei maschi adulti soffre di prostatite: il 95% di queste prostatiti viene classificata come abatterica e non tumorale, dove il dolore nasce inspiegabilmente, senza avere alla base una causa infiammatoria o tumorale”.

Il nervo rimane intrappolato
Spesso l’origine di forti dolori nella regione pubica è l’intrappolamento del nervo pudendo e il solo modo per risolvere il problema, in questo caso, è intervenire chirurgicamente per liberare il nervo. Il nervo rimane compresso nel passaggio attraverso strettoie anatomiche o canali. Queste situazioni anatomiche di compressione cronica si possono creare, ad esempio, a causa di attività sportive, nell’età dello sviluppo, che hanno ipertrofizzato la crescita di spine ossee e legamenti che in età matura comprimeranno il nervo, oppure a causa di cedimenti strutturali delle parti anatomiche (pelvi e perineo), di stitichezza cronica, di pregresse situazioni infiammatorie o chirurgiche che si sono succedute nella regione pelvica. La compressione comporta l’attivazione delle fibre dolorifiche in maniera spontanea e può causare, con il tempo, la morte delle fibre stesse. Si possono individuare segni clinici tipici di questa nevralgia da intrappolamento: dolore a livello genitale, inguinale, perianale; disfunzioni a livello della vescica, dell’alvo o nel campo sessuale; dolore accentuato da determinate situazioni, quali lo stare seduti.
Si tratta di una patologia ben poco conosciuta in Italia: da qui la difficoltà di arrivare a una diagnosi e quindi risolvere un problema che spesso diventa invalidante per il paziente (non riesce più a dormire, a stare seduto, a condurre una vita normale). In Francia, ad esempio, sono oltre un migliaio all’anno gli interventi di questo tipo, da noi sono solo poche decine. Per fortuna, sta aumentando la consapevolezza nei confronti di questa patologia e quindi anche la possibilità di offrire al paziente una soluzione efficace al problema.

La soluzione: tre tipi di intervento
La prima valutazione del paziente è di tipo clinico: ci sono manovre di pressione su determinati punti di passaggio del nervo che possono attivare il dolore. Una volta esclusa la presenza di un processo infiammatorio o tumorale, va effettuata la prova del “blocco anestetico”: si sottopone il paziente a una TAC, bloccando il nervo in due punti precisi che è stato dimostrato essere a rischio di compressione. Il blocco anestetico si effettua tramite l’iniezione nel nervo di anestetico. In questo modo lo specialista è in grado di ottenere una conferma alla diagnosi di intrappolamento del nervo pudendo. Il blocco anestetico, in determinati casi, può essere utilizzato come terapia per sedare il dolore, ma il suo effetto è limitato nel tempo.
Il modo definitivo per risolvere questo disturbo è un intervento chirurgico che liberi il nervo intrappolato e ne impedisca la compressione. Si può optare per tre diversi tipi di intervento: per via perineale, attraverso un’incisione a lato del retto; per via posteriore, tramite un’incisione vicino al solco transgluteo; per via endoscopica transvaginale, attraverso un’incisione nella vagina. La scelta dell’uno o dell’altro procedimento dipende soprattutto dalla localizzazione del tratto di nervo affetto da compressione. I risultati sono molto buoni: il dolore scompare in circa l’80% dei casi trattati, la sua scomparsa non è immediata ma passa attraverso un miglioramento lungo e costante nel tempo.
In Humanitas i pazienti affetti da questo disturbo trovano una diagnosi certa e la soluzione ai loro problemi.

A cura di Elena Villa

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