Benessere

Attenzione al telefonino

19/06/2001

Periodicamente le onde elettromagnetiche invadono stampa e televisione creando allarmismo. Sugli scudi possibilità e il rischio che siano causa di alcune forme di tumore. I campi elettromagnetici a bassa frequenza vengono generati dal passaggio di corrente in un filo e quindi da qualunque apparecchio elettrico (una radio, un forno a microonde) ma in questi casi hanno un’intensità talmente bassa da non poter creare alcun pericolo per la salute. I timori nascono solo quando si tratta di campi magnetici di una certa intensità, che possono essere prodotti solo da un passaggio di corrente molto consistente: Ciò si verifica nelle linee ad alta tensione oppure nel caso dei telefonini, quando il campo è molto vicino al corpo umano.

Un pericolo a portata di orecchio
La domanda che si pongono i medici, ma anche i semplici cittadini, è se i campi magnetici a bassa frequenza possano provocare il tumore per una presunta capacità delle onde dei campi magnetici di interferire con il Dna danneggiandolo. Sull’argomento attualmente non si sa nulla di preciso. Le ricerche di laboratorio condotte su cellule isolate o su animali danno per il momento risultati discordanti e gli studi epidemiologici non permettono di raggiungere conclusioni definitive, per quanto invitino alla precauzione.

Onde elettromagnetiche e politica
In piena bufera Radio Vaticana l’allora ministro Umberto Veronesi aveva cercato di smorzare i timori sui pericoli delle onde elettromagnetiche spiegando che tali onde non rientrano tra i 151 agenti elencati dall’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (IARC) come cancerogeni certi o probabili per l’uomo. Questo è vero, ma c’è un ma: la IARC includerà i campi elettromagnetici nel suo programma di valutazione soltanto nei prossimi due anni, pertanto attualmente ogni riferimento all’Agenzia è prematuro. Se le ricerche di laboratorio non offrono certezze qualche informazione, anche se solo indicativa, può venire dalle indagini epidemiologiche.
Gli studi condotti sinora fanno pensare che gli adulti non corrano alcun rischio a causa delle onde elettromagnetiche, mentre nel caso dei bambini un’esposizione prolungata potrebbe far crescere il rischio di ammalarsi di leucemia. In Gran Bretagna una commissione indipendente dell’Ente Nazionale per la Radioprotezione ha riesaminato un numero considerevole di ricerche condotte fino ad oggi sull’argomento ed è giunta alla conclusione che i bambini che vivono in prossimità di campi elettromagnetici di intensità superiore a 0,4 microtesla (i tesla sono l’unità di misura dell’intensità del campo elettromagnetico, un campo di 0,4 microtesla è relativamente alto) corrono un potenziale rischio, anche se, sottolinea Michael Clarke, membro della commissione scientifica “in realtà questo rischio di leucemia potrebbe non avere nulla a che vedere con le linee ad alta tensione, ma essere legato ad altri fattori”.

Uno studio tedesco
D’altra parte, secondo uno studio tedesco molto recente il pericolo di leucemia infantile inizia a 0,2 microtesla. Nel nostro Paese la soglia di esposizione alle onde elettromagnetiche, in prossimità di cavi e tralicci, è 0,5 microtesla, con l’obiettivo di qualità di 0,2 in vicinanza di scuole.
Secondo l’epidemiologo Benedetto Terracini i dati disponibili e le ipotesi fatte fino a ora lasciano supporre che il rischio (assoluto) per gli esposti alle onde elettromagnetiche generate da cavi ad alta tensione sia inferiore a quello derivante da altre esposizioni ambientali e in Italia il numero di tumori infantili che tali radiazioni possono causare sarebbe di poche unità annue.
Questo dato non è di alcun conforto per i genitori di quei sei o otto bambini italiani candidati (forse) ad ammalarsi di leucemia nel 2001 a causa dell’esposizione a campi elettromagnetici, ma è l’unico parametro scientificamente rilevante attraverso il quale si può gestire il problema.

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