Nausea, vomito, diarrea, febbre e crampi addominali: sintomi che, da soli, non permettono di distinguere se si è di fronte a un’intossicazione alimentare o a un’infezione virale intestinale.
Le due condizioni si sovrappongono non solo per la sintomatologia, ma anche per i patogeni coinvolti: il norovirus, ad esempio, è responsabile di entrambe. Eppure, alcune differenze nel modo in cui insorgono e si trasmettono possono fornire indicazioni utili per comprenderne l’origine. Ne parliamo con il dottor Marco Dal Fante, gastroenterologo presso Humanitas San Pio X.
Intossicazione alimentare: le cause
L’intossicazione alimentare è provocata dall’ingestione di cibi contaminati da microrganismi patogeni o dalle tossine che essi producono.
Oltre al norovirus, tra i principali agenti responsabili ricordiamo batteri come Salmonella, Escherichia coli, Clostridium perfringens, Staphylococcus aureus, e parassiti come Trichinella spiralis, veicolo della trichinosi.
La contaminazione può avvenire in diverse fasi della filiera alimentare: dalla produzione fino alla conservazione e preparazione domestica. Anche errori banali, come lasciare una pietanza che contiene maionese esposta al sole per ore, magari durante una gita fuori porta, possono favorire la proliferazione batterica.
Che cos’è il virus intestinale e come si trasmette?
Si stima che nel mondo ogni anno si verifichino circa 2 miliardi di casi di gastroenterite infettiva e di questi casi la maggior parte è provocata da virus intestinali.
Con “virus intestinale” o “influenza intestinale” ci si riferisce comunemente a infezioni virali che colpiscono l’apparato digerente.
Il norovirus è il patogeno più frequente negli adulti, mentre il rotavirus è prevalente nei bambini.
Anche l’influenza, una malattia prevalentemente respiratoria, si manifesta frequentemente con sintomi gastrointestinali che includono nausea, vomito, diarrea e dolore addominale.
Queste infezioni si diffondono attraverso il contatto diretto con persone infette, superfici contaminate o acqua non potabile. Anche il consumo di alimenti contaminati può essere un veicolo, ma non è l’unica modalità di trasmissione.
Il norovirus è particolarmente resistente e può sopravvivere a lungo sulle superfici. Inoltre, chi ne è colpito può continuare a trasmetterlo anche dopo la scomparsa dei sintomi, fino a due settimane.
Quali sono i sintomi di intossicazione alimentare?
I sintomi di un’intossicazione alimentare possono essere:
- nausea
- vomito
- dolori e crampi addominali
- diarrea (acquosa, con muco o sangue)
- febbre
- debolezza.
Quali sono i sintomi di virus intestinale?
I sintomi di influenza intestinale sono:
- nausea
- vomito
- diarrea acquosa
- crampi addominali
- febbre
- brividi
- dolori muscolari
- mal di testa
- astenia.
Come distinguere un’intossicazione alimentare da un virus intestinale?
La distinzione non è sempre semplice, ma alcuni aspetti possono aiutare. L’intossicazione alimentare ha in genere un esordio più rapido, con sintomi che compaiono da mezz’ora a otto ore dopo l’ingestione del cibo contaminato, perché le tossine batteriche agiscono direttamente sull’intestino. Al contrario, nel caso di un’infezione virale, il virus deve prima replicarsi: i sintomi compaiono tra 12 e 48 ore dopo l’esposizione.
La durata della sintomatologia può essere un altro indizio. Un’intossicazione alimentare lieve tende a risolversi nell’arco di 12-24 ore, mentre un’infezione da norovirus può protrarsi per alcuni giorni. Le infezioni parassitarie, infine, possono restare silenti per settimane o mesi prima di manifestarsi.
La diagnosi si basa su un’attenta valutazione clinica, considerando sintomi, storia alimentare e possibili contatti con persone infette. Gli esami colturali delle feci permettono di identificare i patogeni coinvolti, siano essi batteri, virus o parassiti. In ambito epidemiologico, ad esempio durante focolai in ambienti chiusi come navi da crociera o case di riposo, questi test assumono particolare importanza.
Intossicazione o virus intestinale: cosa fare?
Nella maggior parte dei casi, entrambe le condizioni possono essere gestite a domicilio, con riposo, reidratazione e una dieta leggera. Sono utili anche farmaci sintomatici come antidiarroici (loperamide), antipiretici (paracetamolo) o antiemetici.
Gli antibiotici sono riservati a specifiche infezioni batteriche, mentre gli antivirali raramente trovano impiego nelle gastroenteriti virali.
In presenza di sintomi gravi o persistenti, può essere necessario un trattamento medico più intensivo, soprattutto in soggetti fragili come anziani, donne in gravidanza, immunocompromessi o bambini piccoli.
Quando è necessario rivolgersi al medico?
Bisognerebbe consultare uno specialista se si presentano:
- diarrea sanguinolenta o persistente oltre i tre giorni
- vomito incoercibile
- incapacità di assumere liquidi
- febbre elevata (>39 °C)
- dolori addominali intensi
- alterazioni dello stato mentale
- segni di disidratazione (bocca secca, urine scarse, vertigini)
- feci nere o catramose.
