Artrite reumatoide, uomini e donne rispondono in modo diverso alle terapie?

Tra le malattie infiammatorie croniche l’artrite reumatoide è una patologia che più interessa il sesso femminile. Il genere, però, non si assocerebbe soltanto a una maggiore incidenza della malattia: donne e uomini tendono a ricevere diverse terapie e rispondere diversamente a questi trattamenti. È quanto hanno indagato dei ricercatori in uno studio presentato all’ultimo congresso dell’American College of Rheumatology. Ne parliamo con il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia Clinica di Humanitas e docente dell’Università degli Studi di Milano.

Artrite e genere

L’artrite reumatoide è una malattia sistemica che colpisce la sinovia delle articolazioni, in particolare di mani e piedi ma la cui infiammazione si estende a tutto il corpo. Tra i due sessi le donne sono colpite in misura maggiore degli uomini con un rapporto di circa tre a uno. Probabilmente nell’insorgenza e nell’evoluzione della patologia giocano un ruolo determinante gli ormoni femminili; ecco perché con la gravidanza i sintomi dell’artrite reumatoide possono diventare molto meno intensi.

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Inoltre, sempre nel sesso femminile, la patologia ha un esordio più precoce, è associata a un quadro clinico più severo e di raggiunge con più difficoltà la remissione stabile della malattia. In altre parole i sintomi tendono a persistere più a lungo. Naturalmente, i due eventi riproduttivi più importanti nella vita di una donna, ovvero la gravidanza e la menopausa, hanno un impatto maggiore sulla malattia.

Limitandoci però alla differenza tra i sessi, gli uomini sembrano infatti rispondere meglio al trattamento con farmaci antireumatici. Alla luce di questo dato il trattamento dell’artrite reumatoide è cucito su misura rispetto alle due categorie di pazienti.

La ricerca

Il team di scienziati, guidato da una ricercatrice della Leiden University (Paesi Bassi), ha analizzato i dati relativi a un gruppo di pazienti che manifestava i sintomi dell’artrite reumatoide da meno di cinque anni. I partecipanti allo studio sono stati seguiti per almeno tre mesi per valutare l’impatto dei diversi trattamenti sul grado di attività della patologia.

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Tendenzialmente i trattamenti di prima scelta per i pazienti uomini e le pazienti donne erano diversi. E in queste la risposta alla terapia era peggiore degli uomini. Tuttavia – concludono i ricercatori – nel caso di terapia a base di idrossiclorochina, un farmaco antimalarico utilizzato per l’artrite reumatoide e per il lupus, da solo o in combinazione con altri farmaci, non sono emerse nel tempo differenze significative.