Malattie infiammatorie dell’intestino, nuove cure dalla ricerca

Comprendere i meccanismi che sono alla base dell'infiammazione e costruire farmaci in grado di controllarla. È l'obiettivo di chi studia queste patologie.

“Il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa colpiscono in Italia circa 170mila persone e negli ultimi anni il numero dei casi è aumentato di 20 volte. Si tratta di patologie che colpiscono in giovane età, tra i 15 e i 45 anni e che hanno un impatto notevolmente negativo sulla vita del paziente. Il problema, fino ad oggi, è il fatto che le cause scatenanti sono ancora in larga parte sconosciute e le cure che abbiamo a disposizione non sono risolutive. Per individuare terapie efficaci è fondamentale conoscere a fondo le cause scatenanti di queste patologie e i processi con i quali si sviluppano nell’organismo”, spiega il professor Silvio Danese, medico e ricercatore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Istituto Clinico Humanitas, diretta dal prof. Alberto Malesci.

Un’autostrada senza caselli
Questi fenomeni sono generati, probabilmente, da una risposta abnorme e incontrollata dei nostri sistemi difensivi, nei confronti di batteri comunemente coinvolti nelle funzioni dell’intestino. Un’ipotesi che sembra trovare conferma nelle scoperte più recenti. “Abbiamo compreso che lo sviluppo di queste malattie è possibile anche grazie alla mancanza di un meccanismo di controllo dell’infiammazione che procede, quindi, senza freni”, spiega Danese. “I globuli bianchi vengono richiamati dal flusso sanguigno al tessuto dove il nostro apparato difensivo segnala un allarme. Durante questo percorso attraversano l’endotelio, nel quale è presente un sistema di regolazione che dovrebbe impedire un afflusso eccessivo di queste cellule ed evitare, quindi, che il fenomeno infiammatorio danneggi l’organismo stesso. Nei casi di malattie infiammatorie croniche intestinali, abbiamo scoperto che questo meccanismo di controllo è assente”.

“In sostanza è come se l’endotelio fosse un’autostrada su cui si spostano i globuli bianchi, improvvisamente venissero eliminati tutti i caselli e il traffico sfuggisse a qualunque tipo di controllo. Sappiamo che questo meccanismo è regolato anche da proteine coinvolte nei processi di coagulazione che, normalmente, non hanno a che fare con il traffico dei globuli bianchi. Abbiamo compreso inoltre che l’equilibrio viene alterato dalla presenza di citochine infiammatorie, le proteine che attivano il sistema immunitario. Una di queste è sicuramente il TNF, il fattore di necrosi tumorale, che ha un ruolo più generale in questi processi”. Nelle terapie per il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, vengono già impiegati con una certa efficacia anticorpi per bloccare l’azione del TNF. Ora i ricercatori vorrebbero identificare con maggiore precisione quali sono le proteine coinvolte nella controllo di questi “caselli autostradali” per poter elaborare un farmaco in grado di ristabilire l’equilibrio.

Sviluppi anomali
Un altro fenomeno correlato alle malattie infiammatorie croniche intestinali è l’anomalo sviluppo, a livello locale, del sistema linfatico, l’apparato di produzione e trasporto dei linfociti e di altre cellule dell’immunità. “L’aumento del sistema linfatico nell’intestino”, chiarisce Danese, “offre una maggiore superficie di scambio attraverso cui possono giungere un numero più elevato di cellule infiammatorie. Aggiunge altre uscite alla nostra ‘autostrada’ e il traffico aumenta ulteriormente. Ma il fatto più rilevante è che proprio nel sistema linfatico avviene il priming delle cellule immunitarie, ovvero alle cellule viene insegnato a riconoscere il ‘nemico’. E, nel caso di patologie autoimmuni come queste, siamo noi stessi. Anche in questo caso siamo passati alla fase in cui stiamo cercando di identificare le proteine in grado di modulare il fenomeno”.

Nello sviluppo del morbo di Crohn e della rettocolite ulcerosa è coinvolto un processo comune anche in molte forme tumorali e che i ricercatori hanno studiato a fondo, come racconta Danese: “Come accade in molte neoplasie, anche nelle malattie infiammatorie croniche intestinali si verificano fenomeni di angiogenesi. Ovvero si formano un numero di vasi superiore al normale, che contribuiscono a portare sostanze nutritizie. Nel caso dei tumori alimentano lo sviluppo delle cellule neoplastiche. Qui contribuiscono ad aumentare l’infiammazione, portando più ossigeno a cellule come i globuli bianchi. Per interrompere questo processo stiamo utilizzando l’ATN161, un farmaco già impiegato con la stessa funzione nelle terapie antitumorali. In questo caso diventa importante verificare se sarà possibile somministrarlo per lunghi periodi, visto che in casi come il morbo di Crohn la terapia può durare anche tutta la vita”.

Di Carlo Falciola

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