Perché si rimandano decisioni importanti? Questione di istinto

Perché rimandare una decisione che si sa essere quella giusta? Un gruppo di ricercatori dell’università di Harvard (Usa) ha da tempo condotto una serie di studi sugli aspetti decisionali del comportamento umano cercando di rispondere a questa domanda: perché le persone tendono a procrastinare?

In una ricerca pubblicata su Organizational behavior and human decision processes, si mostra come le persone fanno le scelte giuste, quelle dell’ambito del dover essere, se sanno di poter rendere operanti queste scelte in un futuro remoto e non nel futuro prossimo. In una sola parola amano procrastinare.

“Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi” è un assunto che molte persone tendono a eludere. Si sa che quella è la cosa giusta da fare, perché porterà dei benefici nel futuro, ma appena arriva il momento di decidere si entra in crisi. È una sorta di conflitto tra quello che si deve fare e quello che invece si vuol fare. Perché?

Il team ha somministrato a quattro campioni altrettanti questionari. Dai risultati è emerso ad esempio che i partecipanti sono più generosi nel fare beneficenza se devono dar soldi che guadagneranno in futuro e non ciò che hanno nel portafogli. Oppure, sebbene tutti siano concordi sull’utilità di un piano finanziario di previdenza, al momento della scelta di iscriversi a questo piano le risposte cambiano. Se la scadenza è imminente solo il 30% del campione è a favore dell’iscrizione, se invece la scadenza è più lontana allora più del 70% si dice d’accordo.

Nel rimandare certe decisioni pesano l’istinto e la voglia di avere subito benefici

«I risultati di questa ricerca incontrano il buon senso. È chiaro che l’uomo ha da sempre combattuto con se stesso confrontandosi con due pulsioni di piacere, quella dell’oggi e quella del domani», dice il professor Giuseppe Scotti, neuroradiologo dell’ospedale Humanitas.

«Spesso si agisce di istinto cercando una soddisfazione immediata. Se vogliamo cercare una radice nella nostra evoluzione, si può ipotizzare un contrasto tra due parti del nostro cervello. Il “neocervello” – spiega il professore – ovvero la zona degli emisferi cerebrali e della corteccia dove c’è il senso della critica e delle soluzioni intelligenti, che si è sviluppata più tardi, soccombe di fronte all’“archicervello”, la parte invece più profonda, che regola i processi legati alla sopravvivenza».

«Al di là dei semplici questionari della ricerca in esame, delle indicazioni utili per capire perché le persone rimandano le decisioni importanti possono arrivare dalla neuroeconomia – aggiunge lo specialista. Una disciplina recente che ricorre a esami del funzionamento del cervello come la risonanza magnetica funzionale, per capire cosa succede al cervello nel momento in cui un soggetto prende decisioni economiche. Così si può capire, ad esempio, come su quelle decisioni pesino non solo la razionalità ma anche le emozioni».

Come si può diventare più previdenti e consapevoli e meno propensi a rimandare?

«Anche in questo caso ci aiuta il buon senso. Per fare scelte migliori si può pensare di rendere più gratificante la decisione immediata e più “punitiva” la decisione di domani», conclude il professor Scotti.

 

Decision making, articoli correlati: