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Prevenzione

11 Giugno 2013

Ecografia ostetrica, villocentesi, bi-test: tutti gli esami in gravidanza

Ecografia ostetrica, analisi del sangue, translucenza nucale, bi-test, villocentesi, amniocentesi. Gli esami da eseguire nel corso della gravidanza hanno la fondamentale funzione di tenere sotto controllo la salute del feto e della mamma in attesa. Vediamoli uno per uno, su Humanitas Salute

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L’attesa di un figlio comporta cambiamenti fisici ed emotivi eccezionali per una donna. Durante i mesi che precedono il parto è necessario sottoporsi ad alcuni esami, per verificare l’andamento della gravidanza. Altri invece sono facoltativi e si eseguono in alcuni casi specifici. Vediamo in dettaglio ecografia ostetrica, analisi del sangue, translucenza nucale, bi-test, villocentesi e amniocentesi.

 

Ecografia ostetrica

L’ecografia è un’indagine strumentale che si avvale di onde sonore ad alta frequenza che attraverso un trasduttore attraversano il corpo della donna. Le onde vengono riflesse dai tessuti solidi del bambino e tradotte in immagini sullo schermo. L’esame si esegue a vescica piena perché ciò consente di ottenere immagini più nitide. La gestante è sdraiata e le viene applicato un gel lubrificante sull’addome per agevolare il contatto con il trasduttore che verrà mosso avanti e indietro dal medico che esegue l’ecografia.

La prima ecografia viene eseguita entro la 12ª settimana di gestazione per stabilire la datazione della gravidanza e misurare il feto. Le principali misure prese sono lunghezza cranio-caudale (dalla testa al coccige) e diametro biparietale (distanza tra le due ossa parietali sui lati della testa). Si controlla inoltre il cuore del feto ed è possibile vederlo battere. In caso di ecografia transvaginale viene invece introdotta una sonda nella vagina, questa procedura non è dolorosa e non è rischiosa per il bambino.

Alla 18-20ª settimana viene eseguita l’ecografia morfologica che fornisce un quadro chiaro degli organi e consente di individuare eventuali anomalie strutturali. Si controlla il battito cardiaco fetale e si verifica la presenza delle quattro camere cardiache; nella cavità addominale si esaminano forma e dimensioni dello stomaco, dell’intestino, del fegato, dei reni e della vescica. Il diaframma deve essere sviluppato e viene appurata la crescita dei polmoni. Si controlla che le ossa del cranio siano complete e si accerta lo stato di ciascuna vertebra, alla ricerca di un’eventuale spina bifida. A livello cerebrale si verifica lo stato dei ventricoli e del plesso coroideo. Si registra la posizione della placenta e si controlla il cordone ombelicale e il suo punto di inserimento nella placenta. Si valuta infine il volume di liquido amniotico ed è talvolta possibile determinare se il bimbo è maschio o femmina, se l’ecografia mostra il pene del nascituro.

Alla 32-34ª settimana circa viene eseguita un’altra ecografia se in precedenza la placenta era in posizione anteriore per verificare se ne è avvenuto lo spostamento.

 

Analisi del sangue

Gli esami del sangue sono di routine per le donne incinta, il medico potrebbe chiedere esami specifici in base alle condizioni di ciascuna gestante. Si procede alle analisi per: gruppo sanguigno, livello di emoglobina ed emocromo, immunità alla rosolia (rubeotest), malattie a trasmissione sessuale, anemia falciforme e talassemia, epatite B e C.

 

Lo screening del primo trimestre

I test di screening non sono obbligatori, sarà la coppia a scegliere se sottoporvisi o meno. La maggior parte dei bambini nasce sana, in altri casi le anomalie hanno in genere origine durante lo sviluppo fetale e sono attribuibili a difetti genetici ereditari, problemi congeniti, esposizione a sostanze tossiche o a cause non ancora conosciute. Se lo screening individua un’anomalia spetterà poi alla coppia valutare il da farsi.

 

Translucenza nucale

Tra l’11ª e la 14ª settimana di gestazione attraverso un’ecografia si misura lo spessore del liquido sottocutaneo presso la nuca del feto. Se lo spessore è inferiore a 3 millimetri è improbabile che il feto sia affetto da anomalie. Questo test fornisce un’indicazione del rischio e non la certezza assoluta che il piccolo sia affetto dalla sindrome di Down.

 

Bi-test

I dati della translucenza nucale vengono combinati con i risultati di un prelievo di sangue materno di due proteine placentari: la beta-gonadotropina corionica umana (b-HCG) e la proteina plasmatica A associata alla gravidanza (PAPP-A). Un software elabora i dati ed effettua un calcolo del rischio statistico che il feto abbia la Trisonomia 21 (Sindrome di Down) o la Trisonomia 18 (Sindrome di Edwards).

 

Villocentesi

Questo test viene di solito eseguito all’11ª-13ª settimana di gestazione e prevede una biopsia (prelievo di tessuto) della placenta. Questo esame viene fatto quando si sospetta un disordine genetico o un’anomalia cromosomica. Si esegue in anestesia locale introducendo un doppio ago all’interno dell’utero, in modo tale da accedere ai villi coriali placentari. All’altra estremità dell’ago viene inserita una siringa contenente liquido di coltura, deputata ad aspirare le cellule della placenta.

 

Amniocentesi

Si esegue in genere a partire dalla 16ª settimana di gravidanza e prevede il prelievo di liquido amniotico che circonda il feto e l’analisi in laboratorio dei cromosomi alla ricerca di eventuali anomalie o disordini. Questo esame viene consigliato nei casi in cui:

  • in famiglia vi siano casi di bambini affetti da sindrome di Down o altre anomalie cromosomiche;
  • la madre ha oltre 35 anni;
  • la translucenza nucale è risultata positiva o gli screening sierologici abbiano evidenziato un alto rischio nella gravidanza in corso.

 

A cura di Valeria Leone

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