Prevenire due tumori su cinque? Difficile, ma possibile!

Si celebra il 4 febbraio il World Cancer Day, con lo scopo di sensibilizzare la popolazione dei molti paesi (oltre cinquanta) nei quali si tengono eventi collegati a questa ricorrenza. Il tema di questa edizione è di estrema importanza: la prevenzione. L’associazione che promuove il World Cancer Day, la UICC (Union for International Cancer Control), ha calcolato infatti che le diagnosi di cancro siano destinate ad aumentare del 50% nei prossimi 15 anni, passando da 14 a più di 21 milioni su base annuale (vedi infografica in inglese).

La letteratura scientifica ci dice che in teoria, agendo correttamente e tempestivamente su stile di vita ed abitudini alimentari, sarebbe possibile prevenire dal 30% al 40% dei casi. Nella pratica sappiamo però che non è sempre facile mantenere i buoni propositi, sia per aspetti personali che per fattori esterni che ci influenzano.

“Acquisire stili di vita salubri inizia in famiglia, dalle piccole cose. Una sana alimentazione, varia e regolare, abituarsi fin da piccoli ad avere una vita attiva e mantenere un equilibrio rispettoso dei propri limiti sono buone abitudini che si possono apprendere da subito e mantenere in ogni fase della vita. Al contrario, se abbiamo bisogno di modificare alcuni comportamenti che ci rendiamo conto essere potenzialmente dannosi per la nostra salute, nell’immediato e nel lungo termine, allora è bene rivolgersi ai professionisti (nutrizionisti, oncologi esperti di prevenzione, centri anti-fumo) che possono indicarci come “invertire la rotta” e seguirci in questo percorso. Nel caso in cui concorrano anche resistenze di tipo psicologico è possibile richiedere il supporto di uno psicoterapeuta, che aiuti a comprendere e superare le difficoltà che si stanno incontrando” spiega Stefania Spina, psicoterapeuta di Humanitas Cancer Center.

“Molti dei principali fattori di rischio per i tumori più frequentemente diagnosticati interagiscono l’uno con l’altro: per esempio, una cattiva alimentazione e la carenza di esercizio fisico portano all’obesità, che a sua volta rende più probabile sviluppare il diabete, fattore di rischio non per i tumori di pancreas, fegato, endometrio, rene, tiroide e cistifellea, oltre ché per la leucemia mieloide cronica. Avere cura della propria forma fisica, svolgendo quotidianamente qualche minuto di allenamento, riduce notevolmente tutti questi rischi e non è particolarmente impegnativo. Per questo, l’ideale sarebbe seguire (anche “virtualmente”) qualcuno che stimoli positivamente la nostra determinazione. Per esempio, vedo di buon occhio molte iniziative come blog e siti che aiutano in questo senso, anche se non sempre hanno le idee chiare su tutti gli argomenti trattati” chiarisce Giulia Veronesi, responsabile di Chirurgia Robotica nell’ambito dell’unità di Chirurgia Toracica di Humanitas.

“D’altra parte, i modelli positivi sono spesso proprio quello che manca. Il fumo, per citare un caso tristemente noto, ha purtroppo mantenuto quel fascino trasgressivo per il quale ha sempre fatto tanta presa sui giovani, che soddisfa le necessità di autonomia e di ribellione nei confronti del mondo degli adulti ma anche il bisogno d’identificarsi con nuovi modelli e di sentirsi accettati dai loro coetanei. In questo modo si instaura, spesso in modo innocente ed inconsapevole, quella dipendenza fisica e psicologica che è difficile poi sconfiggere, specialmente dopo tanti anni di abitudini consolidate.” racconta la dottoressa Licia Siracusano, referente del centro antifumo di Humanitas Cancer Center. “La dipendenza è una alterazione del proprio comportamento che, per cercare di raggiungere uno scopo o un piacere, sfocia in atteggiamenti patologici. In questo modo, perdiamo il controllo di una abitudine, che da piacevole diventa irrinunciabile, quindi problematica e dannosa. Un bicchiere di vino non crea un problema e non porta a diventare un alcoolista, perché l’alcool non instaura rapidamente una dipendenza come il tabacco; non riuscire a contenere la mia voglia di vino, invece, è un problema molto grave che porta conseguenze sicuramente distruttive.”

“È poi fondamentale eseguire test di screening oncologici proposti dal sistema sanitario nazionale. Per chi ha fumato per più di 30 anni, consiglierei anche di fare una TAC di screening al torace, a basso dosaggio. Tale procedura può infatti consentire una diagnosi precoce del tumore polmonare, quando questo è ancora operabile con un piccolo intervento, poco invasivo” conclude, infine, Giulia Veronesi.