Ortoressia, quando l’alimentazione sana diventa un’ossessione

Sono passati vent’anni da quando il medico americano Steven Bratman coniò il termine ortoressia per indicare un comportamento ossessivo e patologico verso un’alimentazione salutare. Da allora l’ortoressia ha guadagnato un crescente interesse nella comunità scientifica, documentando diversi casi di pazienti con sintomi riconducibili a questo comportamento: «Non si tratta di essere informati o attenti sulla scelta di cosa mettere in tavola, ma di una diffidenza eccessiva verso tutto ciò che si mangia, con l’idea che una mancanza di controllo sui cibi che si ingeriscono potrebbe danneggiare la propria salute», spiega sulle pagine dell’Eco di Bergamo la dottoressa Barbara Mingardi, psicoterapeuta di Humanitas Gavazzeni.

La parola ortoressia deriva da due termini greci: orto- che vuol dire corretto, giusto, e órexis, ovvero appetito. A fronte di questa definizione, che fa pensare a un’estrema cura per la salute e la nutrizione, non c’è però una diagnosi riconosciuta ufficialmente. L’ortoressia non rientra, ad esempio, nella classificazione dell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali redatto dall’American Psychiaric Association tantomeno nella categoria dei disturbi dell’alimentazione come, ad esempio, l’anoressia nervosa o la bulimia.

Sono stati proposti dei criteri utili per poter definire una diagnosi ufficiale di ortoressia. Guardando ai singoli casi clinici si è visto che questo comportamento ossessivo è caratterizzato dalla fissazione per la qualità del cibo associata a una voglia intensa di massimizzare i benefici per la propria salute. In questo modo i soggetti ortoressici seguono delle diete molto rigide con l’esclusione di tutti quegli alimenti che, ai loro occhi, sembrano “impuri”: «La persona che soffre di questo disturbo è molto attenta a cosa mangia, ma anche alla provenienza del cibo che sceglie, al metodo di coltura o allevamento così come alla preparazione», aggiunge la specialista.

I sintomi

Le manifestazioni dell’ortoressia tendono a sovrapporsi con i disturbi dell’alimentazione riconosciuti o con il disturbo ossessivo compulsivo. Ad esempio la rigidità nei comportamenti o il senso di colpa e di avversione verso se stessi che accompagna le trasgressioni sono simili all’anoressia nervosa, mentre la tendenza a dedicare molto tempo alla preparazione dei pasti e il controllo maniacale su quanto si ingerisce avvicina l’ortoressia a un disturbo ossessivo-compulsivo.  

L’ossessione nei confronti dell’alimentazione sana può manifestarsi in una smodata voglia di informazione sugli alimenti, su quali prodotti siano più salutari e su quali rischi si potrebbero correre mangiandoli: «Il cibo – spiega la dottoressa Mingardi – diventa così la preoccupazione principale della giornata e può sfociare nel patologico quando intacca le relazioni sociali e affettive; quando, ad esempio, non si riesce più ad accettare un invito a cena perché non ci si fida di cosa si potrà mangiare».

(Per approfondire leggi qui: Psicosi da carne rossa? No agli estremismi, sì all’equilibrio)

Le persone tendono a isolarsi, hanno comportamenti che pregiudicano la qualità della propria vita con il rischio reale di danneggiare la propria salute, eliminando ad esempio determinate categorie alimentari. Un paradosso, se si pensa che la motivazione che spinge un ortoressico a comportarsi così è la cura del proprio benessere. Come ricorda la National Eating Disorders Association americana, una cosa è mangiare in modo salutare l’altro quello di cercare di farlo a tutti i costi, sottraendo tempo e attenzioni ad altri aspetti importanti della propria vita.

Informazione e salute

L’assenza di una diagnosi dell’ortoressia riconosciuta dagli specialisti rende difficile anche stimare la diffusione del fenomeno. Uno studio dello scorso anno pubblicato su Eating and Weight Disorders ha concluso che l’ortoressia è un fenomeno poco comune, con una prevalenza, nel campione coinvolto nella ricerca, di meno dell’1%.

Nonostante la prevalenza dei disturbi alimentari colpisca il sesso femminile, per l’ortoressia non ci sono sufficienti informazioni relative al sesso più coinvolto, né a quale età sia più facile svilupparla o quali categorie della popolazione siano più esposte al rischio.

La motivazione alla base dell’ortoressia potrebbe essere data anche da una fruizione poco consapevole dell’informazione su alimentazione e salute: «In un’epoca in cui molte nozioni vengono veicolate da Internet, il pericolo è anche che alcune convinzioni alimentari siano legate a notizie pubblicate sulla rete o sui social, sulla base di passaparola o articoli letti su blog o forum, e che non siano pertanto sostenute da un reale approfondimento o da studi medico-scientifici», nota la dottoressa Mingardi.

Una ricerca pubblicata sempre su Eating and Weight Disorder, realizzata tramite questionari dallo University College London su 680 individui, ha suggerito una maggiore prevalenza dei sintomi dell’ortoressia nervosa all’utilizzo di Instagram.

(Per approfondire leggi qui: Web e salute, i consigli per una buona informazione)

La relazione tra i sintomi dell’ortoressia e Instagram è fondata sull’attrattività delle immagini condivise e sulla percezione che i comportamenti così mostrati siano quelli prevalenti. Questo potrebbe scatenare una maggior pressione ad aderire a determinati comportamenti, soprattutto se provengono da utenti percepiti come autorevoli e con un’ampia community che segue e promuove un’alimentazione salutare.

Trattamento

Nei casi in cui si pensi che un individuo possa essere affetto da ortoressia – ricorda la National Eating Disorders Association – si potrà ricorrere a un trattamento personalizzato, eseguito da uno specialista in disturbi dell’alimentazione. L’obiettivo sarà quello di ridimensionare il concetto che si ha di “dieta salutare”, seguendo un’alimentazione sana con la coscienza di ciò che è sano o meno.