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Tumori, la sfortuna non c’entra: uno studio italiano ridimensiona il ruolo della genetica

03/06/2019

Ha rimesso al centro il ruolo chiave della prevenzione e ridimensionato la credenza che ammalarsi di tumore sia un destino scritto nel DNA. Lo studio italiano recentemente pubblicato sulla rivista Nature Genetics, frutto del lavoro dei ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e dell’Università Statale di Milano in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, ha riaperto un dibattito molto acceso, affermando che ammalarsi di tumore, il più delle volte, non significa aver perso la famosa partita a scacchi con il destino magistralmente raffigurata dal capolavoro cinematografico di Bergam. Dietro le più significative alterazioni del dna infatti, ci sarebbero i fattori esterni sui quali è possibile intervenire. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Giovanna Masci, oncologa ed ematologa di Humanitas.

 

Tumore, il caso non c’entra: da considerare stile di vita e ambiente

Tranne che in rari casi di alta predisposizione genetica (che di solito per si accompagnano ad una maggior consapevolezza del rischio di sviluppare la malattia e di giocare quindi di anticipo), ammalarsi di tumore non sembra imputabile né al caso, né alla sfortuna che ci ha riservato un destino avverso. A provocare alcune delle alterazioni del DNA più frequenti e importanti per lo sviluppo del cancro sarebbero lo stile di vita e l’ambiente che ci circonda. Assunti che, se confermato, potrebbero rappresentare una svolta risolutiva nel dibattito accesosi nella comunità scientifica nel 2016 dagli autorevoli studi di Bert Vogelstein della Johns Hopkins Medical School, secondo cui due mutazioni genetiche su tre nei tumori fossero dovute a errori casuali e quindi inevitabili. Non solo. I ricercatori dello IEO di Milano rimetterebbero poderosamente al centro il ruolo della prevenzione.

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Il ruolo del DNA nell’insorgenza del tumore

Va detto però che i tumori non sono scatenati solo da mutazioni, cioè da piccoli cambiamenti della struttura dei geni. Anche altre alterazioni, fra cui le cosiddette traslocazioni cromosomiche dovute alla rottura della doppia elica del DNA che porta allo scambio di porzioni tra cromosomi e, a volte, perfino alla fusione di due geni ‘rotti’, causano il cancro.

“Studiando le cellule normali e tumorali del seno – racconta Gaetano Ivan Dellino, ricercatore dello Ieo e dell’Università di Milano – abbiamo scoperto che né il danno al DNA né le traslocazioni avvengono casualmente: possiamo prevedere quali geni si romperanno con una precisione superiore all’85%. Tuttavia solo una piccola parte di essi darà poi origine a traslocazioni. La questione centrale, che cambia la prospettiva della casualità del cancro, è che l’attività di quei geni è controllata da segnali specifici che provengono dall’ambiente nel quale si trovano le nostre cellule, e che a sua volta è influenzato dall’ambiente in cui viviamo e dai nostri comportamenti”.

 

La scienza medica riporta alla responsabilità individuale

“Non esiste base scientifica che ci autorizzi a sperare nella fortuna per evitare di ammalarci di tumore – ha aggiunto Piergiuseppe Pelicci, direttore della ricerca allo IEO e professore di patologia generale all’Università di Milano -. Ora abbiamo un motivo in più per non allentare la presa sulla prevenzione: nei nostri stili di vita, nel tipo di mondo che pretendiamo, nei programmi di salute che vogliamo dal nostro servizio sanitario, anche nel tipo di ricerca scientifica che vogliamo promuovere”. Sui segnali a cui prestare attenzione i ricercatori stanno però ancora lavorando: “Per ora non abbiamo capito esattamente che cosa induce la formazione delle traslocazioni, ma abbiamo capito che proviene dall’ambiente. È possibile che il medesimo meccanismo, o uno simile, possa essere alla base anche delle mutazioni studiate da Vogelstein: ci stiamo lavorando”.

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