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Tumori

Progettato al MIT un nuovo peptide che potrebbe aiutare a combattere il tumore

20/03/2018

E’ stato progettato per prendere di mira una proteina chiave nello sviluppo delle cellule tumorali e potrebbe aiutare a combattere leucemie, linfomi, tumori della mammella e altri tipi di tumori. I biologi del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge (Massachusetts, USA) stanno lavorando a un nuovo peptide in grado di bloccare una proteina chiamata Mcl-1, che aiuta le cellule tumorali a evitare il suicidio cellulare indotto dal danno al DNA. Bloccando Mcl-1, il peptide può quindi costringere le cellule tumorali ad andare incontro a morte programmata. Ne parliamo con la dottoressa Lorenza Rimassa, vice responsabile dell’UO di Oncologia Medica dell’Istituto Clinico Humanitas.

 

Abbattere la trincea delle cellule tumorali: un obiettivo promettente

Mcl-1 appartiene a una famiglia di cinque proteine che svolgono un ruolo nel controllo della morte cellulare programmata o apoptosi e che risultano essere iperattive in diversi tipi di cancro.

Formando quello che viene chiamato un “blocco apoptotico”, Mcl-1 permette alle cellule tumorali di sopravvivere e proliferare senza controllo, diventando resistenti ai farmaci chemioterapici che danneggiano il DNA.

Molte aziende farmaceutiche hanno provato a sviluppare farmaci mirati contro Mcl-1 ma fino ad ora senza successo. Nello studio condotto al MIT i ricercatori stanno lavorando ad un nuovo modo per creare molecole stabili e in grado di entrare nelle cellule tumorali bersaglio.

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Il lavoro dei ricercatori

Gli studiosi hanno creato circa 40 varianti dei loro peptidi bloccanti Mcl-1. Testando tutti questi elementi, hanno identificato una posizione nel peptide in cui l’inserimento di una “graffetta” non solo migliora la stabilità della molecola e la aiuta a penetrare nelle cellule, ma la rende anche più strettamente legata a Mcl-1.

Ora il lavoro deve proseguire per rispondere a molte domande ancora aperte tra cui l’efficacia di questi peptidi nel combattere specifici tipi di cancro, l’attività in combinazione con altri farmaci piuttosto che da soli, l’attività in diverse fasi della malattia.

“Il lavoro dei ricercatori del MIT è estremamente interessante – ha chiosato la dottoressa Lorenza Rimassa, vice responsabile dell’UO di Oncologia Medica dell’Istituto Clinico Humanitas -. E’ da sottolineare però che si tratta di una ricerca nelle sue fasi iniziali che dovrà ancora essere sviluppata a lungo prima che si possano trarre delle conclusioni circa la potenziale applicabilità di tale strategia nella pratica clinica”.

 

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