Cure e farmaci

Demenza, diagnosi tardive e scarsa comunicazione fra medici e pazienti

19/11/2018

Interventi più mirati e strumenti diagnostici efficaci e puntuali. E’ questa la richiesta rivolta al Parlamento Europeo dalla Federazione Alzheimer Italia. L’occasione è quella fornita dalla presentazione dell’European Carers’ Report 2018 di Alzheimer Europe, organizzazione che riunisce 40 Associazioni Alzheimer europee e che ha fornito alle più alte istituzioni un rapporto circa le criticità che emergono nella diagnosi e nel trattamento della demenza.

In Italia i malati di demenza sono 1 milione e 241 mila, nella maggior parte dei casi donne (73,9%), tra i 75 e gli 84 anni (49,1%). Quasi la metà di loro vivono in casa con i loro familiari mentre sono ancora pochi coloro che alloggiano presso residenze assistenziali (12,1%). Ne parliamo con la dottoressa Lara Fratticci, neurologa di Humanitas.

 

L’Italia, fanalino di coda

Quando si tratta di Alzheimer e disturbi cognitivi di vario genere che possono essere racchiusi nella definizione di “demenza”, il Bel Paese spicca per mancanza di fonti di informazioni. Solo il 33% infatti si informa tramite lo specialista.

L’Italia spicca inoltre per la mancanza di comunicazione da parte dei medici, mentre secondo la Federazione Alzheimer Italia la diagnosi tempestiva, insieme al coinvolgimento del malato nelle decisioni che lo riguardano e l’ascolto delle sue esigenze, sono fondamentali per combattere l’esclusione sociale e lo stigma, per assicurare dignità e migliorare la qualità di vita dell’intera famiglia coinvolta.

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Quando la diagnosi si fa aspettare

Fra gli uno e i due anni. E’ questo il tempo che mediamente passa prima che al paziente venga fatta la diagnosi corretta della malattia.

Oltre alla difficoltà della diagnosi precoce, si aggiunge il fatto che al 25% dei malati in Europa viene diagnosticata inizialmente un’altra condizione medica, percentuale che sale per gli italiani al 31,9%. Una volta poi stabilita la diagnosi corretta, si è registrato tra i malati un 53% di demenza lieve, 36% moderata, 4% grave. Più della metà dei famigliari in Italia è convinta che il tasso di diagnosi sarebbe risultato migliore se valutato più tempestivamente.

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