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Intestino e digestione

Parkinson, secondo una nuova ricerca potrebbe iniziare nell’intestino

07/11/2018

Quando si manifesta coinvolge poco a poco le diverse funzioni motorie, vegetative, comportamentali e cognitive, portando i pazienti che ne soffrono ad un progressivo degenero neurologico. Una nuova ricerca pubblicata su Science Translation Medicine suggerisce che la malattia di Parkinson potrebbe iniziare proprio nell’intestino, stabilendo una correlazione con l’appendice. Ne abbiamo parlato con il professor Alberto Albanese, ordinario di Neurologia e responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia di Humanitas.

 

Come inizia la malattia di Parkinson?

La malattia di Parkinson inizia quando la produzione di dopamina nel cervello cala a causa della degenerazione di neuroni in un’area chiamata “sostanza nera”. Dal midollo al cervello cominciano a comparire anche accumuli di una proteina chiamata “alfa-sinucleina“, che secondo alcuni potrebbe essere la responsabile della diffusione della malattia in tutto il cervello. A causare la malattia concorrono diversi elementi non ancora del tutto scoperti. Il fattore genetico sembra però primario: circa il 20% dei pazienti infatti presenta una famigliarità alla patologia. Appare rilevante, in letteratura, anche l’esposizione a sostanze tossiche come pesticidi, idrocarburi-solventi e metalli pesanti (ferro, zinco, rame) possano rappresentare un fattore di rischio importante.

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Le nuove ipotesi del legame tra Parkinson e appendice

Una ricerca recentemente pubblicata su Science Translation Medicine suggerisce inoltre una relazione tra il morbo di Parkinson e l’appendice.  “È uno studio molto interessante perché propone molti indizi che suggeriscono che la malattia di Parkinson inizi proprio nell’intestino – ha spiegato il professore Albanese -. Nell’addome si produrrebbero delle proteine alterate che possono essere trasportate attraverso i nervi ‘all’indietro’, in via retrograda raggiungendo poi il cervello e diffondendo poi da qui la malattia. Stando alla ricerca, l’ipotesi è che queste proteine alterate si accumulino nell’appendicite e per questo chi ha subito un’appendicectomia avrebbe minori probabilità di soffrire di Parkinson”.

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