Ortopedia

Tunnel carpale, dopo l’operazione meglio non sollevare pesi

05/12/2017

L’intervento chirurgico è l’unica forma di trattamento risolutiva per la sindrome del tunnel carpale. È un intervento di rapida esecuzione che permette di recuperare la funzionalità di mano e polso in tempi rapidi: «Se viene eseguito con una tecnica mini-invasiva, l’intervento richiede circa dieci minuti. Da subito il paziente potrà muovere la mano», ricorda il dottor Alberto Lazzerini, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia della Mano in Humanitas.

Liberare il nervo

La sindrome del tunnel carpale è la sindrome da compressione di un nervo più comune nella popolazione generale. Quando i suoi sintomi tipici, dal formicolio delle prime tre dita della mano all’intorpidimento al dolore, sono intensi e arrivano a limitare fortemente le attività quotidiane, è necessario intervenire con la chirurgia.

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La scelta di sottoporre il paziente a intervento sarà assunta sulla scorta di esami diagnostici che mostreranno un danneggiamento del nervo mediano. Con l’operazione il chirurgo risolverà l’intrappolamento del nervo nel tunnel carpale, ovvero la sua compressione.

Dopo l’intervento

Il recupero della funzionalità della mano è rapido, con alcune necessarie accortezze. Molto dipenderà dal tipo di tecnica impiegata: «Con un intervento tradizionale di chirurgia aperta i tempi per il recupero si allungano mentre con la tecnica mini-invasiva, in endoscopia o meno, si accorciano sensibilmente. Ad esempio, grazie a questa tecnica, il paziente dovrà tenere il braccio a tracolla o in posizione elevata solo per uno o due giorni e non sarà necessario indossare alcun tutore, utile invece con la chirurgia tradizionale», sottolinea il dottor Lazzerini.

Già nei primi giorni dopo l’operazione si potranno svolgere semplici attività: «La manipolazione normale associata al mangiare, al vestirsi, allo scrivere è consentita molto precocemente. Le uniche avvertenze sono di non fare sforzi né di sollevare pesi. Anche utilizzare degli oggetti che vibrano potrebbe risultare fastidioso».

«Generalmente – aggiunge lo specialista – grazie alla decompressione del nervo i sintomi scompaiono. Nel caso dovessero persistere comunque non impedirebbero l’esecuzione di alcun tipo di attività al paziente. In ogni caso il rischio di recidiva è molto basso».

Dopo l’intervento, l’attenzione del paziente dev’essere rivolta anche alla cura della ferita: «Il consiglio che diamo è quello di massaggiare la ferita per evitare la formazione di cheloidi e aderenze in corrispondenza del tessuto cicatriziale. Infine, invitiamo i pazienti a eseguire a casa propria dei semplici esercizi per la riabilitazione che insegniamo loro in sede di intervento», conclude l’esperto.

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