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Intestino e digestione

Gastrite, sintomi, cause e terapia

12/04/2019

La gastrite è l’infiammazione, spesso asintomatica, della mucosa che riveste internamente lo stomaco, la diagnosi è essenzialmente istologica. Le cause possono essere molteplici: un’infezione batterica, l’utilizzo di farmaci aggressivi per la mucosa gastrica o l’assunzione di cibi particolarmente acidi. Questa infiammazione (o flogosi) può essere di entità variabile: dal semplice arrossamento fino allo sviluppo di piccole e dolorose escoriazioni, le erosioni e le ulcere. Di sintomi, cause e terapia abbiamo parlato con la dottoressa Federica Furfaro, gastroenterologa di Humanitas.

 

Le cause

Tra le cause più comuni di gastrite ricordiamo l’utilizzo di farmaci gastrolesivi, come ad esempio gli anti infiammatori non steroidei (FANS), che riducono la produzione di prostaglandine a livello gastrico. Le prostaglandine riducono la secrezione acida, stimolano la produzione di muco e bicarbonati e favoriscono l’irrorazione ematica della mucosa gastrica, garantendo la sua integrità, pertanto una riduzione favorisce lo sviluppo della gastrite. Un’altra causa possibile di gastrite è rappresentata dalla presenza di una infezione batterica da Helicobacter Pylori. Il batterio è in grado di resistere all’ambiente acido dello stomaco e produce una serie di enzimi lesivi per le pareti gastriche, favorendo lo sviluppo della gastrite e spesso di ulcere.

 

I sintomi

La gastrite spesso è asintomatica. Tuttavia può manifestarsi con una digestione difficile (dispepsia), con senso di ripienezza post-prandiale, nausea, bruciore e/o dolore nella parte centrale dell’addome (in genere in alto, al centro, in una regione dell’addome chiamata epigastrio). In alcuni casi il dolore si riduce o scompare dopo i pasti principali. Raramente i pazienti affetti da tale patologia lamentano vomito, dopo mangiato o a digiuno.

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Diagnosi e terapia

In soggetti giovani, la prima cosa da fare è la ricerca dell’Helicobacter Pylori. Il batterio può essere ricercato con un test fecale, nel sangue oppure con il test del respiro (urea Breath Test). Il breath test si esegue facendo bere al paziente una particolare soluzione contenente urea marcata con un isotopo del carbonio (non radioattivo), quindi il paziente deve respirare all’interno di una macchina o in una provetta. Il batterio è in grado di scindere l’urea in acqua e anidride carbonica, se nell’espirato del paziente vi è la presenza dell’anidride carbonica marcata vuol dire che c’è l’infezione da Helicobacter Pylori.

Per i soggetti sintomatici che non rispondono a terapia e hanno più di 45 anni è invece consigliata una esofago-gastro-duodenoscopia o EGDS. In questi casi infatti la stessa sintomatologia della gastrite potrebbe essere espressione di altre e ben più gravi patologie, fra cui i tumori. Per curare la gastrite è bene ridurre l’acidità gastrica con farmaci Anti-H2 (tipo ranitidina) o inibitori della pompa protonica (tipo omeprazolo), oppure con antiacidi (idrossido di alluminio e di magnesio) che hanno la funzione di tamponare momentaneamente l’acidità. Sono utili anche i protettori di mucosa (tipo sucralfato) e le prostaglandine (tipo misoprostol). Gli antibiotici (tipo amoxicillina, claritromicina), in associazione agli inibitori di pompa protonica, si utilizzano per eliminare l’infezione da Helicobacter Pylori. Non è necessario seguire una dieta particolare, ma è bene smettere di fumare e ridurre il consumo di alcolici, caffè e the. Da evitare sono invece i farmaci gastrolesivi come gli antinfiammatori.

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