Alimentazione

Fegato grasso: nella dieta broccoli, uova, pollo e pesce

12/02/2018

Il sovrappeso e l’obesità, con un diverso impatto, mettono a rischio vari organi. Tra questi il fegato, dove l’accumulo di grasso è responsabile di una condizione clinica nota come fegato grasso o steatosi epatica. Inevitabilmente l’alimentazione ha uno stretto legame con questa patologia per la sua insorgenza mentre la correzione della dieta ricopre un ruolo di rilievo nel suo trattamento. Ne parliamo con il dottor Roberto Ceriani, Responsabile Day Hospital epatologico ed Epatologia interventistica di Humanitas.

Un fegato non in salute

Quando si parla di malattia epatica steatosica non alcolica (NAFLD è l’acronimo anglosassone) si fa riferimento al fegato grasso non correlato al consumo di alcool. La malattia inizia con il fegato grasso o la steatosi epatica e può progredire in steatoepatite con infiammazione epatica (NASH) dal 5% al ​​20% dei pazienti e di questi il 10-20% sviluppa fibrosi epatica, meno del 5% progredisce in cirrosi conclamata.

Per quanto riguarda la prevalenza di questa malattia si ritiene che almeno il 5% della popolazione possa avere NASH. A differenza di altre forme di malattia epatica, per esempio l’epatite C, che sviluppano tumore solo dopo la trasformazione in cirrosi, dei pazienti che hanno sviluppato tumore su NAFLD il 50% non presentava cirrosi.

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La malattia epatica steatosica non alcolica non è dunque correlata al consumo di bevande alcoliche che comunque determina l’accumulo di grasso nel fegato. La NAFLD è considerata una malattia metabolica risultante da una complessa interazione tra fattori genetici, ormonali e nutrizionali. Prove recenti suggeriscono che sono diversi i fattori di rischio genetici che predispongono allo sviluppo e alla progressione della NAFLD. L’obesità e la sindrome metabolica (SM) sono i fattori di rischio più importanti identificati nello sviluppo della NAFLD, mentre il diabete mellito e l’ipertensione sono legati a una maggiore progressione della malattia.

Una dieta povera di grassi

È bene sottolineare che non esiste un singolo intervento che si sia dimostrato pienamente efficace nel trattamento e nella cura della NAFLD. Gli obiettivi principali del trattamento sono migliorare la steatosi e prevenire la progressione della malattia. La modificazione dello stile di vita e il trattamento dei fattori di rischio sono i capisaldi della gestione della malattia. Gli interventi medici e chirurgici servono come trattamenti di seconda linea o come coadiuvanti.

Più studi hanno dimostrato che la perdita di peso sostenuta ed efficace ottenuta attraverso la restrizione calorica e l’aumento dell’attività fisica migliorano la funzione e il danno epatico. Questi interventi sullo stile di vita, anche senza significativa perdita di peso, migliorano la NAFLD soprattutto nei pazienti che mantengono nel tempo questi cambiamenti.

Diversi studi hanno evidenziato un efficace miglioramento dei parametri clinici e di laboratorio nella NAFLD con una dieta ricca di carboidrati e a basso contenuto di grassi (dieta LCHF: low-fat hight-carbohydrate). Le diete LCHF sono definite da quello che non deve essere mangiato piuttosto da quello che deve essere mangiato.

Nei vari tipi di dieta proposta vi è sempre grande attenzione al cibo non trasformato, costituito principalmente da verdure a foglia verde e crucifere (cavoli, broccoli etc),  noci e frutta secca, uova, pesce, carni animali non trasformate, prodotti lattiero-caseari e oli vegetali naturali, grassi da alimenti come avocado, noci di cocco e olive. Non si tratta di diete a base di carboidrati poiché, come detto, si incoraggia il consumo elevato di verdure, verdure crucifere e verdure non amidacee. I piani alimentari LCHF promuovono inoltre piatti come frittate, insalate e proteine animali come bistecche, salmone o pollo con verdure.

Anche se il fegato grasso non è di “derivazione alcolica”, nel trattamento della steatosi non alcolica sono ammessi consumi saltuari di scarse quantità di alcolici; meglio il vino rosso di birra o superalcolico.

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