Cuore e sistema cardiovascolare

Colesterolo, in arrivo un nuovo farmaco

31/10/2018

Si chiamano Evolocumab e Alirocumab e sono anticorpi monoclonali inibitori del PCSK9 dimostratisi in grado di ridurre i livelli di colesterolo fino al 75% del loro valore di base. L’agenzia italiana del farmaco ha appena approvato e concesso l’autorizzazione alla vendita di questi due nuovi farmaci proprio per curare gli alti livelli di colesterolo. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Maddalena Lettino, responsabile dell’unità cardiologica di Humanitas. La specialista ha anche fornito alcuni consigli per prevenire gli alti livelli di colesterolo cattivo (LDL) e incrementare quello buono (HDL).

 

Come funzionano i nuovi farmaci contro il colesterolo alto

I nuovi farmaci, somministrati come l’insulina per via sottocutanea una o due volte al mese, saranno riservati a chi soffre di forme più gravi di ipercolesterolemia e non sostituiranno le statine, ma si aggiungeranno ad esse nella maggior parte dei casi. “Sicuramente i due nuovi farmaci hanno aperto una strada, senza però dimenticare che le statine hanno salvato la vita a milioni di persone e hanno ridotto la mortalità cardiovascolare. Restano pertanto una grandissima terapia a cui i nuovi farmaci verranno associati per i casi più complessi”, ha detto Lettino. “Questa tipologia di anticorpi monoclonali riduce in modo significativo i livelli di colesterolo cattivo”, ha spiegato poi la specialista, chiarendo che però si tratta di farmaci completamente diversi, che invece di fermare la produzione di colesterolo aiutano ad eliminare gli eccessi già presenti nel nostro organismo”.

 

Colesterolo, che differenza c’è fra quello cattivo e quello buono?

Il colesterolo è una sostanza fondamentale per il nostro organismo: è presente in tutte le cellule del nostro corpo ed è essenziale per la produzione di molte sostanze, tra cui diversi ormoni di cui non potremmo fare a meno. “Il così detto colesterolo “cattivo” LDL tende a depositarsi nelle pareti dei vasi sanguigni e a produrre l’arteriosclerosi, ovvero la malattia che prelude allo sviluppo di infarto e ictus”, ha spiegato la dottoressa. Non deve mai superare i 115 mg/dl, in quel caso “siamo in una fase di rischio” che deve essere controllata dal medico. Il colesterolo “buono”, invece aiuta a togliere dalla circolazione quello cattivo e i suoi livelli devono essere alti, superiori ai 40 o 60 mg/dl. “E’ come se fosse un farmaco naturale che toglie il colesterolo cattivo circolante nel nostro organismo”, ha spiegato Lettino, “al momento non esistono farmaci che aiutano ad aumentare il colesterolo buono, la ricerca ci ha provato a lungo ma ad oggi gli effetti indesiderati sono troppi”.

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L’alimentazione non è l’unico fattore che può contribuire al colesterolo alto

“Il colesterolo viene sicuramente introdotto con l’alimentazione ma viene anche prodotto internamente, e tale produzione può superare le esigenze dell’organismo e portare ad un eccesso di colesterolo circolante – ha detto la specialista, spiegando che il ruolo della alimentazione è spesso sopravvalutato -. Esiste una ipercolesterolemia più generale ed esiste la cosiddetta ipercolesterolemia familiare, che è una vera e propria malattia genetica, trasmessa all’interno delle famiglie, dai genitori alla progenie, e associata a livelli di colesterolo LDL particolarmente alti e ad un rischio elevato di malattia cardiovascolare. Questa è la forma più grave e va cercata in modo molto attento da parte del medico”. Chi ha livelli alti di colesterolo LDL rischia l’ispessimento delle pareti dei vasi arteriosi e la formazione delle placche aterosclerotiche: “Quando il colesterolo si accumula e le placche aterosclerotiche sporgono all’interno dei vasi il loro lume, si restringe e il sangue scorre con più fatica: se il vaso è diretto al cuore si rischia un infarto, se porta sangue al cervello si rischia invece l’ictus”, ha precisato la dottoressa. Il colesterolo, infatti, si deposita lungo i vasi e le arterie che invece dovrebbero avere pareti lisce e senza incrostazioni per consentire al sangue di scorrere al meglio ed evitare la formazione di coaguli.

 

I sintomi di un colesterolo alto

Ma quali sono i sintomi di un colesterolo alto? Nessuno o quasi: “Il colesterolo è molto insidioso e non dà nessun sintomo – ha spiegato la dottoressa -. Ovviamente nelle forme più gravi di ipercolesterolemia compaiono dei segni visibili, accumuli di colesterolo nelle palpebre o nei tendini, sotto forma di masserelle giallastre e comunque di consistenza molle, ma è già troppo tardi perché significa che si è depositato anche nelle pareti dei vasi”.

Per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo, la dottoressa consiglia a tutti e a prescindere dalla storia clinica un primo controllo del profilo lipidico a partire dai 40 anni. Se i valori sono alti si inizia la terapia con le statine che bloccano la produzione nel nostro organismo e riducono il quantitativo di colesterolo cattivo. In ogni caso, per chi ha problemi di colesterolo è consigliabile seguire una dieta sana, preferendo quella mediterranea povera di grassi di derivazione animale e ricca invece di verdure, di pesce, di carne bianca e carboidrati, preferendo quello integrali. Per chi invece presenta casi di famigliarità è bene iniziare i controlli già dall’ età adolescenziale almeno una volta all’anno. Oltre ai nuovi farmaci approvati dall’Agenzia Italiana del Farmaco, il colesterolo viene tenuto sotto controllo somministrando le statine, una terapia che una volta iniziata va portata avanti per  tutta la vita. Per questo motivo il medico prima di prescrivere questa cura cerca di modificare le abitudini del paziente e di agire sullo stile di vita.

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