Stai leggendo “Fiato corto”, quando c’è da preoccuparsi?

Apparato respiratorio

“Fiato corto”, quando c’è da preoccuparsi?

11/05/2018

Ansimare dopo una rampa di scale, avere difficoltà a respirare dopo una corsa per raggiungere in tempo la fermata dell’autobus o semplicemente avere il cosiddetto “fiato corto” dopo aver camminato a passo sostenuto. Tutto normale? Sperimentare quella che i medici chiamano “dispnea”, ovvero la sensazione del respiro che manca, non significa necessariamente che il nostro organismo abbia qualcosa che non va. Le cause possono essere varie: alcune di queste sono il campanello d’allarme di patologie più serie, altre ci indicano che siamo fuori allenamento e che il nostro stile di vita forse è un po’ troppo sedentario. In ogni caso può essere importante esaminare la situazione insieme al proprio medico, il solo che sarà in grado di confermarci che non siamo di fronte ad una sintomatologia patologica oppure a prescrivere i necessari accertamenti. Ne parliamo con il dottor Massimo Crippa, pneumologo di Humanitas.

 

Quando la dispnea è un campanello d’allarme

“Dispnea è il termine con il quale si definisce la spiacevole sensazione soggettiva  di difficoltà respiratoria non sempre correlata alla gravità della malattia – ha spiegato lo specialista -. Viene descritta dai pazienti in modi diversi, più comunemente come “mancanza di fiato”. Questo sintomo origina nel momento in cui si verifica una consapevolezza cosciente di un mismatch tra ciò che il cervello si aspetta e ciò che riceve, in termini di informazione afferente dai polmoni, dalle vie aeree e dai recettori localizzati a livello dei tendini e dei muscoli della gabbia toracica. Possiamo affermare che avvertire un senso di affaticamento respiratorio è una sensazione “normale “ o “ anormale” a seconda della situazione in cui si manifesta; ad esempio  durante o dopo una camminata a passo sostenuto, o una breve corsa o la salita di una rampa di scale, per un soggetto con uno stile di vita sedentario, scarso allenamento fisico e magari in sovrappeso, la dispnea può essere considerata normale e non associata a eventi patologici. Rimane comunque un dato essenziale che la dispnea rappresenta un sintomo che suscita sempre una notevole preoccupazione in coloro che lo avvertono ed è pertanto uno dei motivi principali per i quali ci si rivolge al medico”.

Per capire se la difficoltà a respirare può essere il sintomo di qualcosa di più serio bisogna innanzitutto chiedersi se si tratta di una sensazione che accade regolarmente, se è prolungata nel tempo o al contrario qualcosa di estemporaneo ed estremamente fugace. La dispnea può essere un sintomo generico di numerose patologie, soprattutto di origine cardiaca o polmonare. Può accompagnare asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, infarto, embolia polmonare, bronchite e polmonite, insufficienza cardiaca, pneumotorace, tumore polmonare maligno e benigno, ma anche malattie neurologiche come la sclerosi multipla.

Articoli correlati

 

Mancanza di esercizio fisico regolare

Fra le cattive abitudini che portano ad avere il fiato corto ci sono il vizio del fumo e la scarsa attività fisica. Quando il nostro cuore non è sufficientemente allenato, il minimo sforzo porta a una riduzione dei parametri di ossigeno nel sangue. Ecco allora che la frequenza del respiro deve aumentare, come accade durante i primi dieci minuti di corsa, per incamerare più aria possibile e riequilibrare i livelli di ossigeno necessari al benessere di tutti gli organi interni ed esterni.

“La dispnea che si verifica durante le attività quotidiane o a riposo è una delle manifestazioni più comuni delle malattie dell’apparato respiratorio sebbene sia presente in molte altre situazioni cliniche quali ad esempio disordini cardiaci, neurologici, ematologici, endocrinologico – metabolici e psichiatrici.  Pertanto la valutazione del paziente che accusa dispnea deve sempre essere molto accurata e approfondita – ha aggiunto lo specialista -. Attraverso la raccolta anamnestica il medico indaga su alcuni aspetti della vita del paziente ed in particolare si ricercano fattori di rischio quali tabagismo o esposizione ad inalanti nocivi in ambito professionale.  Se il sintomo è insorto acutamente oppure è presente da tempo e peggiora con il passare del tempo, se è percepito solo durante lo sforzo si dovrà tentare di quantificarlo, se è associato ad altri sintomi quali tosse, dolore toracico, senso di naso chiuso, starnutazioni, prurito o bruciore agli occhi e lacrimazione”.

 

Test ed esami utili

Di fronte a una sensazione di dispnea, a seconda del quadro clinico generale, lo specialista potrebbe chiedere al paziente di sottoporsi ai test per misurare i livelli di ossigeno nel sangue, a una radiografia del torace, all’elettrocardiogramma o all’ecocardiogramma, , ad esami del sangue al fine di individuare una eventuale anemia e ad una serie di test sulla funzionalità polmonare quale ad esempio la spirometria. Da non sottovalutare infine le cause psicologiche, soprattutto se la sensazione di mancanza d’aria e la conseguente iperventilazione è dovuta a uno stato d’ansia o se, peggio, sfocia in vero e proprio attacco di panico.

“L’esame obiettivo generale è fondamentale per ricercare segni clinici di significato patologico a carico dei vari organi e apparati – ha concluso il dottor Crippa -. In particolare: rilevare i parametri vitali (Pressione arteriosa, frequenza cardiaca e respiratoria che nel soggetto adulto normale in condizioni di riposo e di 15 – 20 atti minuto, saturazione di ossigeno rilevabile mediante un saturi metro digitale, riflette la percentuale di emoglobina satura di ossigeno. I valori normali oscillano tra il 95 – 100%). Verificare la presenza di cianosi labiale e delle estremità .  L’auscultazione del torace può mettere in evidenza reperti orientativi verso un quadro di tipo infettivo (es. riacutizzazione bronchitica o broncopolmonite) o infiammatorio cronico come la BPCO (patologia molto comune nei fumatori) o l’asma. L’obiettività cardiaca permette di rilevare eventuali alterazioni del ritmo cardiaco o la presenza di soffi. Il riscontro di edemi declivi degli arti inferiori è spesso da attribuire ad un quadro di insufficienza cardiaca che può manifestarsi con disturbi del respiro. Il percorso diagnostico da avviare per lo studio della dispnea può essere vario e articolato. Il primo esame, eseguibile in qualsiasi ambulatorio pneumologico, è la spirometria semplice o basale.  Un test rapido e di facile esecuzione che fornisce in tempo reale una prima valutazione di un eventuale deficit respiratorio. In particolare l’esame spirometrico ci permette di classificare le patologie respiratorie in 2 grandi classi: patologie ostruttive e restrittive. Il danno di tipo ostruttivo è caratteristico delle due principali patologie delle vie aeree che sono l’asma e BPCO. Il danno di tipo restrittivo è tipico di patologie polmonari più complesse che interessano l’interstizio del polmone e pertanto vengono indicate con il termine interstiziopatie polmonari. La spirometria semplice può essere completata dalla spirometria globale che permettere di aggiungere ulteriori e più dettagliate informazioni riguardanti la funzionalità respiratoria.
Ulteriori informazioni su eventuali cause di dispnea, possono essere fornite da esami radiologici quali la radiografia del torace standard e, qualora fosse necessario una TAC del torace. Con quest’ultima indagine, eseguita con la somministrazione di mezzo di contrasto, oltre ad immagini relative a patologie coinvolgenti bronchi e polmoni, possono essere evidenziate alterazioni del circolo arterioso  polmonare come accade nei casi di trombo embolia polmonare.
L’emogasanalisi è un prelievo di sangue effettuato da una arteria radiale che ci consente di ottenere informazioni precise su eventuali alterazioni degli scambi gassosi. Attraverso l’emogasanalisi possiamo infatti valutare la funzionalità polmonare misurando il pH, l’ossigeno (O2) e l’anidride carbonica (CO2); per monitorare il trattamento delle patologie polmonari; per determinare la presenza di uno squilibrio acido-base nel sangue, che può indicare patologie respiratorie, metaboliche o renali; per valutare l’efficacia dell’ossigenoterapia”.

La correlazione con altre patologie

Come accennato in precedenza, la dispnea può essere un sintomo correlato a situazioni cliniche extra respiratorie, tra le più comuni, alcune cardiopatie quali alterazioni del ritmo (tachicardia e tachiaritmia ), vizi valvolari, deficit di pompa cardiaca (scompenso cardiaco). Per tale motivo un elettrocardiogramma e un ecocardiogramma possono rappresentare accertamenti fondamentali allo scopo di chiarire la natura del sintomo
Non bisogna dimenticare che anche attraverso un semplice esame emocromocitometrico può emergere una anemia di entità tale da giustificare la dispnea.
“In conclusione possiamo dire che la dispnea rappresenta uno dei sintomi predominanti nella maggior parte delle patologie dell’apparato respiratorio (bronco pneumopatia cronica, asma bronchiale, polmoniti, tumori polmonari, pleuriti, interstiziopatie, pneumotorace, trombo embolia polmonare) ma anche di affezioni a carico di altri organi e apparati (alterazioni del ritmo cardiaco, deficit di pompa cardiaca, valvulopatie, anemie) e può essere sostenuta anche da situazioni di natura psichica (stati d’ansia) – ha chiosato lo specialista -. L’iter diagnostico da percorrere per risalire alla causa di un distress respiratorio può essere piuttosto complesso e articolato ma è importante che sia gestito nel modo più corretto basandosi sulle informazioni fornite e sulle condizioni cliniche del paziente al momento della visita”.

Articoli che potrebbero interessarti

Non perderti i nostri consigli sulla tua salute

Registrati per la newsletter settimanale di Humanitas Salute e ricevi aggiornamenti su prevenzione, nutrizione, lifestyle e consigli per migliorare il tuo stile di vita