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Apparato respiratorio

Ipertensione arteriosa polmonare, una possibile causa di scompenso cardiaco

24/01/2018

Silente agli esordi e con sintomi comuni ad altre patologie. Per questi motivi diagnosticare l’ipertensione arteriosa polmonare è particolarmente difficile. Ma è molto importante comunque farlo il più tempestivamente possibile per definire un trattamento utile a controllare i sintomi e rallentare la progressione della malattia. «Evolvendo, infatti, questa patologia può portare allo scompenso cardiaco», ricorda la dottoressa Daniela Pini, medico internista e cardiologo di Humanitas.

Pressione alta

L’ipertensione arteriosa polmonare è una patologia molto seria caratterizzata da un aumento della pressione nei vasi che trasportano il sangue dal cuore ai polmoni. Questi diventano spessi e si restringono. Questo determina l’aumento della pressione del sangue e il ventricolo destro viene costretto a un lavoro molto più oneroso per garantire l’afflusso di sangue ai polmoni e quindi al ventricolo sinistro. Tuttavia nel tempo il cuore si indebolisce e finisce con lo svolgere in maniera inadeguata la sua funzione di pompa. Ecco che si arriva così allo scompenso cardiaco, con una riduzione dell’afflusso di sangue nei polmoni e, di conseguenza, nel resto dell’organismo.

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Ci sono cinque forme di ipertensione: «Le forme del gruppo 1, idiopatiche, ovvero familiari,  dovute a cause ignote, farmaci o tossine, o correlate a patologie autoimmuni, infezione da HIV, epatopatie, cardiopatie congenite o schistosmiasi; del gruppo 2, quelle più frequenti, associate a malattie del cuore sinistro, come per esempio una valvulopatia; nel gruppo 3 l’associazione è invece con le patologie respiratorie o con ipossiemia, cioè un deficit nell’ossigenazione del sangue; le forme del quarto gruppo sono post-emboliche; nel gruppo 5 sono raggruppate le forme a meccanismo non chiaro o multifattoriale», spiega la specialista.

I sintomi e la diagnosi

In genere l’ipertensione polmonare si manifesta tra i venti e sessant’anni, ma può manifestarsi a ogni età: «Inizialmente la patologia è asintomatica, non è segnalata da sintomi specifici finché non ha raggiunto uno stadio avanzato con la comparsa dei segni da scompenso cardiaco. Questo complica la diagnosi», aggiunge la dottoressa Pini. La prima indagine da effettuare nel sospetto di ipertensione polmonare è l’ecocardiogramma, che consente non solo di stimare la pressione polmonare, ma anche di valutare la morfologia e la funzione del ventricolo destro e del ventricolo sinistro, nonché la presenza e la gravità di eventuali valvulopatie. Nel tempo l’ipertensione polmonare, che può svilupparsi lentamente, determina anche delle variazioni nella funzione e nella struttura del ventricolo destro.

I sintomi sono tipicamente indotti dallo sforzo: dispnea, dolore al petto, affaticamento, svenimenti. Nelle fasi più avanzate compaiono i segni dello scompenso destro: gonfiore addominale ed edemi declivi.

Convivere con l’ipertensione polmonare

«La terapia farmacologica per l’ipertensione arteriosa polmonare è prevista per le forme del gruppo 1 e 4. Per le forme del gruppo 4 può anche essere indicato il trattamento chirurgico. Negli altri casi, invece, si possono definire terapie di supporto ma non specifiche». In alcuni casi, infine, può rendersi necessario il trapianto di polmoni.

L’ipertensione polmonare ha un forte impatto nella vita di tutti i giorni e sono diversi i fattori che possono peggiorarne i sintomi, a cominciare dalla permanenza ad altitudini elevate. Per quanto possibile bisognerebbe cercare di mantenersi attivi, sempre sotto stretto controllo medico. Un’altra limitazione è che la gravidanza non è raccomandata in caso di questa patologia poiché le variazioni cui va incontro l’organismo durante la gestazione potrebbero mettere in pericolo la vita della donna e l’esito della gravidanza stessa.

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