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Intestino e digestione

Intolleranza al lattosio, quando poter assumere gli enzimi prima dei pasti?

17/01/2018

I soggetti intolleranti al lattosio sono tali perché difettano di un enzima con cui digerire questo zucchero presente nel latte, nei suoi derivati e in tanti altri prodotti seppure in misura minore. È possibile però assumere degli enzimi che possano ovviare a questa carenza. In quali casi e con quali benefici? Ne parliamo con la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologo di Humanitas.

Il deficit, l’intolleranza

L’enzima che manca nell’organismo degli intolleranti è l’enzima lattasi, una molecola appartenente alla classe delle idrolasi e indispensabile per il metabolismo del lattosio. In particolare questo enzima è responsabile dell’idrolisi del lattosio, scinde cioè questo zucchero in due molecole (glucosio e galattosio) e lo rende digeribile. L’enzima si forma già durante la gravidanza.

La carenza di lattosio può essere associata a due diverse forme di intolleranza al lattosio: quella genetica o primaria, che può manifestarsi a partire dallo svezzamento e che generalmente viene diagnosticata con la crescita; quella acquisita o secondaria, secondaria appunto a una patologia a carico dell’intestino come la celiachia, la sindrome del colon irritabile o una patologia infiammatoria cronica intestinale come la malattia di Crohn. Questa forma è però transitoria ed è associata al trattamento della patologia principale. Una terza forma è di origine genetica ma si manifesta alla nascita.

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Quando l’enzima non c’è il lattosio non viene digerito e rimane nell’intestino dove entra in contatto con la microflora batterica intestinale e subisce un processo di fermentazione accompagnato dal richiamo di acqua. Il processo di fermentazione comporta la produzione di gas. I sintomi principali vanno dal dolore addominale alla diarrea al meteorismo.

Senza o con poco lattosio

Dopo la diagnosi si dovrà passare alla terapia di questa intolleranza esclusivamente basata sull’esclusione parziale o completa del lattosio dalla dieta. I soggetti con intolleranza primaria devono rinunciare agli alimenti che lo contengono per sempre. Tra questi bisogna prestare attenzione anche ai prodotti industriali che possono contenere lo zucchero in qualità di additivo, ad esempio gli insaccati, ma anche ad alcuni farmaci. Leggere l’etichetta o chiedere consiglio al medico è sempre indicato.

In commercio sono disponibili le versioni ‘senza lattosio’ o con un contenuto di lattosio inferiore, in maniera variabile, dei prodotti che altrimenti un intollerante non potrebbe assumere. Tra questi innanzitutto il latte, non solo vaccino, i latticini e i formaggi.

«Esclusi i casi più gravi come il deficit primario dell’enzima lattasi – spiega la dottoressa Salvioli –  chi presenta una riduzione fino a scomparsa dell’enzima (forma secondaria che si presenta nel corso della vita), può continuare ad assumere lattosio nelle quantità che non determinano sintomi. Infatti, il cosiddetto malassorbimento di lattosio (misurato dal Breath test al lattosio) determina l’efficacia o meno dell’enzima lattasi ma non stabilisce il grado di intolleranza. O meglio, se ci sono sintomi durante o dopo il test, questi sono indicativi di un’intolleranza e avere il test positivo per malassorbimento non equivale a dire che si è anche intolleranti».

Gli enzimi al posto della lattasi

Ma in commercio esistono anche degli enzimi che possono sostituire l’enzima deficitario nei soggetti intolleranti: «Le due condizioni (malassorbimento e intolleranza) sono separate anche se spesso si presentano nello stesso individuo. Se il test quindi risulta positivo e si hanno sintomi compatibili con un’intolleranza (ad esempio meteorismo, stipsi, diarrea, cefalea, cistiti, etc.), è possibile assumere gli enzimi sostitutivi subito all’inizio del pasto che contiene lattosio. Solitamente si calcola che a una capsula corrisponde 100 cc di lattosio. Al massimo se ne possono consumare sei nell’arco della giornata. Ad esempio, se ci piace la pizza ai quattro formaggi, è più sicuro assumerne due o tre all’inizio del pasto».

Ecco dunque i benefici: «Potersi gustare liberamente gli alimenti con lattosio senza avere quei fastidiosi sintomi che ne impediscono un uso regolare. Ovviamente gli enzimi funzionano bene in chi non ha oppure ha una ridotta quantità di lattasi (misurata al sopracitato Breath test). Generalmente – conclude la dottoressa Salvioli – non si hanno effetti collaterali e nessun rischio è stato documentato, a parte “il rischio” di non essere efficaci».

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