Stai leggendo Dolore al petto dopo un infarto, cosa può indicare?

Cuore e sistema cardiovascolare

Dolore al petto dopo un infarto, cosa può indicare?

10/11/2017

Chi è stato colpito da infarto inevitabilmente dovrà mantenere alto il riguardo per la propria salute e mai sottovalutare i possibili campanelli d’allarme di un secondo episodio cardiovascolare acuto. Il dolore al petto è il segnale che più d’ogni altro deve allertare il paziente anche se può essere dovuto ad altri motivi: «Il primo elemento da escludere in caso di ripresa del dolore al petto è che si tratti di qualcosa di origine cardiaca. Anche se nel primo anno si è più vulnerabili la soglia di attenzione deve rimanere alta per tutta la vita», ricorda la dottoressa Maddalena Lettino del Dipartimento Cardiovascolare di Humanitas.

Una sensazione di malessere, il dolore al petto, la sudorazione fredda, la difficoltà a respirare, il dolore al braccio sono quasi sempre i sintomi di un infarto del miocardio. E dopo un primo evento la ripresa del dolore e la comparsa di questi sintomi possono rappresentare un rinnovato segnale di preoccupazione: «In un paziente con una storia di cardiopatia acuta c’è una certa percentuale di probabilità di un secondo infarto. Nell’arco di dodici mesi successivi al primo infarto queste probabilità, benché inferiori al 10%, restano comunque rilevanti», ricorda la dottoressa Lettino.

Angina pectoris

Il dolore al petto può anche assumere i tratti dell’angina pectoris stabile, «quella che viene anche definita angina da sforzo, dovuta al restringimento delle coronarie ma che si manifesta quando si supera una certa soglia di attività fisica».

È la forma di dolore più comune e controllabile che comunque può preoccupare il paziente anche se quella cui prestare maggiore ascolto è l’angina instabile, ovvero il dolore al petto improvviso e associato a sforzi fisici di lieve intensità: «L’angina pectoris da sforzo può insorgere in un paziente colpito da infarto ma è un evento ancora meno probabile di un reinfarto. Può manifestarsi se non è stata effettuata una rivascolarizzazione completa durante il trattamento del primo infarto».

Il dolore al petto può essere originato anche da altre condizioni, «ad esempio il reflusso gastroesofageo, una malattia aortica o una patologia polmonare», ricorda la dottoressa, ma deve comunque sempre allertare chi lo avverte: «È sempre meglio andare una volta in più in Pronto soccorso, sottoporsi a esami come l’elettrocardiogramma o quello finalizzato alla determinazione degli enzimi cardiaci, e restare in osservazione un po’ più a lungo per escludere un’ischemia miocardica acuta», conclude la specialista.

Articoli correlati

Articoli che potrebbero interessarti

Non perderti i nostri consigli sulla tua salute

Registrati per la newsletter settimanale di Humanitas Salute e ricevi aggiornamenti su prevenzione, nutrizione, lifestyle e consigli per migliorare il tuo stile di vita