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Cuore e sistema cardiovascolare

Cuore, con la riabilitazione si possono ridurre i farmaci?

18/07/2017

Dopo un infarto o una diagnosi di scompenso cardiaco o dopo un intervento di un’angioplastica, ad esempio, per tornare alla vita di tutti i giorni è importante aderire a un programma di riabilitazione cardiologica. Si imparerà a condurre uno stile di vita amico del cuore e nel lungo periodo si potrà anche ridefinire la terapia farmacologica seguita, «per esempio riducendo la dose di alcuni farmaci», aggiunge il dottor Stefano Aglieri, Responsabile di Riabilitazione Cardio-respiratoria di Humanitas.

Attività fisica, dieta, controllo dello stress, gestione del peso saranno i pilastri di questo programma cucito su misura sul singolo paziente: «Si tratta di un insieme di interventi educativi che vengono effettuati nella fase post acuta per il paziente cardiopatico, la cui efficacia è stata comprovata da diversi studi scientifici», spiega lo specialista.

Con riabilitazione si fa prevenzione secondaria

L’obiettivo è gestire le condizioni del paziente e, naturalmente, prevenire ulteriori eventi cardiovascolari avversi: «Le stime parlano anche di una riduzione della mortalità del 25% a dieci anni dall’evento che si può ottenere grazie alla riabilitazione cardiologica. Il programma riabilitativo punta a risolvere le complicanze che spesso sorgono nelle prime settimane dopo l’evento avverso o l’intervento eseguito, a stabilizzare le problematiche cliniche del paziente e a ottimizzare la terapia farmacologica».

(Per approfondire leggi qui: Estate e cuore, proteggersi dallo scompenso)

I farmaci servono anche per controllare l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, tra i principali fattori di rischio per la salute di cuore e vasi: «La terapia farmacologica è definita dalle linee guida internazionali. Da queste indicazioni non si può prescindere se non in casi eccezionali quando sono presenti particolari controindicazioni. Questo trattamento, eseguito in sinergia con gli altri interventi, permette di raggiungere i risultati legati alla riduzione della mortalità e del rischio di recidiva. In altre parole con il programma di riabilitazione cardiologica si lavora sulla prevenzione secondaria nel medio-lungo termine».

Stile di vita sano, senza stress

Nel percorso riabilitativo la terapia farmacologica potrà essere ottimizzata e ridotta: «Ad esempio i farmaci diuretici vengono usati soprattutto nella fase post acuta, poi si tende a ridurre le dosi o a eliminarli del tutto. È importantissima, però, l’aderenza del paziente alla terapia e all’intero programma riabilitativo per una evoluzione clinica favorevole», avverte il dottor Aglieri.

Altri farmaci saranno invece somministrati a lungo termine, «ad esempio le statine per la riduzione dei livelli di colesterolo LDL allo scopo di abbassare il rischio di recidive».

(Per approfondire leggi qui: Cuore, il “decalogo” della prevenzione dopo la menopausa)

Nei programmi di riabilitazione cardiologica è prevista anche l’educazione alla gestione dello stress: «Con il counselling si spiegano al paziente le regole di uno stile di vita sano, con attività fisica aerobica regolare, controllo del peso, dieta adeguata, abolizione del fumo di sigaretta. Il supporto avviene in fase di ricovero ospedaliero, mediante incontri educazionali individuali e di gruppo e dovrebbe essere protratto anche dopo il ricovero  a livello territoriale con il coinvolgimento dei medici di famiglia», conclude il dottor Aglieri.

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