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Dispepsia ed Helycobacter pylori, quale relazione?

26/06/2017

Dolori addominali, nella parte alta dell’addome, pesantezza, nausea, bruciore. Semplicemente, cattiva digestione. Sono i sintomi più frequenti della dispepsia funzionale, un disturbo gastrico piuttosto comune sulla cui origine, però, non tutto è ancora noto. Che relazione c’è tra questa problematica e l’infezione da Helicobacter pylori ? Ne parliamo con la dottoressa Paoletta Preatoni, gastroenterologa ed endoscopista digestiva di Humanitas.

La dispepsia funzionale è un disordine benigno associato a diversi fattori, dallo stress psicologico ad abitudini alimentari poco ortodosse, come l’abbondare nei pasti o il mangiare troppo velocemente, a stili di vita non sani, come l’assuefazione al fumo di sigaretta. In altri casi, però, la dispepsia può essere dovuta a disturbi più gravi, dal reflusso gastroesofageo alla gastrite alla calcolosi biliare. Le sue manifestazioni possono essere episodiche o più ricorrenti

Anche l’infezione da Helicobacter pylori (Hp) è stata presa in considerazione per spiegare l’origine della dispepsia. «La prevalenza dell’infezione da Hp in Italia è intorno al 30-50%, molti pazienti con dispepsia funzionale presentano un’infezione da Helicobacter pylori e più della metà di essi migliorano la sintomatologia con l’eradicazione del germe», ricorda la specialista.

Per chi presenta sintomi della dispepsia va sempre indicato l’esame per diagnosticare l’infezione da Helicobacter pylori?

«In relazione a quanto detto sopra le linee guida europee raccomandano l’uso della strategia “test and treat” per l’Helicobacter pylori nei pazienti dispeptici giovani senza altri segni o sintomi d’allarme (ad esempio calo ponderale, anemia, difficoltà ad alimentarsi). In questi pazienti è indicato cercare l’Hp con metodi non invasivi, come il breath test o la ricerca dell’antigene nelle feci, e, in caso di conferma dell’infezione, il trattamento eradicante».

(Per approfondire leggi qui: Dolore, crampi, bruciore: le diverse forme del mal di stomaco)

«La gastroscopia – continua la dottoressa Preatoni – va invece sempre eseguita in pazienti sintomatici per dispepsia non investigata di età superiore ai 50 anni o in presenza dei sintomi d’allarme sopra citati. Una recente revisione dei lavori in letteratura ha mostrato che un paziente su tredici beneficia del trattamento eradicante con netta o totale scomparsa dei sintomi».

Per prevenire la dispepsia è bene, in ogni caso, seguire uno stile di vita più salutare con comportamenti corretti: concedere ai pasti il giusto tempo; evitare di coricarsi subito dopo aver mangiato, cercare dunque di mantenersi attivi nelle ore immediatamente dopo i pasti; non esagerare con quantità e porzioni per scongiurare il rischio di dover fare i conti con una digestione difficile.

Cosa mangiare e cosa evitare

Questi consigli valgono anche per i pazienti che già soffrono di dispepsia: «Per loro è consigliata una dieta ricca di fibre, il consumo di cereali integrali, la limitazione del consumo di bevande gasate e di alcolici e quella di carne rossa a vantaggio di carne bianca e pesce. Si suggerisce inoltre la cottura al vapore, al forno con cartoccio, la bollitura; di utilizzare olio di oliva a freddo per condire; eliminare il fumo; evitare pasti abbondanti; non coricarsi subito dopo pasto e praticare adeguata attività fisica».

(Per approfondire leggi qui: Helicobacter Pylori: l’identikit del batterio che causa ulcere e gastriti)

Attenzione infine a quegli alimenti che più di altri possono essere associati alla dispepsia: «I pazienti dovrebbero evitare menta, cioccolato, cibi fritti o particolarmente elaborati, dolci specialmente confezionati, spezie, agrumi a digiuno, teina e caffeina, grassi animali, dadi ed estratti per brodo, brodo di carne e sottaceti», conclude la dottoressa Preatoni.

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