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Scompenso cardiaco, riacquistare un buon tono muscolare con l’attività fisica

24/05/2017

L’attività fisica come un “farmaco”. Per i pazienti affetti da scompenso cardiaco, infatti, il movimento diventa parte integrante di una terapia. I suoi benefici sono significativi, l’importante è calibrare l’esercizio fisico sulle condizioni di salute dell’individuo. Ne parliamo con la dottoressa Maddalena Lettino, responsabile dell’Unità operativa di Cardiologia dello Scompenso di Humanitas.

Si parla di scompenso cardiaco quando il muscolo del cuore è più debole e la sua funzione di pompa non è svolta in modo adeguato, non riuscendo, così a garantire il fabbisogno di sangue e ossigeno all’intero organismo. Tra i sintomi ci sono l’aumento del battito cardiaco con conseguente palpitazone, la fatica, la dispnea, la comparsa di edemi, l’aumento di peso.

Che benefici trae il paziente scompensato dall’attività fisica?

«La finalità dell’esercizio fisico è quella di reintegrare una buona condizione muscolare – ricorda la dottoressa Lettino – . Lo scompenso cardiaco, più delle altre cardiopatie, determina una maggiore debilitazione fisica del paziente, con una rilevante riduzione del tono muscolare, associata a una maggiore tendenza alla riospedalizzazione e all’insorgenza di altre patologie. Con il movimento migliorano la capacità respiratoria e la flessibilità muscoloscheletrica, in definitiva migliora il benessere generale, la qualità di vita».

(Per approfondire leggi qui: Scompenso cardiaco, quali benefici dagli omega 3?)

Fare attività fisica in modo regolare potrebbe risultare oneroso ma certamente non è controindicato: «Appena si ritiene che il compenso si sia stabilizzato e che non sia necessario potenziare la terapia, si può definire un programma di attività fisica da implementare gradualmente». In un documento dell’Heart Failure Association e dell’European Association for Cardiovascular Prevention and Rehabilitation, pubblicato nel 2011 sullo European Journal of Heart failure, sono state definite le linee guida per l’attività fisica nello scompenso cardiaco. Gli esperti raccomandano di seguire un approccio individualizzato, con attente valutazioni cliniche del paziente che comprendano anche le sue caratteristiche comportamentali, le sue preferenze e gli obiettivi da raggiungere.

Movimento utile anche per pazienti avviati al trapianto

La scelta cadrà principalmente su forme di attività fisica di tipo aerobico che siano tollerate dal paziente: «Le sue capacità vengono misurate con test funzionali, ovvero il test cardiopolmonare e quello del cammino, per valutare la sicurezza e le possibilità del soggetto, che non dovranno essere travalicate. L’avvertenza è quella di non impegnare un’energia maggiore di quella necessaria a spostare il proprio peso corporeo. Ricordiamo che lo scompenso si caratterizza per la debolezza e la mancanza di respiro, condizioni che impongono la gradualità nell’esecuzione dell’attività fisica e il riposo», sottolinea la dottoressa.

(Per approfondire leggi qui: Scompenso cardiaco, 5 consigli per abbassare il rischio)

Il movimento può essere utile persino nelle forme più avanzate ovvero «per i pazienti avviati al trapianto o all’assistenza ventricolare. I soggetti da destinare a queste forme di trattamento sono selezionati anche in base alle caratteristiche fisiche: essere debilitati può infatti pregiudicare il percorso terapeutico e non renderli idonei a sopportare un significativo stress fisico», conclude la dottoressa Lettino.

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