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Dolore, quando è meglio il caldo e quando il freddo?

05/01/2017

Storta alla caviglia? Ghiaccio

In tanti ci sono passati, soprattutto gli sportivi: la classica storta alla caviglia. Cosa avranno fatto per placare il dolore? Sicuramente sarà stato applicato del ghiaccio. L’azione del freddo è richiamata dall’acronimo anglosassone R.I.C.E. con cui si concentrano le azioni di primo soccorso in caso di trauma: R, ovvero “rest”, riposo; I, ovvero “ice”, ghiaccio; C, “compression”, ovvero compressione con bendaggio elastico; E, “elevation”, cioè tenere la gamba più in alto dell’altezza del petto. Per il ghiaccio bisogna essere tempestivi e continui nell’applicazione con cicli di 15-20 minuti e pari intervalli.

Muscoli e tendini: freddo

«In presenza di uno strappo muscolare, il dolore è dovuto a un’infiammazione e allora va bene il freddo. Anche per le problematiche imputate al muscolo ma che sono dovute a problemi ai tendini, come la tendinite (polso, spalle o ginocchia), è vantaggioso l’utilizzo del ghiaccio», spiega la professoressa Lucini.

In che modo si interviene? «Si può usare il classico ghiaccio in cubetti o le confezioni di ghiaccio istantaneo monouso. Nel primo caso non bisogna metterlo a diretto contatto con la pelle ma sempre avvolto in un asciugamani o in un canovaccio di cotone, ad esempio. L’applicazione del ghiaccio dipende dalla condizione per cui si interviene: se cronica, come la tendinite, allora va tenuto per 20-30 minuti a più riprese nella giornata».

Caldo per contratture e mal di testa

Sempre muscoli ma condizioni diverse. Per contratture, così come per crampi, mal di testa e cervicalgia va bene il caldo: «Per esempio le tensioni muscolari dovute a posture errate tenute per molto tempo, o la cosiddetta “cervicale”, ovvero la cervicalgia, o il “mal di testa da contrazione”, con il dolore che ha origine nei muscoli di collo e spalle», aggiunge la professoressa Lucini.

In che modo applicare il caldo in caso di contratture muscolari? «Sono due le regole fondamentali: non esporre la parte dolorante al freddo e tenerla al caldo il più possibile, con una maglia, una sciarpa, con la classica borsa dell’acqua calda, con i cuscinetti termici (ne esistono anche con noccioli di ciliegia da mettere in forno), con un panno riscaldato al microonde, sempre facendo attenzione al rischio di ustioni sulla pelle nuda. Anche i massaggi e i getti d’acqua calda in doccia per le algie muscolari croniche sono benefici».

Mal di schiena, quando il freddo?

La “terapia del freddo” va bene quando il mal di schiena è associato a «dolori muscolari, traumi, contrazioni, strappi e stiramenti; in fase acuta è indicato il trattamento con il freddo che riduce la tensione dei muscoli dorsali e il fenomeno infiammatorio locale bloccando l’azione di alcune interleuchine, proteine secrete dal sistema immunitario che richiamano i liquidi dai tessuti circostanti», puntualizza il dottor Fornari. In che modo è possibile effettuare questo trattamento? «Va bene anche una semplice borsa del ghiaccio da tenere per alcune ore in fase acuta e poi da riapplicare all’occorrenza».

E quando invece il caldo?

Il mal di schiena può essere associato anche allo spostamento di una struttura della colonna vertebrale: «Lo spostamento può essere a carico di una sola vertebra (spondilolistesi) o può inserirsi in un quadro più complesso, di degenerazione dell’intera colonna (scoliosi degenerativa). In questi casi si può beneficiare anche dell’azione del caldo con l’applicazione di termofori, dispositivi elettromedicali che emettono calore, ma soprattutto con i bagni termali in acque calde. In quest’ultimo caso si sfrutta anche l’azione dell’acqua e con la riduzione del carico gravitazionale sulle articolazioni».

Un’altra applicazione del caldo avviene in caso di «dolore radicolare, irritativo, con compressione della radice nervosa. È lo stesso che accade con il classico mal di denti quando poggiamo una mano o leghiamo un fazzoletto che possa riscaldare la parte dolente. Il beneficio del caldo però in questo caso è modesto». E ancora con il “colpo della strega” ai farmaci si può aggiungere la terapia del caldo.

 

Caldo e freddo anche in chirurgia

Criochirurgia e termoablazione. Caldo e freddo trovano spazio anche in chirurgia: «All’interno della vertebra per il trattamento dei tumori metastatici della colonna. Nel primo caso si utilizzano dei gas a temperature sottozero, nel secondo le radiofrequenze. Il vantaggio della criochirurgia è che le lesioni indotte dal freddo sono riconoscibili con la risonanza magnetica», conclude il dottor Fornari.

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