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Celiachia, aumentano le diagnosi in Italia: +11mila dal 2014 al 2015

05/05/2017

Quasi 11mila diagnosi in più. La celiachia è una malattia che in Italia colpisce poco meno di 183mila persone, pari allo 0,3% della popolazione. I dati arrivano dalla Relazione annuale al Parlamento sulla Celiachia per il 2015 del ministero della Salute, giunta quest’anno alla sua nona edizione.

Al 2015, nel nostro Paese, 182mila 858 individui hanno ricevuto una diagnosi di celiachia, con una forte prevalenza nel sesso femminile (129mila 225 rispetto ai 53mila 633 maschi). Confrontando i dati con l’anno precedente c’è stato un importante aumento dalle 172mila 197 diagnosi del 2014. Ma l’aumento più significativo emerge guardando al lungo periodo: il numero di soggetti colpiti da celiachia è quasi triplicato passando dai 64mila 398 del 2007.

(Per approfondire leggi qui: Celiachia “rosa”, 3 donne su 4 ancora senza diagnosi)

La fascia d’età in cui si concentra il maggior numero di celiaci è quella dei giovani adulti, tra i 19 e i 40 anni con circa il 35% dei casi. A seguire quella tra 41 e 65 anni. Guardando alla distribuzione geografica, invece, la patologia colpisce soprattutto la popolazione del Nord: poco meno di 1 celiaco su 2 risiede in quelle regioni. Solo in Lombardia si concentra il 17,7% di tutti gli individui colpiti seguita da Campania e Lazio con poco meno del 10%.

La celiachia colpisce circa l’1% della popolazione mondiale

La malattia sorge in soggetti geneticamente predisposti e si caratterizza per una reazione immunitaria all’ingestione di glutine, una proteina contenuta nel grano e in altri cereali come farro e orzo.

(Per approfondire leggi qui: Una dieta senza glutine fa bene solo a chi ha la celiachia)

L’aumento delle diagnosi – si legge nella relazione – è avvenuto grazie soprattutto alla “sensibilizzazione dei medici e degli operatori sanitari”: «I medici, soprattutto di medicina generale, sono più attenti nella valutazione clinica del paziente degli esami di laboratorio del paziente e quindi richiedono più frequentemente la sierologia per la celiachia nel caso anche di minimo sospetto. Un altro contributo all’aumento della diagnosi è sicuramente lo screening anticorpale dei familiari di primo grado dei pazienti celiaci anche asintomatici», spiega la dottoressa Paoletta Preatoni, gastroenterologa ed endoscopista digestiva dell’ospedale Humanitas.

Perché è importante arrivare subito alla diagnosi di celiachia?

«La precoce diagnosi evita la comparsa dei sintomi e dei segni del malassorbimento, conseguenza della distruzione dei villi intestinali che si verifica nel paziente celiaco. Tra i primi ci sono, per esempio, il calo ponderale e la diarrea, tra i secondi l’anemia e l’osteoporosi. Non dimentichiamo inoltre – conclude la specialista – che i pazienti celiaci hanno una maggior incidenza di sviluppo di tumori del tratto gastroenterico, in primis del linfoma intestinale, rischio che si riduce al pari della popolazione generale nel celiaco a dieta glutino priva».

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