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Colesterolo, dalle statine tanti benefici e pochi rischi?

13/09/2016

Su colesterolo e statine (farmaci che ne riducono il livello) negli ultimi mesi si è detto tutto e il contrario di tutto. Il risultato è che i pazienti sono confusi e rischiano di sospenderle per paura che siano dannose quando invece ne potrebbero trarre beneficio.

Il colesterolo è certamente un nemico delle arterie se rimane nel sangue a livelli elevati per troppo tempo: contribuisce a causare infarto, ictus cerebrale e trombosi delle arterie di diversi distretti. Abbiamo in più occasioni cercato di fare chiarezza sul ruolo e sui livelli ideali del colesterolo nel sangue, spiegando quale benefico effetto il colesterolo svolga sull’organismo, se a livelli contenuti entro 200 mg/dL, in quali cibi sia contenuto, quali ne siano le fonti, come può essere ridotto consumandolo con l’attività fisica. E quali danni possa contribuire a provocare se troppo elevato.

Rischi sarebbero comunque bassi rispetto ai benefici

The Lancet ha pubblicato un articolo che cerca di fare chiarezza sull’eventuale rischio di effetti indesiderati delle statine e sui rischi legati alla sospensione della cura in chi dovrebbe invece assumerle. Una revisione della letteratura scientifica, realizzata da un gruppo di autorevoli ricercatori, confermerebbe che i rischi correlati all’uso prolungato di statine rimarrebbero comunque bassi in confronto ai benefici che questi farmaci, prescritti a pazienti selezionati, possono dare nella prevenzione a lungo termine di malattie cardiovascolari come l’infarto, l’ictus cerebrale, l’aterosclerosi.

Gli autori calcolano che riducendo il colesterolo “cattivo” LDL a 70 mg/L si potrebbe evitare a 1000 pazienti su 10.000 in cinque anni un secondo evento cardiovascolare grave e un primo evento a 500 pazienti sani ma a rischio aumentato.

(Per approfondire leggi qui: Colesterolo, nuove linee guida: quello “cattivo” mai sopra i 100)

Le conseguenze più temute che le statine possono provocare, se assunte a lungo termine, sono la sofferenza dei muscoli (rabdomiolisi), il diabete e l’emorragia cerebrale: su 10.000 pazienti trattati per cinque anni con statine si verificano 5 casi di rabdomiolisi, da 50 a 100 casi di diabete e da 5 a 10 casi di emorragia cerebrale.

Statine comunque prescritte ed efficaci su pazienti selezionati

La conclusione prudente del dr Karol Watson di New England Journal of Medicine è che le statine danno beneficio a pazienti selezionati che hanno già avuto un evento cardiovascolare e in alcuni soggetti sani ma ad alto rischio, e che i media dovrebbero rifuggire dalla tentazione del titolo sensazionale che accende i riflettori su effetti collaterali minori o comunque reversibili e rari e diffondono paura fra i lettori con la conseguenza che chi dovrebbe trarre il massimo beneficio dalle statine decida di sospendere la cura di propria iniziativa.

Rimane comunque qualche perplessità: alcuni degli autori dell’articolo pubblicato da The Lancet sono anche consulenti delle case farmaceutiche che producono le statine e potrebbero trarre conclusioni in qualche modo non completamente obiettive.

«La prescrizione di farmaci da utilizzare per lunghi periodi dovrebbe sempre essere guidata dalla competenza del medico e dall’analisi attenta del paziente per quanto riguarda la sua storia famigliare, la sua storia personale, i suoi fattori di rischio valutati nell’insieme, le sue preferenze o la sua capacità di rispettare le indicazioni. E anche la sua aspettativa di vita», sottolinea la dottoressa Lidia Rota, presidente di ALT-Associazione per la lotta alla trombosi e alle malattie cardiovascolari Onlus.

Il colesterolo non è un nemico

«Il colesterolo è una sostanza fondamentale per la vita delle cellule e dell’intero organismo: è indispensabile per la costruzione delle pareti cellulari, del tessuto nervoso, degli ormoni: livelli di colesterolo troppo bassi sono stati correlati a depressione e gravi disturbi dell’umore. Il colesterolo non è un nemico, ma deve essere tenuto sotto controllo e possibilmente non deve superare, per periodi eccessivamente lunghi, i livelli raccomandati».

(Per approfondire leggi qui: Sono vegetariano: mi salvo dal colesterolo?)

«Non è necessario proteggere tutti gli esseri umani con i farmaci: è il medico che dovrebbe scegliere a quale paziente un farmaco può dare più benefici che rischi, a prescindere dalle statistiche e dalle linee guida che rimangono un punto di partenza e non di arrivo. E che dovrebbe sollecitare il paziente a mettere in atto quei provvedimenti in termini di stile di vita che potrebbero avere una efficacia importante nel ridurre la probabilità di malattie da aterosclerosi e trombosi, come infarto e ictus: malattie cardiovascolari evitabili in un caso su tre, non lo dimentichiamo», conclude la specialista.

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