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Cervello, un neurotrasmettitore la chiave per ricordare i sogni

29/03/2016

Da oggi la dopamina potrebbe essere ricordato come il “neurotrasmettitore dei sogni”. Già perché la possibilità di ricordare un sogno, la sua intensità percettiva ed emotiva, sarebbe associata a questa molecola e ai circuiti cerebrali da essa mediati. A individuare il legame è stato un team di ricercatori dell’Università Sapienza e dell’Irccs Santa Lucia di Roma e dell’Università dell’Aquila. Lo studio è stato pubblicato su Human Brain Mapping.

La ricerca è stata condotta su 27 pazienti con malattia di Parkinson, una patologia caratterizzata da carenza di dopamina. Gli scienziati hanno potuto così scoprire che il volume di specifiche strutture cerebrali, in particolare legate all’elaborazione delle emozioni, alla memoria, alla gratificazione e alla motivazione influiscono sul ricordo e su alcune caratteristiche dei sogni. Inoltre, anche il livello di carenza di dopamina era associato alla ricchezza del ricordo onirico. Quindi un network cerebrale mediato dalla dopamina sarebbe alla base del sogno e del suo ricordo.

(Per approfondire leggi qui: Perché non tutti ricordano i sogni?)

Il team ha impiegato la risonanza magnetica per misurare la struttura di alcune aree del cervello. In particolare si sono osservate la corteccia prefrontale mediale, l’amigdala e l’ippocampo collegate al controllo di funzioni fondamentali come l’avvicinamento a un obiettivo, la motivazione, l’attenzione, l’apprendimento e la gratificazione. Inoltre il livello di dopamina in queste aree cerebrali è stato associato alla vividezza dei sogni ricordati.

Ma perché proprio la dopamina?

«Che la dopamina e i network ad essa associati fossero legati al sonno e ai sogni in qualche modo era un dato già noto e proprio con riferimento ai malati di Parkinson. Spesso prima o nel corso di questa malattia vi possono essere alterazioni del ciclo sonno-veglia, ma anche alterazioni delfunzionamento onirico», spiega il dottor Paolo Amami, neuropsicologo e psicoterapeuta dell’ospedale Humanitas.

«Nei pazienti su cui è stata condotta questa ricerca – continua – la qualità dei sogni era legata al dosaggio di dopaminoagonisti, ovvero di farmaci che si legano ai recettori della dopamina e che ne simulano l’effetto. I pazienti che ne assumevano dosi maggiori, e che quindi si presuppone avessero livelli endogeni inferiori del neurostramettitore, avevano ricordi meno vividi e coinvolgenti dei loro sogni».

Al di là delle patologie ci possono essere differenti livelli di dopamina?

«Ci possono essere micro differenze, comunque nel range della norma, che però potrebbero essere associate a specificità e a caratteristiche individuali. In altre parole, una persona potrebbe avere livelli più o meno alti di dopamina e questo, tra altre cose, potrebbe contribuire a spiegare le diverse esperienze oniriche e la diversa capacità di ricordare i sogni», conclude lo specialista.

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