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Celiachia, +15% in due anni. I sintomi da non sottovalutare

03/02/2016

L’identikit del celiaco “tipo”: donna, di età adulta e residente al Nord. A oggi in Italia risultano 172.197 celiaci, un numero in aumento di oltre il 15% rispetto a due anni prima. La celiachia interessa in particolare le regioni settentrionali: un celiaco su due vive al Nord (48%), il 22% al Centro, il 19% al Sud e l’11% nelle isole. Sono i dati diffusi dal ministero della Salute contenuti nella “Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia” relativa all’anno 2014.

La celiachia è una malattia autoimmune che si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti in seguito all’assunzione del glutine. È una malattia tipica del sesso femminile, come la maggior parte delle patologie autoimmuni, con un rapporto uomo donna di 1 a 2, in alcune regioni di 1 a 3 e per il 90% interessa l’età adulta.

(Per approfondire leggi qui: Celiachia, non diagnosticata in due casi su tre)

A cosa è dovuto questo mini boom di celiaci?

«È il risultato di un affinamento delle diagnosi di celiachia e della politica di screening eseguita su parenti e familiari di soggetti celiaci e adottata di recente. Anche i medici di base sono più sensibili: alle minime alterazioni rilevate dalle analisi di laboratorio, anche in assenza di una sintomatologia specifica, sottopongono il paziente allo screening sierologico», risponde la dottoressa Paoletta Preatoni, gastroenterologa ed endoscopista digestiva dell’ospedale Humanitas.

«Al di là dei sintomi tipici del tratto gastro-enterico, come dolore addominale, diarrea, calo ponderale, che sono presenti nella minoranza dei pazienti a cui facciamo diagnosi, ci sono una serie di campanelli d’allarme che possono far sospettare la malattia celiaca tra cui sintomi aspecifici sempre relativi al tratto gastroenterico come nausea, gonfiore addominale, alvo alterno, ma anche sintomi che coinvolgono altri organi tra cui l’alopecia, l’ipoplasia (ovvero l’alterazione) dello smalto dentale, il rachitismo, l’artrite, l’infertilità e la menopausa precoce», aggiunge la specialista.

(Per approfondire leggi qui: Sensibilità al glutine, diagnosi certa solo dopo aver escluso la celiachia)

Dopo la diagnosi come tenere sotto controllo la celiachia?

«È sufficiente rimodulare l’alimentazione e seguire scrupolosamente una dieta “senza glutine”. Si eliminano quegli alimenti che lo contengono, dalla pasta al pane, e si impara a leggere l’etichetta dei prodotti per riconoscere la presenza “nascosta” del glutine, ad esempio, negli additivi alimentari. È un processo lento al quale però i pazienti si adeguano senza troppe difficoltà, beneficiando anche dell’ampia offerta di prodotti “senza glutine”. Ed è bene sapere che nella gestione della celiachia i farmaci sono assolutamente non necessari», conclude la specialista.

 

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